Intervista a Antonio Castronuovo

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Il fatto che queste forme si bruciano in pochi secondi e non annoiano mai.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Da bambino, quando mia madre diceva: “O mangi la minestra o salti la finestra”. Mi è sempre parso un modo molto sintetico di dire una grande verità. Non ricordo con precisione quando fui indotto a cimentarmi nel genere, ma rammento che ben presto lessi da giovane Longanesi. Forse da lì è nato tutto.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Decisamente i moralisti francesi, La Rochefoucauld e compagni. Poi i grandi italiani della famiglia di Longanesi-Maccari-Flaiano. Il miglior aforisma sull’aforisma secondo me è quello di Karl Kraus: «Un aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezzo»..

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Senza dubbio sì. Ma non faccio nomi.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Al fatto che si vendono poco. Un volumetto di aforismi, anche ben pubblicato, fatica a vendere le 500 copie. E gli editori devono far quadrare i conti.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni
indicheresti?

Non ci sono strade sicuramente efficaci. Come tutti i generi letterari, uno nasce con quel gusto specifico, e allora – come correttamente vide Nietzsche – bisogna a quel punto dare «cibo a chi ha fame». Per il resto, a meno che non si possa pensare a reclusioni in cella con lettura obbligata di Flaiano, non credo ci siano molte strade, se non quella di una onesta coltivazione del genere, mediante scrittura, edizioni anche minuscole, premi mirati.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Può e deve farlo, pena diventare un genere stercorario.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

A parte rarissimi esempi di siti seri e anche serissimi, la Grande Rete facilita la degenerazione dell’aforisma in forme superficiali e scorrette, anche con manifestazioni di evidente mis-understanding del genere. Per quanto detto sopra, è meglio che chi ama il genere batta i tragitti tradizionali della carta e della fatica che essa implica. Se non ne ha voglia, meglio che si dia ai tweet.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Senza dubbio: fare aforismi mi ha guarito del tutto dal mito della Grande Letteratura veicolata dalla narrativa: menzogna che regge grazie anche al mercato dei romanzi/uova fresche che durano tre giorni sui banconi. L’aforisma invece punge e lascia la cicatrice, per quanto puntiforme.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Saper cucinare spaghetti all’olio; guidare uno scooterone; pulire il water; saper accendere uno zampirone antizanzare. La vita sintetica implica anche sintesi della vita.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – «cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine»?

Ammiro la Spaziani e i suoi magnifici aforismi, che tuttavia sono proprio “suoi”, hanno cioè una sonorità che ne profila l’autorialità e, in certo modo, il diritto del nome. Se uno cita un mio aforisma e non mi cita, abbia almeno la grazia di modificarne anche solo una parola. Come facciamo tutti noi aforisti quando – volendone fare uno nuovo – rubiamo da quelli degli altri, manipolandoli.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Non ancora.

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Bibliografia

Antonio Castronuovo (1954), bibliofilo e saggista, dirige varie collane per la Editrice la Mandragora di Imola e collabora con parecchie riviste. Tra i suoi titoli Libri da ridere: la vita e i libri di Angelo Fortunato Formíggini (2005), Macchine fantastiche (2007), Ladro di biciclette: cent’anni di Alfred Jarry (2008), Alfabeto Camus (2011).
Traduttore dal francese, ha da ultimo pubblicato L’incendio e altri racconti di Irène Némirovsky, Il cervello non ha pudore di Jules Renard, Nuove invenzioni e ultime novità di Gaston de Pawlowski.

Intervista a Mirko Badiale

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Credo l’immediatezza. Poi amando la sintesi non potevo muovermi che in questa direzione.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Stavo facendo la doccia circa tre o quattro anni fa, era sera, e su radio due si parlava del ‘Torino in Sintesi’… da li è scaturito tutto.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Li ho scoperti tutti dopo, comunque Flaiano e Porchia li metto al primo posto. Non credo si possa definire un aforisma… Voglio dire: riuscireste voi a definire l’amore?

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Mario Vassalle e Gabriele Martufi sono grandi maestri.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Le case editrici non dovrebbero far pagare le pubblicazioni. Purtroppo oggi sono i soldi a fare i libri e non gli autori, così diventa facile per chiunque pubblicare un libro e, perdendosi la qualità, si perde pure l’interesse. Un buon editore dovrebbe ricercare il buon aforista… Se tutti lo facessero, allora si, il lettore avrebbe di che leggere.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Quelle citate sopra.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

L’aforisma è unico, tutto il resto è copia. Per quel che riguarda il tweet: 140 caratteri li trovo eccessivi.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Aiuta sicuramente. Io è grazie a una comunicazione radio che ho cominciato, e come me chissà quanti altri.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

L’aforisma mi ha aiutato in tutto… Ho iniziato e sto imparando a pensare.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

La fantasia è di vitale importanza, poi se riesce a creare in poche parole quell’effetto sorpresa che credo non debba mancare il gioco è fatto. Su tutto comunque umiltà e una grande, grandissima sensibilità.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

No, a patto che non sia firmato col nome di altri.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Una silloge no, ma c’è un mio aforisma che credo riguardi tutti: “La capacità di fare  del bene nonostante il male subito, questa è la misura di un uomo”.

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Bibliografia

Mirko Badiale nasce a Chiavari (GE) nel 1973. Fin dalla più tenera età matura in lui un’ostinata attrazione verso il disegno, passione che negli anni lo porterà a isolarsi dal reale e a ricercare in tutto ciò che lo circonda una più profonda attrattiva da visualizzare su tela.

Diplomato odontotecnico pratica la professione dal ’93 al 2002, anno in cui l’aggravarsi di una retinopatia lo allontana sia da lavoro che dalla sua più grande passione: la pittura. Il suo bisogno di comunicare lo indottrina alla scrittura aforistica, nasce in lui un nuovo e forse ancor più grande stimolo che lo porta, nel 2014, a classificarsi terzo al Premio Nazionale di Filosofia “Le figure del Pensiero” nella sezione aforismi. Sposato e papà di una bimba, attualmente vive a Borzonasca.

Intervista a Mario Vassalle

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Il mio interesse di uomo di scienza mi spinge a indagare la realtà oltre la mia attività di ricerca scientifica. Indago la verità da un punto di vista analitico (aforismi) e sintetico (la costruzione di un sistema di pensiero in cui sono inquadrate le verità degli aforismi, raccolte in ordine sparso; vedi “Sintesi, una visione d’insieme della realtà umana”).

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Tanti anni fa (più di venticinque), avevo accompagnato uno dei miei figli al collegio e, mentre ritornavo a casa in autobus, pensavo e riflettevo sull’essenza di quello che avevo osservato nel tempo. Cominciai a scrivere i miei pensieri su fogli di carta e quanto ritornai a New York avevo scritto per lo meno 50 aforismi e riflessioni. Mi accorsi allora che provavo piacere nel cercare risposte alle mie domande: il piacere di comprendere quello che mi interessava. Da piacere, il cercar di capire il significato di quello a cui ero esposto è poi divenuta una passione.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

La Rochefoucauld ha una grande finezza psicologica, venata dallo scetticismo della sua casta. Quello che mi ha ispirato e mi ispira il desiderio di comprendere meglio le caratteristiche della realtà umana. Io sono uno scienziato, non un letterato, e pertanto il libro che leggo è quello della Natura da cui sono affascinato. Quanto agli aforismi ce ne sono di vari tipi, da quelli che rivelano profondi pensieri ai giochi di parole, dai paradossi spiritosi a fallimenti dell’umorismo. Ma il genere è definito dall’espressione di verità concise e penetranti, quelle che sorprendono per la novità della loro verità. Pertanto, intrattengono insegnando.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Non è un giudizio facile a causa della insopprimibile influenza delle mode. Ma certo si leggono degli aforismi la cui vitalità ne assicura la sopravvivenza.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Il mondo editoriale è mosso dall’utile: se un editore non lo è, fallisce. Perciò, il calo di interesse degli editori riflette il calo di interesse dei lettori (gli acquirenti). In parte questo può dipendere dalle mode, in parte dalla qualità dei prodotti offerti, per quanto di lettori ce ne sono di tutte le specie (e pertanto con preferenze diverse).

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

In tutte le attività, il prestigio è aumentato dal riconoscere il merito. Questo richiederebbe si essere più amici dei buoni aforismi che di chi li scrive. Solo la qualità si impone all’attenzione del lettore, ma forse solo al lettore di qualità.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Non si diventa migliori seguendo le tendenze del momento, ma determinandole con qualcosa di meglio.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

La Grande Rete diffonde quello che riceve. È uno strumento che fa conoscere gli aforismi (e questo è un aspetto positivo) ma non li fa diventare migliori. E non seleziona i migliori dai peggiori. Sono i peggiori che contribuiscono alle forme superficiali e scorrette. Dalla parte, non ci può essere selezione se non offrendo a tutti la possibilità di presentare i loro scritti.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche
modo?

Quello che si crea contribuisce certamente alla maturazione letteraria, intellettuale e umana. Ma è anche vero che la maturazione intellettuale, letteraria e umana contribuisce a quello che si crea. L’esperienza, l’osservazione, la riflessione, le emozioni, ecc. portano allo sviluppo della
propria creatività. Per quanto riguarda il lettore, certamente gli aforismi possono essere fonte di maturazione se sono all’altezza del loro compito e cioè istruire la mente di chi legge con verità che ignorava.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Un aforisma non può essere migliore di chi lo scrive. Per cui, le doti dell’aforista sono essenziali. Siccome un aforisma deve essere vero (altrimenti è uno sbaglio) e deve essere una verità che il lettore ignorava, si richiede all’aforista la capacità di osservare, riflettere, capire ed esprimere le sue verità in maniera succinta e tale da suscitare interesse. Forse il maggior merito è far pensare chi legge: si intrattiene istruendo.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Certamente, più che contrariato: non ci si adorna dei fiori rubati a un altro. Non citando l’autore, si implica che gli aforismi siano di chi li cita.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Ho pubblicato 9 libri per un totale di 9000 aforismi e riflessioni e non è così facile scegliere una silloge che mi rappresenti: in maniera differente, mi rappresentano tutte. Ma per quanto le caratteristiche individuali non cambino, pure c’è una lenta evoluzione nella maniera di pensare che risulta da vari fattori come l’esperienza, la conoscenza, la maturazione o il ragionare sui pensieri già formulati. In questo senso, l’ultimo dei miei libri (Polvere di Stelle/Stardust, 2015) meglio rappresenta quello che sono ora. Concluderò dicendo che “Siamo i personaggi di una dramma il cui copione che non abbiamo né scritto né letto”.

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Bibliografia

Mario Vassalle è nato a Viareggio nel 1928 ed è medico cardiologo. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1958, fin dal 1959 si è dedicato allo studio sperimentale della elettrofisiologia cardiaca presso la State University of New York dove è ora Professor Emeritus. I suoi interessi si estendono anche al campo letterario dove ha pubblicato (in versione bilingue italiano-inglese) libri di poesie, aforismi e saggi tra cui:
– Diario di un fisiologo del cuore – Diary of a Physiologist of the Heart (Private edition distributed by Amazon, New York, 1992)
– L’enigma della mente: aforismi – The Riddle of the Mind: Aphorisms (Private edition distributed by Amazon, New York, 1996)
– La realtà dell’Io: aforismi – The Reality of the Self: Aphorisms (Private edition distributed by Amazon, New York, 2000)
– Foglie d’autunno (L’Autore Libri, Firenze, 2006)
– Conchiglie – Sea Shells (Gruppo Albatros – Il Filo, Viterbo, 2009)
– Aghi di pino – Pine Needles (Joker, Novi Ligure, 2009)
– Petali – Petals, (L’Autore Libri, Firenze, 2011)
– Passi Felpati – Hushed Steps (L’Autore Libri, Firenze, 2013)

Intervista a Fulvio Fiori

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

L’aforisma non è il mio genere letterario preferito. È solo quello che finora mi è riuscito meglio come autore. Aiutato anche dal mio ruolo di copywriter, in cui la sintesi è un obbligo professionale, una sfida continua a produrre il massimo di comunicazione col minimo di parole. Bella palestra. Ma anche quando leggo romanzi, o racconti per me la brevità è un valore (adoro Erri de Luca!). Dunque sono Hemingwayano: scrivere e riscrivere una pagina, finché non ne resta una sola riga, l’essenziale per regalare emozione, pensiero, azione. Dunque l’aforisma è un ottimo mezzo di espressione, che vivo come un seme, da piantare nel cuore di chi legge. Poi decidi tu se buttarlo oppure innaffiarlo con le tue esperienze, riflessioni, intuizioni, per trasformarlo in una pianta e assaporare frutti che sono tuoi e solo tuoi, non più miei o di chi l’ha scritto. È la mia mission come autore, contribuire al risveglio della consapevolezza: pensa con la tua testa, scegli con il tuo cuore e diventa l’unico autore della tua vita.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Non mi sono cimentato, è accaduto: gli aforismi (oggi aFIORIsmi) hanno cominciato ad affacciarsi alla mia mente spontaneamente. VIVERE MI PIACE DA MORIRE è stato il primo, intorno al 30 anni, una vera autofolgorazione. Subito seguita da grappoli di intuizioni, catene di riflessioni, sulle quali poi ho sudato, per costruire un racconto, una storia. Così è nato il mio primo libro, composto da un centinaio di aforismi, in cui Giovanni Tranchida ­in quegli anni casa editrice di medie dimensioni – ha subito creduto. Poi ho cominciato a studiare e ho letto tutti gli autori raggiungibili. Ed è arrivato il secondo libro, nel 1994, seicento aforismi concatenati, che internet e i diari Comix hanno saccheggiato e alcuni dei quali, sono stati inseriti nell’antologia JEARY’S GUIDE TO THE WORLD GREAT APHORISTS, Bloomsbury 2007.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Karl Kraus, Woody Allen, Oscar Wilde, Marcello Marchesi. Più tutta la letteratura Zen e le storie cinesi e indiane, colme di simboli e metafore. In particolare, amo i Koan, le sfide
verbali che i maestri Zen lanciano ai loro allievi, per bloccare il flusso ordinario della mente e guidarli verso l’illuminazione. È questo che cerco di mettere nei miei aFIORIsmi. Per quanto riguarda la definizione di aforisma, non amo le definizioni, perché in termini energetici sono pratiche non evolutive: più si definisce una cosa, più la si restringe, costringe, soffoca. Dunque, lascio semplicemente che l’aforisma sia, qualunque forma abbia.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Sì! Sintetico, vero?

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Dopo il boom clamoroso del libro di Gino e Michele, ANCHE LE FORMICHE NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO (aforisma di Marcello Marchesi), in cui hanno infilato il meglio degli autori più noti, in termini di semplicità e accessibilità divulgativa, con l’imprimatur della più prestigiosa casa editrice italiana, per il pubblico tutto il resto è diventato noia. Anche perché, l’aforisma acquista valore grazie alla fama dell’autore, di solito abbondantemente morto. Quindi, un nome nuovo e sconosciuto, per quanto bravo, oggi è di difficile richiamo.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Francamente, non so se l’aforisma sia mai stato in vetta all’attenzione dei lettori. Gli autori lo hanno piuttosto inserito argutamente dentro commedie, romanzi, racconti… E da lì, il lettore lo estrapola e lo rende famoso chiamandolo “battuta”, come accade per i film di Woody Allen. Secondo me, questa continua a essere una buona strada.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

L’aforisma è ciò che l’autore vuole che sia. Ed è ciò che poi il lettore riconosce e sente “suo”. Siamo di nuovo nel territorio delle definizioni… restrittivo, inutile, accademico… tu scrivi ciò che senti e noi ti leggeremo.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

L’uno e l’altro. Favorisce ogni cosa, perché è una prateria sconfinata, completamente aperta. Io sono pragmatico: ciò che resta ha un valore, ciò che passa ne ha un altro. Entrambi possono essere gustosi, ma danno nutrimento diverso. Che ognuno cucini i propri piatti sul web e vedremo… chi li laverà!

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Scrivere è sempre un’esperienza di crescita umana e intellettuale. Come leggere. E più sei disposto a metterti a nudo, a scavare dentro di te, senza bisogno di esibire, ma di condividere, più cresci e maturi. Anche da un punto di vista letterario. Dunque più l’aforisma è profondo, stimolante, pungente, ironico, sorprendente, più ha possibilità di generare maturazione. In te e in chi ti legge.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

GLI UOMINI LEGGONO I LIBRI, GLI SCRITTORI LEGGONO GLI UOMINI. In questo mio aFIORIsma, c’è la risposta.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Gli aforismi più letti e apprezzati sono quelli che indossano una firma famosa, specie nel mondo dei social network. Metti una frase stupida in bocca a Oscar Wilde e la gente la leggerà e la troverà fantastica. Non a caso, uno dei miei aFIORIsmi dice: UNA COSA DETTA DA UNO CHE E’ QUALCUNO DIVENTA SUBITO QUALCOSA. Nel mio caso personale, tutte le volte che mi scippano una frase, ho una reazione ambigua, specie se la firma qualcun altro: da un lato sento il bisogno di riprenderne la paternità, dall’altro ne sono lusingato, perché significa che è piaciuta al punto che qualcun altro vuole esserne l’autore. Tuttavia ­ lo dico sempre, sono un uomo fortunato! ­ i miei aFIORIsmi sono piuttosto conosciuti, anche nella rete, quindi spesso, altre persone hanno segnalato allo scippatore il furto. E oggi capita di rado. Anche se proprio all’inizio del 2015, un autore di terapie tumorali alternative ha usato per il suo libro, proprio il mio titolo più celebre VIVERE MI PIACE DA MORIRE.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Il mio EGO ama il primo libro, VIVERE MI PIACE DA MORIRE, perché è stato in classifica. Il mio cuore invece ama il secondo RIFLESSIONI TRASPARENTI, perché è arrivato ovunque, persino in America. Infine, la mia anima ama le ultimissime produzioni: CUORI CONTEMPORANEI, silloge segnalata al PREMIO AIPLA 2014 e OSCURE ILLUMINAZIONI, che nel 2015 ha riscosso migliaia di visualizzazioni su facebook. Concludo con quello che considero l’aforisma più benefico, che appartiene a tutti, da millenni, semplicissimo, composto da una sola parola: GRAZIE.

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Bibliografia

Dopo aver lavorato per vent’anni nel campo della comunicazione come copywriter per alcuni dei marchi più prestigiosi al mondo, Fulvio Fiori ha deciso di mettere la propria esperienza al servizio degli altri e di trasformare le sue passioni in vere e proprie attività. Prolifico autore teatrale, scrittore e fortunato aforista, ha pubblicato numerosi libri, tra i quali VIVERE MI PIACE DA MORIRE(1993), in classifica tra i più venduti; LATTUGA (2001), consigliato dal sito del Telefono Azzurro fra i migliori libri per l’infanzia e IL GIORNO CHE SONO NATO C’ERA SCIOPERO DELLE CICOGNE (2004), Premio Massimo Troisi per la Scrittura Comica. Maestro Reiki, esperto di meditazione e insegnante di arti marziali di lunga data, collabora con i più importanti centri olistici italiani e i suoi corsi di scritturaterapia hanno riscosso un successo sempre maggiore. È l’ideatore di Healing Writing, un metodo originale che utilizza la parola scritta per creare percorsi di autoconoscenza e crescita personale. E di Teatro Olistico, percorso creativo per liberare la tua espressività e imparare a interpretare te stesso. Nel 2015 ha fondato SanArti School, centro di formazione olistica professionale in arti e discipline per una vita sana. Dal 30 settembre in tutte le librerie, il suo nuovo libro pubblicato da TEA: CURARSI CON LA SCRITTURA, diventa autore della tua storia.

www.fulviofiori.com – www.healingwriting.it – www.sanartischool.it

Intervista a Piero Donato

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Poesie, romanzi, racconti, aforismi, testi di teatro… impossibile, per me, poter eleggere a “preferito” un genere espressivo rispetto ad altri… in realtà, mi piace molto, da sempre, scrivere, e cerco di farlo nel miglior modo possibile in ogni modalità alla quale mi senta attratto (a giudicare dai risultati, anche il lettore e il critico escono indenni, dal mio “operare” in favore della Pace e della salvaguardia della Natura, in particolar modo); la modalità dell’aforisma, sicuramente, consente di riuscire a esprimere, in maniera sintetica e diretta, intuizioni “folgoranti” per l’artista, e magari affascinanti per il lettore, così come concetti anche importanti e di ampio respiro, in maniera più analitica e dettagliata.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Difficile rispondere con certezza a questa domanda: in realtà gli aforismi mi sono sempre piaciuti, da ragazzo rimanevo ore a leggere “Aurora” di Nietzsche, così come massime di Seneca o di antichi filosofi Greci… Fui indotto a scriverne, semplicemente quando, superati i 30 anni, giudicai essere giunto il momento per sviluppare una cultura in favore della Pace e della Salvaguardia della Natura, attraverso questa particolare forma “intuitiva” di comunicazione. Sto parlando, quindi, di circa 20 anni fa.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali
e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

La saggezza di Seneca, appunto, come dicevo, così come quella di antichi Greci quali Pitagora, Platone, Aristotele e non dimentichiamo molte massime citate nelle Upanishad indiane, antiche e medie. Molto interessanti gli aforismi di Leonardo da Vinci! In epoche più recenti, come citavo prima, Nietzsche, Schopenhauer, su tutti, e non mancano anche piacevoli sorprese, in questo settore, estrapolate da romanzi e racconti di Sherlock Holmes (riconducibili, quindi, a Sir A. C. Doyle che ne è l’Autore). Mi chiedi un aforisma sull’aforisma, che mi abbia colpito in particolar modo? Probabilmente Karl Kraus, quando scrive: «Un aforisma non ha bisogno di esser vero, ma deve scavalcare la verità. Con un passo solo deve saltarla». Un buon aforisma, di fatto, è molto più che una verità: resiste al tempo, poiché, pur rappresentandola, non ha alcuna pretesa di esserlo!

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Sicuramente sì; ci sono molti scrittori di aforismi, anche in rete, e molti lettori di questo genere, forse a torto, creduto di nicchia, molti più di quanti immaginiamo!

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Probabilmente a un eccessivo interesse verso ciò che più possa vendere facilmente, senza eccessivi rischi: chi investe sulla cultura, sulla scrittura, sull’arte in generale, così come ogni imprenditore in altri campi, non ha voglia di rischiare non solo per mancati ricavi, ma anche su ricavi scarsi; da alcuni decenni stiamo vivendo una crisi economica che induce, purtroppo, gli editori a investire sul sicuro (un po’ così come, analogamente, i risparmiatori sulle forme di risparmio di “capitale garantito”). Ma la Letteratura è, anzitutto, una missione, piuttosto che una professione, quando la passione è forte; perciò è sempre più difficile cercare di coniugare le istanze degli Scrittori con quelle degli Editori, al giorno d’oggi.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Ma guarda, in rete, citare una frase di qualche persona nota, piuttosto che scrittori veri e propri, non è affatto raro, anzi è attitudine molto comune… io credo che l’interesse da parte dei lettori, verso l’aforisma, sia in crescita, in questi ultimi anni, e lo dimostra il fatto stesso che si siano formate, anche in Italia, Associazioni di Aforisti; così come, da parte degli organizzatori dei Premi Letterari, sempre più spesso non viene trascurata questa forma artistica che trova, quasi sempre, nella sintesi l’arma vincente, oltre che peculiarità ormai nota. E d’altra parte, è logico che stia avvenendo ciò: con la vita sempre più frenetica, veloce e colma d’impegni che ci troviamo ad affrontare ogni giorno, è normale che il lettore non disdegni affatto l’indirizzarsi verso forme di lettura che gli vengano incontro, in questo senso, proprio nel quotidiano.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Beh, diciamo che ciò che, al giorno d’oggi, potrebbe distinguere l’Aforisma, rispetto a un semplice slogan, può essere rappresentato dall’onestà intellettuale: di slogan pubblicitari è pieno il mondo (e diciamolo: anche la nostra mente inizia a ribellarsi un po’, a questo stato di cose…); tuttavia, come dicevamo prima, la letteratura è una missione, prima di tutto: perciò, sotto il profilo culturale (direi quasi deontologico) c’è bisogno di molta obiettività e onestà.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che,piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Beh… il pericolo esiste, ma vedi… se vogliamo anche gli aforismi da “baci perugina” potrebbero essere un pericolo… eppure quanto piacevano, ai miei tempi, quando ero ragazzo, e quanto piacciono ancora adesso, gli aforismi che parlano d’amore… la rete rappresenta, nel bene e nel male, una forma che consente diffusione in maniera molto produttiva. Il pericolo della mancanza di qualità esiste in ogni settore, in rete e non solo, non soltanto in letteratura e nel caso specifico dell’aforisma. E qui mi riallaccio a quanto espresso, precedentemente, al punto 5. Sui contenuti, il problema si pone non già per colpa della rete, ma piuttosto è una responsabilità che non dovrebbe (anzi, diciamo pure “non deve”!) venire a mancare da parte dello Scrittore di aforismi in primis, parallelamente a quella degli Editori che ne consentono la pubblicazione.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Ha sicuramente dato impulso alla mia maturazione umana, letteraria, culturale: se ci si limita a scrivere qualche aforisma di tanto in tanto, può produrre già giovamento, allo scrittore, poiché la propria attenzione viene focalizzata su intuizioni che, scrivendo, magari, in altre forme meno sintetiche, si rischierebbe di perdere di vista. Non parliamo, poi, se non poniamo limiti alla quantità! Tempo fa, a seguito di un’operazione letteraria non andata a termine, mi fu commissionato un numero cospicuo di aforismi, diciamo svariate centinaia; sulle prime, sono sincero, la cosa mi spaventò un pochino… eppure la sfida mi piacque e la accettai di buon grado! Si trattava di mettermi alla prova, in definitiva, cose che capitano nella vita ad ognuno di noi. Detto fatto: mi regalarono un libro “bianco”, da riempire, nel corso del tempo, quotidianamente, ovunque mi fossi trovato, scrivendolo, dunque, in ogni luogo, laddove mi si fosse presentata l’intuizione da aforisma. Il risultato fu, inaspettatamente, una discesa dell’essere a profondità assolutamente inusitate, nel corso del tempo, da cui ne conseguì una maturazione evidente, sia sotto il profilo umano, sia sotto quello artistico­culturale: un viaggio letterario che mi sento di poter consigliare ad ogni scrittore/scrittrice.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Sicuramente lasciarsi raggiungere da ciò che la Natura, l’Universo, le leggi dell’Armonia gli dimostrino esistere, eliminando eventuali restrizioni da sovrastruttura.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Il discorso è complesso, e meriterebbe che fosse sviluppato e articolato attraverso analisi dettagliata, perché vedi, a mio avviso è profondamente ingiusto operare distinzioni tra tutto ciò che siamo capaci di svolgere nel quotidiano; mi spiego: tutto ciò che compiamo, ed è utile in natura, è, in qualche modo, un’opera d’Arte e d’ingegno. Sia essa aforisma, sia essa romanzo, poesia, servizio d’istruzione, di assistenza, pietanza o panettone che sia (faccio per dire). Tutto ciò che è utile, è giusto che tragga merito, qualunque cosa sia, nessuna esclusa. Piuttosto, a mio avviso, c’è da chiedersi se sia giusto che tutto venga monetizzato in maniera indiscriminata e “cospicuamente” selvaggia; personalmente, propendo per un “no profit” globale; e sono anche pronto a dimostrare che, visto l’avanzamento della tecnologia ai livelli odierni, sarebbe possibile vivere tutti in uno stato di Pace globale molto più facilmente raggiungibile, se non fossimo schiavi del denaro; il denaro è stato, in passato, un’invenzione utilissima, rivoluzionaria, assolutamente geniale e positiva, soprattutto quando usato in tempi non sospetti e in cui l’uomo non fosse ancora in grado di compiere danni nei confronti dell’ambiente naturale, indispensabile fonte di Vita ed energia; oggi non è più così, sono cambiate diverse cose; ma appunto, rispondere in questo modo, non so se possa avere attinenza con la domanda in fattispecie… si sconfina un po’, probabilmente…

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio
ti rappresenta?

Ci sono un paio di sillogi di aforismi, da me composte e, diversamente da sillogi poetiche e narrative, ancora inedite (spero ancora per poco), che contano entrambe centinaia di aforismi. Sono egualmente affezionato a entrambe.

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Bibliografia

Piero Donato, genovese nato nel 1960, scrive e collabora con Associazioni, Enti e Riviste di letteratura e cultura; annovera numerosi premi e riconoscimenti letterari (oltre 40); nel corso degli anni ha pubblicato:

“Impulsi e forma” Erga Edizioni, Genova ­ 1993, raccolta di poesie che ha vinto parecchi premi nazionali e internazionali, tra cui il 1° Premio Bargagna 1994 e il 1° Premio Associazione Artisti di Genova nello stesso anno, ma innumerevoli sono i secondi premi, altri piazzamenti e premi speciali. Solo per l’uscita di questo volume, Guido Miano Editore, di Milano, lo inserì nella Storia della Letteratura Italiana, il Secondo Novecento, 1998, testo universitario. “Impulsi e forma” è una ricerca sulla corrente filosofica degli anni ’90: il Metarealismo di Jean Guitton, allievo di Henry Bergson, corrente che attinge dalle scoperte e teorie dei fisici quantistici.

Nel 1997 Donato pubblica, poi, per la Ibiskos di Empoli, un altro libro di poesia, “Utopia di fine Novecento”, dove l’impegno in favore della Pace lo ha letteralmente assorbito nel narrare, in lirica, gli anni ’90, bui e calamitosi, dove guerre internazionali e civili si susseguivano in modo frenetico e drammatico; numerosi i riconoscimenti anche per questo libro, anche se Donato ama ricordare come, in assoluto, sarebbe stato meglio poter constatare un progressivo perseguire la Pace da parte di tutti gli Stati del Mondo.

Nel 1998 vince il Primo Premio Giovanni Gronchi per il Teatro, con l’atto unico “…La Musica…”, e nel 2001 viene nominato Membro HC a vita del Centro Divulgazione Arte e Poesia. Nel successivo anno 2002, riceve il prestigioso Titolo di “Pioniere della Cultura Europea” da parte dell’U.P.C.E. di Sutri; a partire dal 2002 è anche Presidente dell’Associazione no profit “Artenuova”, e nel 2003 consegna il Premio alla Carriera “Artenuova” a Edoardo Sanguineti, noto Poeta e Scrittore di fama Internazionale, oltre che ex docente universitario in varie Facoltà d’Italia, in occasione del Premio Letterario Artenuova, Premio fondato e presieduto dallo stesso Donato anche nelle successive Edizioni.

Negli anni 2005 e 2006, Piero Donato cura la collana “Artenuova” per Il Foglio Letterario di Piombino; in quest’ambito pubblica anche la raccolta “Donna e altri racconti”, dove presenta 4 suoi racconti premiati a più concorsi; in particolare il racconto “Donna”, giunto primo al Premio Giovanni Gronchi per la narrativa di genere fantastico nel 1999. Nel 2011 pubblica, per Rupe Mutevole Edizioni, Bedonia (PR), un’altra raccolta di poesie: “La Pietra del Mito”, anch’esso libro che riceve vari premi e riconoscimenti.

Piero Donato è presente e molto attivo anche su FaceBook, dove ha, dal 2010 ad oggi, formato 4 gruppi di Arte e Cultura e dove collabora in altri gruppi attinenti.

Intervista a Dario Lodi

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La forma breve esprime meravigliosamente la sintesi di un concetto.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Con La Rochefaucauld. Tentativi, non cimenti.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Karl Kraus – Non ne conosco

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

No

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

La cultura piccolo-borghese

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

L’amore per l’approfondimento del pensiero

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…?

Deve e può.

– 8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Degenerazione per accettazioni facili

– 9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Umana

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

L’impegno concettuale, difficile da perseguire

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Sono d’accordo con la Spaziani, in fondo

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Nel cassetto, continuamente rivista, con continue esclusioni, ravvedimenti

intervista a Raffaele Olivieri

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Il gusto per la leggerezza, l’essenzialità e l’ironia.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Quando ho aiutato un amico a sistemare i suoi aforismi asciugandone la prima stesura. In quei momenti ho capito che l’aforisma è un lampo che irrompe nel buio della notte e illumina lo spazio per un istante, dando la possibilità a ognuno di gettare un proprio sguardo alle cose, mentre il silenzio della città ci dà l’illusione che possa esistere ancora un tempo per pensare.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Oscar Wilde, Platone, Seneca, Baudelaire, Lao-Tze.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Non saprei.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Allo stesso motivo per cui è calato l’interesse per il racconto. Alla necessità commerciale di assecondare la domanda di narrativa del lettore medio.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

L’inserimento nei diari scolastici, nei social network.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Il vero aforisma contiene in sé lo spirito della riflessione, della verità sapienziale, del paradosso. E’ una sintesi azzardata, una scorretta generalizzazione che apparentemente sembra somministrarci una verità assoluta ma in realtà sa benissimo che il mondo è troppo complesso per essere ingabbiato in un’unica frase.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Certamente. La degenerazione in forme superficiali e scorrette dipende sempre dal cattivo uso di cattivi utenti che lanciano cattive mode.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Ritengo che l’esperienza personale sia fonte imprescindibile di maturazione letteraria e umana per qualsiasi scrittore.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Competenza poetica e musicale, fiuto psicologico e inclinazione filosofica.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

L’aforisma è come la canzone: dopo un po’ diventa proprietà di tutti.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Si intitola “Allegro ma non troppo” ed è stata recentemente pubblicata nell’antologia “Geografie minime” edita da Joker.

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Bibliografia

Raffaele Olivieri è nato a Cuneo nel 1955. Vive in Franciacorta e lavora a Brescia. Ha esordito nel 1983 con la pubblicazione del libro di versi “Il segno d’acqua”. Nel 2003 ha pubblicato il mistery per bambini “Lorenzo e i fantasmi azzurri” presso la Compagnia della Stampa. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo “Ombre a Venezia” presso le Edizioni Della Vigna. Nel 2010 ha pubblicato il giallo “Delitto con dipinto” presso Duende (Galaad edizioni).

Nel 2011 ha pubblicato presso la Nuova Editrice Magenta il romanzo “Una strana indifferenza”, vincitore del Premio Morselli 2010. Nel 2012 ha pubblicato per le Edizioni Della Vigna il romanzo “Nobilissima visione”.

Suoi scritti sono presenti in varie antologie, fra cui “Geografie minime”, Edizioni Joker 2015. Come compositore e pianista di jazz ha collaborato con la RAI dal 2002 al 2006 e ha inciso gli album “Improvvisamente la luna”, TRJ Records 2008, Passi leggeri”, TRJ
2009, “Solitaire” (per piano solo), TRJ 2012.

Intervista a Giancarmine Fiume

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La sua capacità di sintesi, veicolo di comunicazione istantanea, facile da apprendere.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

I primi aforismi ad avermi letteralmente colpito li ho scoperti nei romanzi di Victor Hugo. Io sono un poeta e per me l’aforisma è la forma basilare dell’arte, come la cellula lo è per gli esseri viventi.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Devo ammettere, mio malgrado che non ho una vastissima conoscenza del settore, ad ogni modo amo gli aforismi di Victor Hugo, Alda Merini, Stendhal, Balzac.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Ritengo che l’arte in generale, in Italia, abbia degli ottimi rappresentanti, degni eredi dei grandi maestri del passato. Occorrerebbe più coraggio da parte dei canali ufficiali ed istituzionali come avviene ad esempio nei paesi anglosassoni e del nord Europa.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Forse proprio al suo carattere sintetico che tende a confonderlo con lo spot pubblicitario relegando l’aforisma al mondo dei biglietti dei cioccolatini.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Io credo, più in generale, che l’unica strada possibile per la sopravvivenza culturale sia quella della comunicazione tra le varie forme d’arte, solo così si riuscirebbe a coinvolgere i molteplici strati dei fruitori d’arte. Del resto l’arte è un modo di essere, una disposizione dell’anima.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…?

L’aforisma deve distinguersi dalle suddette modalità d’espressione, innanzitutto per il contenuto poetico letterario e per il fine ultimo che consiste nel portare il lettore a porsi ulteriori domande.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Rispondo con un mio aforisma: “Internet ha emancipato l’ignoranza”. La rete ha delle potenzialità mai viste prima; occorre prestare molta attenzione però resto fiducioso.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Ognuno contribuisce al progresso morale e culturale dell’uomo.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Non cadere nello scontato e soprattutto spingere il lettore a riflettere. Il tutto condito da una buona modalità d’espressione.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

L’arte trascende il suo autore e l’opera di grande forza è quella che vive indipendentemente da chi ne ha dato vita. Tuttavia, in un’epoca dove il lavoro intellettuale resta pur sempre poco riconosciuto e tutelato sarebbe estremamente atroce ignorare la paternità di un aforisma anche perché, molto spesso è nel vissuto individuale di un autore che si può cogliere l’essenza di ciò che ha portato alla nascita di un’opera universale.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

“Riflessi di fiume”. La mia prima raccolta di aforismi.

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Bibliografia

Nato a Cantù (Co) l’11/06/1979, dopo il diploma di maturità scientifica intraprende il corso di laurea in Filosofia presso l’Università degli studi di Milano. Fin dall’età di sedici anni manifesta una sensibilità artistica che lo porta a prediligere la forma poesia come modalità di espressione. Parallelamente intraprende l’attività musicale sviluppando competenze tecniche per il proprio strumento, basso elettrico, e soprattutto per la scrittura di testi di canzoni. Questa strada lo porta a Febbraio 2012 a conseguire l’attestato di qualifica del corso di perfezionamento per autori di testi, presso il Centro Europeo di Toscolano del maestro Mogol. A Maggio 2012 è finalista del Premio De’Palchi – Raiziss in Verona con la lirica “Prima che canti il gallo”.
A Giugno 2014 pubblica la sua prima raccolta di aforismi, intitolata “Riflessi di fiume”.

Intervista a Ugo Piscopo

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

E’ un reticolo complesso di ragioni, che, attraverso canali intercomunicanti, mi intrigano in uno spazio, dove si incontrano manierismo e misticismo, illuminazioni della mente e urti nel buio, superficie e profondità, gratuità e ricerca.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Da piccolo ho avuto un suggestivo incontro quotidiano con l’aforisma, quando ancora non sapevo, né potevo sapere, che esso esistesse e che cosa fosse. Sono cresciuto, infatti, in campagna con nonni contadini, che parlavano poco – per educazione e per economia di tempo -, ma, quando parlavano, comunicavano in sintesi e in prospettiva un insieme di cose. E chi sentiva, piccolo o grande di età, doveva capire all’istante il tutto, anche se esso era avvolto soprattutto nelle pieghe e nelle allusività del discorso, e, insieme, doveva registrare nettamente in memoria i precisi, icastici particolari di riferimento. Grande maestra di questo stile era mia nonna, analfabeta sì, ma abilissima amministratrice delle risorse freschissime e imprevedibili dell’analfabetismo. Il suo segreto era di leggere in profondità le situazioni e ridurle a poche parole da interpretare, anzi da scolpire efficacemente nell’animo di chi sentiva.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Grandissimi aforisti sono stati innanzitutto gli autori, che hanno praticato questo modulo, per esigenza di infilzare allo spiedo della parola situazioni fra loro distanti e, alla luce del buon senso ordinario, improbabili. Tali, i poeti orfici e i costruttori di quella che Giorgio Colli chiama la Sapienza delle origini, gli scrittori ermetici di ogni tempo, i manieristi da Callimaco in qua, quelli che, anche anonimi, hanno inquisito e interpretato al meglio le profondità e le complessità dell’esistenza nelle culture asiatiche, ma anche in quelle africane, precolombiane, oceaniche. Nel moderno, hanno avuto grande suggestione su di me tra gli spagnoli, Gracian, San Juan de la Cruz, poi Lorca, Alberti, Jiménez, Guillén, Diego, Cernuda e particolarmente Bergamin; tra i francesi, Rimbaud, i simbolisti, i surrealisti; tra i tedeschi, Novalis, Goethe, Rilke; tra gli inglesi, Shakespeare, Donne e poi Wilde.
Se ci sia un aforisma che definisca per eccellenza l’aforisma? Certo che c’è ed è questo di José Bergamin, in cui, come dice Agamben, il frammentismo postromantico s’incastra nella tensione cristiana verso l’Assoluto: “L’aforisma non è breve, è incommensurabile”.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Sì, la possibilità c’è e, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla. Ma so anche che non è facile inventarsi una scrittura degna continuatrice del vigore di un Cavalcanti, di un Leonardo, di un Machiavelli, di un Guicciardini. So, infine, che un aforista genuino, per potersi salvare, deve tenere le distanze dagli aforisti diprofessione, che, come aprono bocca, fanno guizzare fuori aforismi che saltellano di qua e di là come serpentelli, ce ne sia o meno bisogno.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Nell’interesse generale e, quindi, nella stessa editoria, una flessione c’è ed è dovuta a molteplici fattori, che complessivamente inducono saturazione e insieme banalizzazione del ricorso all’aforisma. Nei fatti, si sono rotte le dighe e c’è un’alluvione di aforisticità, sui giornali, nei telegiornali, nei talk show, sui social network, per strada, nei salotti, nei pub, alle stazioni ferroviarie, alle edicole, dove, però, in mezzo a tanti aforismi e dintorni di maniera, ce ne sono anche di buoni e incisivi. Sotto questo aspetto, verrebbe la tentazione di cercare gli aforismi oggi, soprattutto fuori della scrittura di produzione specifica dei medesimi.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Forse esiste. Ed è quella di contenere la foga produttiva, pensare in proprio per quello che è possibile in mezzo al chiasso dilagante e in un contesto di controllo anche delle scelte e dei gusti, ascoltare la voce e la musica del silenzio, provarsi a fare domande azzardose e aperte, senza pregiudiziali attese di risposte, soprattutto di “quelle risposte”.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…?

L’aforisma è un evento, che si pone in essere come allegria dei cristalli nel frangersi. Così dice Nietzsche. Non è, non può essere allevato e prodotto in orti conclusi o in torri eburnee. Non è, quindi, da sé che nasce per partenogenesi, né si proietta verso ambienti disinfestati di germi a rischio. Si offre all’arte e alla vita, ma quali terre incognite dove può prendere corpo l’impossibile. Oggi, deve confrontarsi con l’oggi e con ciò che lo abita o lo invade e lo caccia fra sentieri interrotti, per dirla con Heidegger. Ma deve portare con sé un “non so che”, una Sehnsucht come dicevano i romantici tedeschi, un suo avvolgente e conturbante profumo, incomponibile con tutti gli altri profumi.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

La Grande Rete, se c’è, come c’è, e se funziona come essa sola sa funzionare, cioè come congegno che macina di tutto e fa mangiare di tutto, allora, naturalmente, anche il “buon aforisma” e tutte le altre espressioni e invenzioni artistiche devono dare il loro apporto alla grande macina, non possono scamparsela. Chiaramente, però, in circolazione va non il “buon aforisma”, con le altre espressioni artistiche, ma la reificazione dell’aforisma e del resto. Va in giro il “ponsif”, come diceva Baudelaire, un banale simulacro del vero. D’altronde, l’arte e la poesia vengono alla luce in fortunate circostanze, che non si ripetono, se non per imitazioni e duplicazioni di rito o di mercato.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

La mia esperienza personale dell’aforisma non ha avuto nulla di liturgico. L’ho praticata specificatamente, quasi per intervalla insaniae, come dice San Girolamo di Lucrezio. L’ho, spesso e volentieri, a sfida, calata nel concreto della mia relazionalità in chiave ludica col mondo, in famiglia, nella scuola, nella mia narrativa, nella mia poesia, nella mia attività critica, nei miei testi teatrali. Se essa abbia indotto stimoli in positivo, non so, anche se talora, fra me e me, mi compiaccio di credere che sia servita. Subito dopo, però, mi ammonisco col richiamo alla consapevolezza che il vero piacere del giocatore è quello di parlare all’Assenza, oltre che di saper perdere.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Ecco qui alcune altre doti: amare le distanze, saper attendere sul bordo del fiume che la corrente porti qualche pesce ad abboccare all’amo, accettare la disperazione senza mai essere infelice, come dice del dandy il mio amico Stefano Lanuzza; convivere con l’ironia che si frappone puntualmente fra l’autore e la sua arte, per dirla con José Bergamin.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Ha perfettamente ragione Maria Luisa Spaziani nel sottolineare che l’aforisma non ha alcuna sigla d’origine. Ma è, questa, affermazione che va estesa allapoesia tutta intera e a tutta l’arte. La poesia, dice Valéry, è uno “strano discorso, che sembra profondamente tenuto da un personaggio diverso da colui che lo proferisce”. A dettarlo, sostengono i surrealisti, è una bouche d’ombre. Anche l’aforisma, dunque, non è proprietà dell’aforista, appartiene a tutti. Ma però… esso va citato col nome dell’autore, per onestà filologica. Solo l’autore può citarlo o recitarlo a nome della collettività e per la collettività. Proprio come faceva il giovane Garcìa Lorca, quando aveva messo su una sua compagnia di giovani teatranti e dava gli spettacoli suoi in giro per la Spagna, senza inserire mai il suo nome d’autore in cartellone o nelle comunicazioni alla stampa. Puntualmente, però, citava i nomi di tutti gli altri autori, antichi e moderni, dalle cui opere traeva materia per i suoi adattamenti e per le interpretazioni in scena dei suoi amici attori.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Non ho mai pubblicato una mia raccolta specificatamente di aforismi. Né so se lo farò mai, proprio come fece Guicciardini dei suoi “pensieri”, che vennero alla luce postumi.

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Bibliografia

Ugo Piscopo, nato a Pratola Serra (AV), vive e lavora a Napoli. Benemerito della scuola, della cultura e dell’arte, è stato tradotto in francese, inglese, russo, arabo, tedesco e polacco. È lui stesso traduttore per riviste e per case editrici (SEI, Longanesi, Curcio, Palumbo, Guida). Per quest’ultima Casa dirige «Ritratti di città». Come poeta, ha pubblicato le raccolte: Catalepta (1963), e (1968), Jetteratura (1984, Primo Premio Gallicanum 1984), Quaderno a Ulpia la ragazza in mantello di cane (2002, Primo Premio Minturnae 2004), Haiku del loglio e d’altra selvatica verzura (2003, Menzione speciale al Premio Sandro Penna 2004), Il ricordo del tempo di un bimbo che misura (con Gianni Rossi, 2006), Presenze preesistenti. Pietre di Serra di Pratola Serra (2007, secondo Premio Penisola Sorrentina 2007), Lingua di sole. 12 haiku + 1 e una breve epistola (2008), Andate e ritorni. Wyazdy i Powroty, (a cura di Pawel Krupka, Varsavia, 2008).
Sul «Corriere del Mezzogiorno» ha una rubrica quindicinale di poesia. Suoi haiku sono stati presentati dalla rivista «Poeti e Poesia» (maggio 2010). Sulla medesima rivista erano già stati presentati altri suoi testi nel 2009. La «Rivista Meridiana» nel 2009 gli ha dedicato un omaggio monografico.

Intervista ad Antonio Giordano

Antonio_Giordano

1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La verità fulminea che dev’esserci in ciascuno.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Una sorta di amaro, talvolta macabro umorismo.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

La Bruyère, La Rochefoucault, Pascal… I francesi in genere.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

No.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

L’aforisma pesca in profondità e oggi ci si nutre soprattutto di superficialità.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Per esempio nei temi assegnati ai ragazzi, magari in classe, lo sviluppo di un tema che guizza da un aforisma o che induce a una disamina meditata.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Guai a limitarne genere e forma: l’asfissia è dietro la porta.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Non è un cibo che può propinarsi a tutti; né agli sciocchi né ai superficiali.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Senza dubbio.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Umorismo, intelligenza, spirito, umanità, gusto.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Se si dice o si scrive qualcosa bisogna sapere chi la dice, chi, soprattutto nel caso dell’aforisma, se ne assume la paternità e la responsabilità.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio i rappresenta?

Sono tutti miei figli… e i figli, magari scarafoni, sò tutti belli a mamma soia.

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Bibliografia

Atonino (Antonio) Giordano è Ordinario di Lingua e Letteratura Francese nei licei; I N.D.A. Siracusa: Docente didattica e pedagogia teatrale per docenti di tutta Italia.
PUBBLICAZIONI: “Occhi nella notte” Vittorietti 1978 (Poesie); “L’Assurdo in teatro” Edikronos 1973 (Saggio); “Puro spirito” Loffredo 1984 (Romanzo); “L’insegnamento del teatro” I.R.R.S.A.E. Sicilia 1987; “Anche noi facemmo la guerra” Sigma 1999 (Romanzo); “Teatro in formazione” Palumbo Palermo-Firenze 2001 (con Prefazione di Glauco Mauri); “La Leva” Montag Premio Le Fenici 2007 (Romanzo); “Una fatale coincidenza” (silloge id.); “I Patriarchi” Montag Le Fenici 2008; “Benedetti Sonetti” Carta e Penna –Torino (2010) Premio Fiorino d’Argento Firenze Europa; “Attori, attoricchi e cannavazzi” RCS 2011; “Il grande Sipario”RCS 2012 (prefazione di Andrea Camilleri”); “Dove il sì suona”,Vitale ed. Sanremo.
A tutt’oggi ha vinto circa 300 premi letterari e teatrali