Cerimonia di premiazione del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”

Comunicato stampa

Cerimonia di premiazione del

Premio Internazionale per l’Aforisma

“Torino in Sintesi”

Quarta Edizione – 2014

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L’Associazione Italiana per l’Aforisma annuncia che

sabato 18 0ttobre 2014 dalle ore 17 si terrà presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino (Via Vincenzo Vela, 17) la cerimonia di premiazione dei vincitori del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, patrocinato dal

Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – Regione Piemonte

Provincia di Torino – Città di Torino

Saranno inoltre conferite le Menzioni Speciali agli Autori che si sono maggiormente distinti nel contesto delle tre sezioni del Premio (volumi editi – sillogi inedite – Autori stranieri).

Verranno altresì premiati i vincitori della Sezione Speciale indetta a scopo sociale e umanitario, dedicata quest’anno ai ristretti nelle Case di Detenzione del Piemonte e Valle d’Aosta.

La Cerimonia sarà aperta dalla commemorazione di Maria Luisa Spaziani, Presidente Onoraria del Premio sin dalla sua prima edizione.


Durante la cerimonia verrà presentata
l’Antologia aforistica (Edizioni Joker, a cura di Sandro Montalto) che contiene le sillogi integrali dei sigg. vincitori e dei menzionati, nonché alcuni aforismi di ciascun concorrente.

I premi ed i riconoscimenti verranno consegnati dalla Presidente di “Torino in Sintesi” Anna Antoliseialla presenza del Direttivo e della Giuria del concorso. Condurrà la discussione sull’Aforisma, aperta ad ogni autore o esperto voglia parteciparvi, il professor Gino Ruozzi dell’Università di Bologna.

Dopo la cerimonia, un rinfresco in onore degli Autori.

Per “Torino in Sintesi”

la Presidente

Anna Antolisei

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Premio Internazionale per l’Aforisma

“Torino in Sintesi”

IV Edizione 2014

Faceva specie che il genere dell’Aforisma, antico quanto la scrittura stessa, fosse stato così trascurato nel sovrabbondante panorama dei premi letterari del nostro Paese.

Con l’Aforisma, nei millenni, si sono cimentati da Confucio a Socrate, da La Rochefoucauld a Oscar Wilde, da Canetti a Longanesi, Bufalino, ecc… Ai giorni nostri ancora compare tra le opere di Autori dai nomi eccellenti eppure, nei concorsi letterari e malgrado le sue chiare specificità tecniche, questo genere tanto particolare e amato anche dai giovani lettori, non si presentava che di rado; al massimo relegato ad essere accessorio o riempitivo nei premi dedicati alla poesia.

Il doveroso rimedio è arrivato nel 2008 da Torino, dove la scrittrice Anna Antolisei, curatrice di varie antologie aforistiche e “cacciatrice” di massimatori contemporanei, il critico e autore Sandro Montalto, direttore della collana aforistica Athanor (Edizioni Joker), supportati dall’Associazione culturale “Il Mondo delle Idee” che fa capo alla giornalista e scrittrice mitomodernista Chicca Morone, hanno radunato attorno a sé i maggiori esperti dell’aforisma italiano per fondare il Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”: il primo e l’unico in Italia che, oltre ad essere dedicato esclusivamente al genere della ‘forma breve’, ha uno spiccato carattere d’internazionalità poiché, oltre alle sezioni degli aforismi editi e inediti, ne comprende una espressamente istituita per gli aforisti stranieri.

Il Premio “Torino in Sintesi” si ripete quest’anno con l’autorevole Presidenza Onoraria del professor Gino Ruozzi: si estende al resto del Paese attraverso l’apporto dei soci fondatori del concorso, del Direttivo e degli iscritti all’Associazione Italiana per l’Aforisma, e con altre penne di tutto riguardo che, da ogni parte d’Italia, hanno sostenuto la nascita ed il proseguimento del concorso.

Assai eterogenea è la Giuria che ha valutato, in questa quarta edizione 2014, le sentenza dei concorrenti: sei esperti della massimazione accomunati però dall’indiscussa competenza tecnica e da una consolidata esperienza nel valutare e praticare al ‘scrittura breve”.

Con il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, della Regione, della Provincia e della Città di Torino, si è svolto l’iter di questa quarta edizione del Premio, le cui caratteristiche principali stanno nella totale autosufficienza economica, nella varietà dei suoi gestori, e quindi nell’indipendenza dai ‘poteri forti’ del sistema letterario italiano: garanzia di obiettività, quindi, per i concorrenti che hanno presentato le loro opere.

Fissata per il pomeriggio del 18 ottobre, presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, la premiazione dei vincitori.

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Risultati del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi” 2014

 I sigg.ri giurati del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, assieme alla Presidenza ed al Comitato Organizzatore del concorso, annunciano i Vincitori e i Menzionati della 4° Edizione 2014.

 

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Nell’ordine di punteggio:

Sezione A) volumi editi

– Primo premio: Guido Rojetti con “L’amore è un terno (che ti lascia) secco”
– Menzione d’Onore: Roberto Morpurgo 
con “Pregiudizi della libertà I e II”
– Menzione d’Onore: Mario Postizzi 
con “Una lama tra le nuvole”
– Menzione Speciale: Giuseppe Cicero 
con “Aforismi e poche parole”

Sezione B) sillogi inedite
– Primo premio: Samantha Leone con “Essere pronti”
– Menzione d’Onore: Marta Tofi 
con “Patè di non so che di amaro”
– Menzione d’Onore: Fulvio Fiori con “Cuori contemporanei”
– Mensione Speciale: Alessandra Paganardi 
con “In altre parole”

Sezione C) concorrenti stranieri
– Primo premio: Benjamín BARAJAS  (MESSICO)
– Menzione d’Onore: 
Fernando MÉNENDEZ  (SPAGNA)
Menzioni Speciali ex aequo:
– 
Efim TARLAPAN  (ROMANIA) 
– 
Tomasz WARGALA  (POLONIA)
– 
Vasile GHICA  (ROMANIA)

Sezione Speciale
– Primo premio: Francesco Magrì
– Secondo premio: Francesco Di Dio
– Terzo premio: Radames Major
– Quarto premio: Roberta Poggio
– Quinto premio: Andrea Giovo

 L’Associazione Italiana per l’Aforisma, promotrice del Premio “Torino in Sintesi”, complimentandosi con i sigg.ri vincitori e menzionati ringrazia per la partecipazione tutti i concorrenti della 4° Edizione 2014 per aver così efficacemente contribuito a mantenere alto il valore qualitativo del concorso.

Nel confermare l’appuntamento per la 5° Edizione 2016, porgiamo i più cordiali saluti.

La Presidente
Anna Antolisei

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Premio “Torino in Sintesi”. 2008-2014: il Consuntivo della Presidenza

Quattro edizioni biennali, per un premio letterario altamente specializzato nella scrittura breve qual’è il “Torino in Sintesi”, rappresentano quanto occorre alla Presidenza ed al Comitato Direttivo del concorso per fare un consuntivo basato non soltanto su questa edizione 2014, ma sull’intero precorso compiuto dal premio in otto anni di vita. Infatti, in quanto punta di diamante dell’Associazione Italiana per l’Aforisma, il “Torino in Sintesi” non opera solo nel periodo della vera e propria competizione, ma si prolunga durante gli intervalli tra un’edizione e l’altra grazie alla scia di risvolti collaterali che, a noi operatori ed organizzatori, molto insegna.


Prima di procedere oltre, però, va imprescindibilmente aperta una triste parentesi circa la perdita che il nostro premio ha subito mentre i lavori erano in corso. Maria Luisa Spaziani, poeta di punta (detestava essere chiamata ‘poetessa’) della letteratura italiana ed autrice d’indimenticabili e notissimi aforismi, ha lasciato questo mondo portando via con sé tutto ciò che avrebbe potuto, letterariamente e umanamente, ancora regalarci. Addolorati, la salutiamo con un grande ‘grazie’ per aver accordato fiducia al nostro premio sin dal suo nascere, per averlo accompagnato in veste di Presidente Onoraria in tutte le edizioni, per aver messo a disposizione del concorso la sua somma esperienza, i suoi consigli, una presenza più che ambita e preziosa in tanti dei nostri incontri. La quarta edizione del “Torino in Sintesi” è quindi dedicata alla figura di Maria Luisa Spaziani aforista, ed al suo intero impegno nel contesto culturale e letterario italiano del ‘900 e dei nostri giorni. Con riconoscenza e rimpianto, verrà affettuosamente ricordata durante la cerimonia di premiazione del 18 ottobre.

Passo ora ad illustrare le considerazioni fatte nei due anni passati della Presidenza e del Comitato Direttivo partendo dal dato più palese: la struttura portante del “Torino in Sintesi” regge, regge bene e resiste al lungo termine grazie soprattutto alla sua stessa, iniziale ragion d’essere; all’aver cioè rimediato, sulla scena dei premi italiani, alla grave pecca di aver considerato troppo a lungo l’aforisma come una forma letteraria di nicchia o, peggio, d’importanza irrilevante. E regge, questo premio, perché offre la possibilità a molti autori di manifestare il loro talento con diverse modalità; sia in forma di volume edito, sia attraverso le sillogi inedite e aprendo, inoltre, un utile ed istruttivo confronto con i migliori aforisti di altre nazionalità grazie alla terza sezione a loro espressamente dedicata. Si può aggiungere che, per noi fondatori del premio e cultori della forma breve, è motivo di soddisfazione constatare quanti altri concorsi letterari, dal 2008 ad oggi, abbiano aperto sul nostro esempio i loro bandi al genere dell’aforisma, pur lasciando al “Torino in Sintesi” l’esclusiva dell’internazionalità ed il primato delle partecipazioni.

Benché l’impianto di base si riveli dunque solido, va da sé che resta sempre perfezionabile e la nostra intenzione è proprio quella, per la quinta edizione del 2016, di conferire al concorso una fisionomia ancora più varia ed equa. Verranno dunque apportate al bando alcune modifiche tese ad operare un maggior distinguo tra gli autori che hanno già partecipato più volte al premio, classificandosi tra i vincitori e i menzionati, e gli ‘esordienti’ del concorso. S’intende inoltre rafforzare la Sezione Speciale dedicata agli Enti ed alle Istituzioni a scopo umanitario o di utilità sociale, così che l’aforisma possa diffondersi negli ambienti non prettamente letterari assumendo anche una valenza vuoi culturale, vuoi di vantaggio per le comunità che hanno maggiore necessità di sostegno.

Molte ancora sarebbero le considerazioni da aggiungere, ma per il loro carattere specialistico vengono qui lasciate a Sandro Montalto, direttore tecnico del “Torino in Sintesi” e vice presidente dell’Associazione Italiana per l’Aforisma: Associazione senza la quale, tengo a sottolineare, il nostro premio non avrebbe la medesima rilevanza nazionale e internazionale, non conterrebbe in sé il meglio tra gli autori dell’aforisma contemporaneo italiano, non vi sarebbe per loro un punto comune di riferimento altrettanto efficace.

I ringraziamenti della Presidenza vanno dunque ai signori Giurati dell’edizione 2014, all’Organizzazione ed alla Segreteria del premio, all’Associazione Culturale ‘Il Mondo delle Idee’ che da sempre ci supporta. In primo luogo, però, va a tutti i concorrenti del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, il cui spirito sportivo che li sprona alla partecipazione ha reso anche questa quarta competizione un’amichevole opportunità d’incontro e di confronto tra letterati e tra differenti stili di massimazione, generando così un prestigioso evento per la sua sempre elevata statura qualitativa.

Associazione Italiana per l’Aforisma

Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”

La Presidente

Anna Antolisei

Maria Luisa Spaziani, il premio ‘Torino in Sintesi’, l’Associazione

“Mi dispero pensando a quel fatale calo di umorismo che mi sorprenderà in punto di morte”.

C’ero, quando è nato questo aforisma. Stavo lì, sul sedile posteriore di un’auto, a frugare convulsa nella borsa per trovare un pezzo di carta sul quale annotarlo.

La nostra destinazione era il centro congressi dell’Unione Industriale, dove Maria Luisa Spaziani sarebbe stata la relatrice di punta alla cerimonia di premiazione del concorso “Torino in Sintesi”, nella sua prima edizione. Il cuore di una Torino uggiosa e stinta ci scivolava ai lati e quello stesso grigiore sembrava suscitare in lei un ricordo amorevole, così come molti angoli della città, dove “Qui venivo quando… Lì abitava l’amico… C’è ancora la pasticceria in cui…?” .

Di ricordo in ricordo, fu fatale che una conversazione già nostalgica scivolasse verso il tema della fine, dell’estremo addio, di quell’‘oltre’ misterioso che sentiva avvicinarsi senza volerlo prendere, però, troppo sul serio. E infatti sgorgò di getto la considerazione che più era congeniale alla personalità acuta, spesso un po’ canzonatoria della Spaziani: “Fin qui è tutto facile, ma già mi dispero pensando a quel fatale calo di umorismo che mi sorprenderà, invece, in punto di morte!”.

E per l’autrice di questo ennesimo, amaro eppur esilarante aforisma, il momento di lasciare il nostro farraginoso mondo è arrivato, dopo 91 anni di una vita intensa e quanto mai produttiva: ad un’età ragguardevole, dunque, ma sempre troppo presto se ciò che si lascia in eredità a chi rimane è l’impressione che vi fosse ancora molto da ricevere; che sia andata persa una ‘unicità’ impareggiabile; che ogni tentativo d’imitazione di Maria Luisa Spaziani non possa che rivelarsi un misero, vano, irrispettoso fallimento.

Della matriarca della Poesia italiana, così come della donna aforista che, per prima assieme ad Alda Merini, ha illuminato il Novecento con i suoi impeccabili esempi di scrittura breve, già stanno parlando in molti, ed altri ancora ne raccoglieranno, vaglieranno, commenteranno l’opera nel modo più esperto ed esaustivo. Ecco perché, di Maria Luisa Spaziani, non desidero ricordare altro, qui, che l’esigua ma significativa porzione della sua vita professionale, e non solo, che concerne il rapporto con il Premio e con l’Associazione che presiedo.

Tutto parte da lontano, dalla fine del secolo scorso, quando chiesi alla Spaziani un suo contributo alla prima antologia, su carta stampata, di aforismi raccolti e divulgati interamente via web. S’intitolava “URLaforisma” e lei mi scrisse: “Non so cosa significhi questa parola ma sa di moderno, e dunque mi piace. Eccole i miei pensieri più recenti, scelga lei”. Ovviamente non scelsi: pubblicai l’intera silloge perché ogni massima era un piccolo gioiello d’arguzia e di poesia assieme, e fu da quel momento che il nome della Spaziani si legò a doppio filo con il gruppo di temerari, forse un po’ utopici cultori piemontesi dell’aforisma che s’inventarono prima il Premio “Torino in Sintesi” e poi l’Associazione Italiana per l’Aforisma: Maria Luisa a fare da madrina al concorso, con Gino Ruozzi a battezzare la nascita dell’Associazione ed a presenziare spesso ai nostri incontri, arricchendoli con il suo straordinario apporto di sapere, di fascino personale, di presa comunicativa.

Gli appuntamenti torinesi erano sempre autunnali. Ci si nutriva, con sconsiderata abbondanza, del frutto aforistico di autori esordienti e di vecchie glorie della massimazione; poi si finiva al ristorante: non uno qualsiasi, ma quello dove “non fanno storie se fumi a tavola”, uno di quelli, forse, che hanno ispirato la battuta a cui Woody Allen si è abbondantemente rifatto: “Il medico mi ha detto che se smetto di fumare vivrò un mese di più. Ma almeno in quel mese potrò fumare?”. Lì si dava l’assalto al tartufo, “pura poesia in un tubero”, chiacchierando con leggerezza insaporita da un pizzico di humor, ascoltando divertiti l’inesauribile bagaglio di aneddoti che Maria Luisa Spaziani aveva accumulato nel corso di una vita tanto densa d’incontri e di esperienze.

Era sempre lei, l’eccellenza della poesia italiana che non sopportava d’essere chiamata ‘poetessa’ al femminile, a decretare l’ora del ritiro. Le bastava dire “ora sono stanca” e la comitiva si scioglieva in silenzio come neve al sole, nella rispettosa abdicazione a qualsiasi insistenza. E a chi, congedandosi, annaspava tra un ‘dottoressa, professoressa, maestra’ non sapendo quale appellativo attribuirle, lei rispondeva: “Uff, oramai di titoli e titoloni è pieno il mondo. Se vuoi farmi un complimento, caro, chiamami ‘signora’: è questa l’unica specie in via di estinzione!”.

Di lei non ci occorrono altri ricordi: il molto che abbiamo letto della Spaziani e il poco che abbiamo vissuto al suo fianco basteranno a saturare la nostra memoria, per il tempo a venire, con un profondo, affettuoso, grato “senso della rilevanza”; della ‘sua’ rilevanza. E se c’è un augurio che ancora le possiamo rivolgere sta tutto, guarda caso, in un aforisma. Lei scrisse: “Scegliere la mia fine? Morire di meraviglia”. Così si congeda da Maria Luisa Spaziani la nostra società di aforisti; con la speranza che l’istante del passaggio tra un vita e l’altra le abbia regalato un ultimo sussulto d’immenso, meraviglioso stupore.

Anna Antolisei
Il 2 luglio 2014

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Maria Luisa Spaziani

Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi” Bando di concorso 2014

ATTENZIONE

La Presidenza del premio, in considerazione delle molte richieste pervenute in tal senso, ha deciso di prorogare, per tutte le sezioni, il termine per la partecipazione al 15 giugno 2014.

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BANDO DI CONCORSO 2014

Italian and English version

 

l’Associazione Italiana per l’Aforisma

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e l’Associazione Culturale “Il Mondo delle Idee”

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annunciano il

>PREMIO INTERNAZIONALE PER L’AFORISMA
“Torino in Sintesi”

IV Edizione

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Premiazione: sabato 18 ottobre 2014

Con il Patrocinio di

Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Piemonte – Provincia di Torino – Città di Torino

 

Il Premio Internazionale “Torino in Sintesi” è dedicato al genere letterario dell’aforisma. Un genere particolare, dotato di una storia varia e affascinante, nonché di chiare specificità tecniche. Negli ultimi anni però tale genere viene spesso confuso con la boutade, il microsaggio, il microracconto, il verso singolo o addirittura la poesia in prosa.
È finalità del premio offrire un riconoscimento e una risonanza a quegli scrittori che ancora intendono sperimentare la forma aforistica come tipologia espressiva precisa e caratteristica, premiando la consapevolezza dello stile e l’efficacia espressiva.

PREMIO INTERNAZIONALE PER L’AFORISMA
“TORINO IN SINTESI”

Comitato Fondatore:
Anna Antolisei – Roberto Bertoldo – Maria Grazia Casagrande – Alberto Casiraghy – Donato Di Poce – Anna Gribaudo – Paola Lazzarini – Maria Grazia Maramotti – Sandro Montalto – Chicca Morone – Maria Luisa Spaziani – Giovanna Vizzari.

Presidente Onoraria: Maria Luisa Spaziani

Presidente: Anna Antolisei
Vice-Presidente: Chicca Morone 
Direttore tecnico: Sandro Montalto
Rapporti con l’Estero: Fabrizio Caramagna
Organizzazione e PR: Maria Grazia Casagrande

 

REGOLAMENTO

Articolo 1
L’Associazione Italiana per l’Aforisma e l’Associazione Culturale “Il Mondo delle Idee” bandiscono la quarta edizione del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi” articolato in tre sezioni:

A) – Silloge di Aforismi edita di autori italiani
Volume di aforismi pubblicato da un editore italiano e scritto in lingua italiana a partire dal gennaio 2009.

B) – Silloge di Aforismi inedita di autori italiani
Silloge di aforismi inedita, in lingua italiana, composta da minimo trenta e massimo cinquanta aforismi (come specificato nella presentazione, sono escluse sillogi di battute, microsaggi, micropoesie, etc.).

C) – Silloge di Aforismi di autori stranieri
Silloge di aforismi in lingua originale, con traduzione a fianco in lingua italiana, di autori stranieri residenti in Italia o all’estero. La silloge, che potrà comprendere sia aforismi già editi in lingua originale, sia del tutto inediti, dovrà essere composta da un minimo di trenta a un massimo di cinquanta aforismi (secondo le specificazioni al punto B).

– L’autore dovrà indicare anche il nome del traduttore e segnalare inoltre le eventuali case editrici, riviste, siti web o blog su cui i suoi aforismi sono già apparsi in lingua italiana.

– Al contrario dei concorrente delle Sezioni A) e B), gli autori stranieri della Sezione C) potranno inviare i loro elaborati via e-mail all’indirizzo torinoinsintesi@gmail.com : riceveranno entro le ventiquattrore la notifica di avvenuto ricevimento.

Articolo 2
– I partecipanti alla terza edizione 2012 del Premio “Torino in Sintesi” potranno ripresentare le loro opere edite in questa quarta edizione, purché la stampa non sia precedente al 1 gennaio 2012. Sono esclusi i vincitori delle tre sezioni nella precedente edizione.

Articolo 3
– I concorrenti delle Sezioni A Editi e B Inediti possono partecipare contemporaneamente ad entrambe le sezioni.

Articolo 4
– Non possono partecipare antologie di più autori.

– Le autopubblicazioni, vale a dire i volumi che non portano il marchio di una Casa Editrice riconosciuta, potranno partecipare unicamente alla Sezione B Inediti.

Articolo 5
– Ogni concorrente della sezione A dovrà inviare n. 6 copie del volume di aforismi accompagnate da una lettera di domanda di candidatura comprensiva di nome, indirizzo, telefono, eventuale indirizzo e-mail e breve curriculum.

– Ogni concorrente delle sezioni B e C dovrà inviare per posta n. 6 fascicoli rilegati o pinzati con un minimo di trenta e un massimo di cinquanta aforismi accompagnati da una lettera di domanda di candidatura comprensiva del titolo della raccolta, di nome, indirizzo, telefono, eventuale indirizzo e-mail e breve curriculum.
Su nessuno dei 6 fascicoli dovranno comparire i dati dell’autore, ma soltanto il titolo del compendio.

– I concorrenti che hanno già partecipato con il loro edito alla terza edizione del Premio “Torino in Sintesi”, potranno inviare solo 5 copie dello stesso libro invece delle 6 richieste.

Articolo 6
– I concorrenti dovranno inoltre rilasciare e accludere una dichiarazione firmata in carta semplice in cui dichiarano di permettere il trattamento dei loro dati personali a fini culturali, ai sensi della legge sulla privacy (675/96 – art. 10).

– Possono partecipare anche le case editrici con volumi da esse pubblicati. In questo caso si sottintende l’autorizzazione da parte dell’autore. All’autore spetterà il riconoscimento del premio, mentre l’eventuale ammontare del premio in denaro sarà assegnato all’autore o all’editore in base agli accordi previsti nel contratto editoriale (in caso di mancanza di accordi precedenti il premio sarà interamente corrisposto all’autore).

– Per i concorrenti minorenni si richiede una dichiarazione di chi esercita la patria potestà.

Articolo 7
La partecipazione è gratuita.

Articolo 8
Le opere concorrenti dovranno pervenire entro e non oltre il 15 giugno 2014 presso: Premio “Torino in Sintesi” – Viale Enrico Thovez, 57/8 – 10131 Torino.
I concorrenti dovranno specificare chiaramente sulla busta Premio “Torino in Sintesi” e la sezione a cui il testo concorre.

…Giuria: 
Anna Antolisei
Silvana Baroni
Fabrizio Caramagna
Antonio Castronuovo
Sandro Montalto
Chicca Morone

Articolo 9
– Sarà nominato un vincitore per ognuna delle tre sezioni cui spetterà:.

Sezione A: € 500
Sezione B: 
€ 500
Sezione C: 
€ 500

– I tre vincitori saranno premiati anche con la pubblicazione di una plaquette ciascuno, contenente un loro aforisma ed una illustrazione d’Artista.

– Per gli autori che con le loro massime si saranno particolarmente distinti, sono contemplate delle Menzioni Speciali, assegnate in numero non precisato, a insindacabile giudizio della Giuria.

Articolo 10
– In occasione del premio sarà pubblicata dalle Edizioni Joker, a cura di Sandro Montalto, una Antologia comprendente le sillogi inedite premiate ed estratti dal libro del vincitore, oltre a tre aforismi per ogni partecipante all’edizione.

– A ciascuno dei vincitori delle tre sezioni saranno consegnate otto copie in omaggio.

– A tutti i concorrenti, premiati e no, verrà praticato uno sconto del 25% sul prezzo di copertina.

Articolo 11
– Le deliberazioni della Giuria sono insindacabili ed inappellabili. È prevista la non assegnazione dei premi nel caso in cui la Giuria non identificasse volumi o sillogi a suo giudizio meritevoli del riconoscimento.

Articolo 12
– In nessun caso le opere saranno restituite.

Articolo 13
– I premiati dovranno ritirare personalmente i premi loro assegnati il giorno della cerimonia, pena la perdita del diritto al premio in denaro (rimarrà comunque al concorrente il titolo di vincitore).

– I premi non ritirati il giorno della premiazione saranno incamerati per l’edizione successiva.

– Ai concorrenti vincitori e provenienti dall’estero, o da una località che disti oltre 200 km. dal luogo della premiazione, l’organizzazione offre l’ospitalità in hotel per la notte successiva alla premiazione.

Articolo 14
– La cerimonia di premiazione si svolgerà presso una sede da definire, e da comunicare entro il mese di maggio, nel pomeriggio di sabato 18 ottobre 2014 durante una pubblica manifestazione. Inoltre, ai concorrenti vincitori e menzionati sarà data, singolarmente, tempestiva comunicazione scritta.

Articolo 15
– La partecipazione al concorso implica di fatto l’accettazione di tutte le norme indicate nel presente bando.

Articolo 16
– La quarta edizione del Premio “Torino in Sintesi” prevede che venga indetta una Sezione Speciale – con separato bando – dedicata alla partecipazione al concorso, per l’anno 2014, dei ristretti negli Istituti penitenziari del Piemonte e Valle d’Aosta.
Contatti

E-mail: torinoinsintesi@gmail.com

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English Version

L’Associazione Italiana per l’Aforisma

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e l’Associazione Culturale “Il Mondo delle Idee”

announce the

APHORISM INTERNATIONAL AWARD
“TORINO IN SINTESI”

IV edition

 

Prize-giving ceremony
October 18th, 2014

Under the sponsorship of

Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Regione Piemonte – Provincia di Torino – Città di Torino

The “Torino in Sintesi” International Award is devoted to the aphorism literary genre, a distinctive genre with a varied and fascinating history and with clear technical specificity.
In recent years, it is often confused with witticism, micro-essay, micro-story, one-line verse and even short poem in prose.
This Award aims at giving recognition and publicity to writers who still want to try out the aphorism as a specific and distinctive style of expression, rewarding the knowledge of the style, the incisiveness of expression, the wit.

Promoting committee:
Anna Antolisei – Roberto Bertoldo – Maria Grazia Casagrande – Alberto Casiraghy – Donato Di Poce – Anna Gribaudo – Paola Lazzarini – Maria Grazia Maramotti – Sandro Montalto – Chicca Morone – Maria Luisa Spaziani – Giovanna Vizzari

Honorary President: Maria Luisa Spaziani

President: Anna Antolisei
Vice-president: Chicca Morone 
Technical Director: Sandro Montalto 
Foreign relations: Fabrizio Caramagna
Organization and Public relations: Maria Grazia Casagrande

 

RULES

 

1° Article
– The “Associazione Italiana per l’Aforisma” and the “Il Mondo delle Idee” Cultural Association announces the third edition of “Torino in Sintesi” Aphorism International Award, divided in three sections:

A) – Published anthology of aphorisms
A book of aphorisms, written in Italian or translated into Italian, published by an Italian or foreign publisher after January 1st, 2009.

B) – Unpublished anthology of aphorisms by authors residing in Italy 
Unpublished anthology of aphorisms, written in Italian, composed of a minimum of thirty up to fifty aphorisms (as specified in the presentation, anthologies of quips, micro-essays, micro-poems etc. won’t be accepted).

C) – Anthology of aphorisms by foreign authors
Anthology of aphorisms in original language, with parallel translation into Italian, by foreign authors residing in Italy or abroad. The anthology, composed of a minimum of thirty up to fifty aphorisms, may include both aphorisms already published in original language and unpublished ones (as specified in the presentation, anthologies of quips, micro-essays, micro-poems etc. won’t be accepted). The author will also have to indicate the translator’s name and the publishing houses, reviews, websites or blogs where his aphorisms have already appeared in Italian.

2° Article
– Participants to the 2012 edition of “Torino in Sintesi” Award, section a, are allowed to submit again their work only if published after January 1st, 2012.
– 2012 Award’s winners in the three sections are excluded.

3° Article
– Participants to section A-Published and B-Unpublished may participate to both at the same time.

4° Article 
– Anthologies by several authors won’t be accepted.
– Self-publications, that is to say volumes not printed by a recognized publishing house, will be admitted only to Section B-Unpublished.

5° Article
– Every competitor to Section A will have to send by mail 6 copies of his/her book, with a letter presenting the candidacy and indicating name, address, telephone, e-mail and a brief curriculum vitae.

– Every competitor to Section B or C will have to send by mail 6 bounded or stapled folders, containing a minimum of thirty up to fifty aphorisms, with a letter presenting the candidacy and indicating name, address, telephone, e-mail and a brief curriculum vitae.
The 6 folders mustn’t indicate the author’s data but only the anthology’s title.

– Authors who have already participated with their published work to the second edition of “Torino in Sintesi” Award can send 5 copies only, instead of the requested 6.

6° Article 
– The competitors will also have to enclose a signed statement authorizing the processing of their personal data for cultural purposes, in compliance with the Italian Data Protection Law in force of the law on privacy (675/96 – art. 10).

– Publishers can compete, too, with books they have published. In this case, the author’s authorization is implied. The Award’s recognition will go to the author, while the prize money will be given to either the author or the publisher on the basis of their publishing contract (in the absence of such previous agreements the whole prize money will go to the author).

– For under-age competitors, a declaration by the parental authority is required.

7° Article
– Participation is free of charge.

8° Article
– Competing works must reach our office no later than juin 15, 2014 addressed to: Premio “Torino in Sintesi” – Viale Enrico Thovez, 57/8 – 10131 Torino (IT).
Participants will have to clearly indicate on the envelope Premio “Torino in Sintesi” and the section they intend to compete for.

Jury:
Anna Antolisei
Silvana Baroni
Fabrizio Caramagna
Antonio Castronuovo
Sandro Montalto
Chicca Morone

9° Article
– A winner will be designated for each of the sections:

Section A: € 500
Section B: € 500
Section C: € 500

– The three winners will also be awarded the publication of a “plaquette” with one of their aphorisms illustrated by a famous artist.

– At the Jury’s unquestionable judgment, an indeterminate number of Special Mentions could be awarded to authors who remarkably distinguished themselves for their aphorisms.

10° Article
– On the occasion of the Award, an anthology will be published by Edizioni Joker, edited by Sandro Montalto, including the two winning unpublished collections, excerpts from the winning book and an aphorism by each participant.
Each section’s winner will receive 8 free of charge copies.
All the other participants will be entitled to a 25% discount on the cover price.

11° Article
– Jury’s decisions are unchallengeable and without appeal. In the event that the jury finds no book or no anthology worthy of it, the award won’t be assigned.

12° Article
– In no case will the works be returned.

13° Article
– The winners are bound to come in person to receive the award. If they don’t, they will lose the money prize, even though they keep the title of winner.

– Prizes not collected at the ceremony will be held in reserve for the following edition.

– Winners coming from abroad or from farther than 200 km. will be guests of the organization at a hotel for the night after the ceremony.

14° Article
– The Award ceremony will take place in Turin, at a venue as yet to be determined and that will be communicated before the end of may, in the afternoon of October 18th, 2012 during a public event. The winners will receive timely written communication.

15° Article
– Participation implies de facto the agreement to all the rules in this announcement.

16° Article
– With a separate notice, the fourth edition of the “Torino in Sintesi” Award has created a Special Section, addressed to the convicts in the correction centres of Piemonte and Valle d’Aosta.

* * *

Contacts
Organisation office – Tel. 331 3470426
E-mail: torinoinsintesi@fastwebmail.it

Intervista a Lorenzo Morandotti

Intervista a Lorenzo Morandotti

lorenzomorandotti

1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La capacità di condensare e concentrare tanto senso in poco spazio.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma?

Con la lettura della triade Canetti-Ceronetti-Cioran.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato?

Devo rimandare alla risposta 2, e per obbligo di completezza ricordo qui la lunga amicizia con lo studioso di aforismi Federico Roncoroni e con lo scrittore Mario Marchisio.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Se così non fosse, e vale per ogni comparto della letteratura posto che abbiano ancora senso i comparti, potremmo tutti dedicarci proficuamente ad altro. Tutto sta a mettere in atto criteri congrui per distinguere grano e loglio.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Concordo con Fabrizio Caramagna: “Credo che sia un discorso che riguarda il sistema editoriale nella sua complessità. Ormai i libri non sono più prodotti culturali ma oggetti di consumo”. Aggiungo al fenomeno il “caso” delle Formiche incazzate.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Più di quello che egregiamente fa il sodalizio, obbligherei tutti gli autori a un bagno di umiltà: di Longanesi, di Cioran, ne nasce uno o forse due al secolo. Per il resto consideriamoci onesti dilettanti-epigoni. E non fossilizziamoci – lo diceva papà TRex al figlio dinosauro – confondendo l’aforisma con la freddura o con il guizzo poetico. è un’arte difficile e d’élite e di conseguenza per pochi ma che siano buoni. Anche qui concordo in pieno con Caramagna.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Direi che mai come ora è il suo imperativo categorico.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

La rete amplifica tensioni e tendenze già in atto, va usata per le sue potenzialità e per quanto riguarda la scrittura è solo un mezzo non un messaggio.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Scrivo perché non so fare altro.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Il pensiero, cosa che non alberga sovente nelle menti e nei cuori odierni.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Sull’autorialità si è già espresso Caramagna in modo autorevole. Concordo.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Ne ho pubblicate solo due e la prima era l’anticipo della seconda quindi la risposta è univoca: Crani e topi.

Intervista a Fabrizio Caramagna

INTERVISTA A FABRIZIO CARAMAGNA

Caramagna

1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Sono una persona molto attenta all’etica. In un mondo in cui c’è una assenza conclamata di valori che non siano la furbizia, il cinismo, l’ipocrisia, la sfrontatezza e il violare deliberatamente le regole civili, l’aforisma parla di valori, quasi sempre per denunciare la loro mancanza. L’aforista è un moralista, pur senza la pretesa di moralizzare nessuno. Un altro motivo per cui prediligo l’aforisma è che, per natura, sono sempre stato “contrarian”, (in piemontese “bastian contrario”), in minoranza e all’opposizione su tutto. E nessun genere più dell’aforisma è all’opposizione, contro gli schemi e gli stereotipi consolidati e le vecchie e logore verità. Dell’aforisma mi piace anche la possibilità di concentrare la realtà in una sola riga, a volte in quattro o cinque parole (“l’universo in un granello di senape” scrivono gli orientali). E’ come se chi scrivesse un aforisma fosse continuamente alla ricerca della formula magica (tipo E=mc²) in grado di svelare, con la sua fulminante brevità, i segreti dell’universo.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Curiosamente fui colpito dal libro di un medico e psichiatra canadese assolutamente sconosciuto in Italia: “Mots de tete” di Pierre Legarè. Ho poi letto libri di aforisti più importanti e anche più profondi, ma quel libro mi fece scoprire l’aspetto ludico della scrittura aforistica. Scrivere aforismi è un modo di giocare a dadi contro la realtà. Si gettano le parole e si spera che dalla combinazione esca fuori un paradosso, un capovolgimento, un modo di vedere le cose che non è quello ordinario e banale. E gli aforismi di quel libro tendevano continuamente trappole casuali alla realtà attraverso degli incredibili cortocircuiti di senso. Non a caso il secondo autore che lessi, dopo Pierre Legarè, fu Ramon Gomez de la Serna, un altro giocoliere della forma breve, un funambolo che guizzava da un’immagine all’altra con le sue analogie strabiliante. Poi scoprì scrittori autorevoli come Stanislaw Jerzy Lec, Elias Canetti, EM Cioran, La Rochefoucauld, Jospeh Joubert, Karl Kraus, Georg Christoph Lichtenberg, ma questo imprinting ludico è sempre rimasto in me. E infatti la mia scrittura aforistica deve molto a questi due autori.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Devo confessare che negli ultimi anni – anche per il mio lavoro – ho letto davvero tutto, o quasi tutto. Nella mia biblioteca ci sono migliaia di libri, librini e anche manoscritti di aforismi. Come dicevo sopra, Pierre Legarè e Ramon Gomez de la Serna mi hanno fatto scoprire l’aforisma. L’autore che invece leggo e rileggo quasi tutti i giorni (e che ho anche tradotto in lingua italiana) è l’argentino Antonio Porchia. Mi diventa invece difficile dire quale aforisma sull’aforisma definisca meglio questo genere. Nel corso dell’ultimo secolo ci sono state un gran numero di riflessioni meta-operative sull’aforisma da parte di molti autori di aforismi. Questo accanimento definitorio si potrebbe quasi definire come la fatica di un Sisifo che cerca invano una definizione ultima sull’aforisma senza mai riuscire a trovarla. Perché l’aforisma è davvero un genere sfuggente e Proteo, il dio della trasformazione, è la sua divinità. Tra le centinaia di definizioni mi viene in mente la più famosa, quella di Karl Kraus, “L’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezzo“, ma ci sono molte altre definizioni ugualmente acute e folgoranti.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Assolutamente sì. Anzi ritengo che il livello qualitativo dell’aforisma contemporaneo sia più alto rispetto al passato.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Nel corso degli anni ottanta e novanta c’è stato un interesse delle case editrici per l’aforisma, che è culminato con le antologie di Federico Roncoroni e Gino Ruozzi, quest’ultima pubblicata presso i prestigiosi Meridiani Mondadori. Poi il vuoto. Credo che sia un discorso che riguarda il sistema editoriale nella sua complessità. Ormai i libri non sono più prodotti culturali ma oggetti di consumo e si pubblica solo ciò che si pensa di vendere. In un mio aforisma scrivo che “l’editore giudica la predica dal numero di offerte dei fedeli”. E il genere aforistico, complice anche la forte concorrenza di internet, è un genere che non vende, che non ha “offerte” da parte dei fedeli. Perché pubblicare un libro di aforismi quando un thriller o un romanzo di vampiri mi rendono mille volte di più?

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Innanzitutto suggerirei al correttore ortografico di non segnare in rosso la parola “aforista” che non è un errore grammaticale! E’ come se il correttore segnasse in rosso la parola “poeta” o “narratore”! Scherzi a parte, l’aforisma ha bisogno di case editrici autorevoli, ma non potrà mai essere un genere “leggibile”. Il lettore ha la pazienza di leggere 500 pagine di un romanzo, ma non ha la pazienza di leggere 20 aforismi di seguito. Stanislaw Jerzy Lec scrive che “la gente non ama che i pensieri che non fanno pensare”. L’aforisma al contrario fa pensare, è una continua ginnastica della mente, una bilancia invisibile che pesa il bene e il male, i vizi e la virtù e ci dice la verità sulle tare. Leggere un libro di aforismi può essere faticoso. La narrativa ha sempre cercato di compiacere il lettore, creando una forma che fosse comprensibile e piacevole per il medesimo, controllandone la lettura attraverso un sapiente dosaggio di tempi e modi e dialoghi. Nel tentativo di rendere l’esperienza del lettore ricca e coerente, la narrativa si è spesso mostrata e continua a mostrarsi come un genere “ossequioso”. L’aforisma, nel presentare una raffica di pensieri condensati, discontinui, senza mai compiacere il lettore, rivendica il suo non essere un “genere ossequioso”. Il libro di aforismi non mette il lettore a confronto con una storia o un avventura o con un sogno come fa il romanzo, ma lo mette di fronte a una serie di pensieri, mai banali, mai semplici, uno dopo l’altro, senza pause. E’ un pensiero allo stato puro, senza il packaging della trame e dei dialoghi. E non un pensiero qualunque. Ma un pensiero che io definisco “dissonante”, che mira a spiazzare il lettore, a sovvertire e ribaltare le sue convinzioni radicate e i suoi luoghi comuni. Quanti lettori hanno voglia di leggere per un’ora di seguito una lista di pensieri “dissonanti”, senza pause, senza artifici, con una continua elaborazione mentale? Direi pochi… Per cui l’aforisma come “raccolta” e “libro” è destinato a rimanere un genere elitario. L’aforisma conquista l’attenzione dei lettori solo se viene fruito singolarmente, in uno spazio temporale breve, come succede sul web, dove un singolo aforisma, unito a una immagine o un video, raccoglie migliaia di condivisioni. Su Twitter un aforisma “benfatto” può raggiungere un pubblico di migliaia di lettori (i cosiddetti follower) e può avere centinaia di condivisioni (i cosiddetti retweet), ma viene fruito singolarmente, in una sorta di unità temporale usa e getta.  Paradossalmente, è più facile che un aforisma venga letto in una bustina per il the, nell’ora pomeridiana o serale favorevole alla meditazione, che in un “continuum” come il libro fatto di una sequenza di aforismi.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Come dicevo sopra al punto 3, l’aforisma è un genere proteiforme, in continua mutazione, che concentra in sé molti modelli stilistici. Ci sono modelli di aforisma dove prevale la battuta (pensiamo a Woody Allen) e modelli di aforisma dove prevale lo slogan (penso a Marcello Marchesi). Modelli di aforisma proverbiale e modelli di aforisma poetico. Non esiste un aforisma puro, incontaminato. L’aforisma è trasversale rispetto agli altri modelli stilistici, è una sintesi di stili e di forme brevi multiformi.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Da più di un anno sto lavorando a una antologia di autori di Twitter. Credo che gli autori più interessanti dell’aforistica italiana contemporanea siano proprio in rete, su Twitter. Chi è su Twitter non scrive più in una torre d’avorio senza alcun contatto con il pubblico (e quindi senza feedback), ma grazie allo stimolo di questa piattaforma si confronta di continuo con i lettori e con gli altri creatori di tweet, alla pari. Nessun altro mezzo è così meritocratico e trasparente: se il tweet funziona viene retwittato e condiviso, se non funziona finisce nell’oblio. Raramente chi scrive tweet superficiali o banali viene premiato. Il successo di un tweet può indurre l’autore a scrivere un altro tweet in uno stile simile, il suo insuccesso può fargli capire che cosa non funziona. Spesso un tweet può essere fonte di ispirazione per altri autori, che con una leggera variazione stilistica lo modificano e lo migliorano. Twitter si può davvero definire un movimento collettivo di autori che scrivono – in forma breve – un diario, un cahier, a più mani che viene continuamente aggiornato e variato in un processo infinito di affabulazione.
Purtroppo nella rete ci sono anche aspetti negativi legati al plagio, alla contraffazione e al furto degli aforismi. Quando si vede una pagina di Facebook che riporta aforismi di autori classici e contemporanei, senza mai citare la fonte, ci si trova di fronte a una palese violazione del diritto d’autore. 

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

L’aforisma mi ha aiutato a conoscere meglio se stesso. Canetti scrive che “Da solo, l’uomo aggiusta ogni cosa in modo che gli venga comoda. Da solo, è un irresistibile bugiardo. Non dirà mai a se stesso qualcosa di veramente spiacevole, senza controbilanciarlo subito con qualcosa di lusinghiero. L’aforisma agisce perché arriva dall’esterno, inaspettato: non vi è subito qualcosa di pronto che possa fargli da contrappeso. Esso ci mostra come siamo veramente”. Ecco, molto spesso, leggendo aforismi ho provato questo processo di riconoscimento di qualcosa che era nascosto dentro di me, sotto strati e strati di finzione e ipocrisia e perbenismo. L’aforisma mi ha permesso di maturare, a conoscere meglio me stesso e il mondo che mi circonda.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Dal punto di vista stilistico che cosa hanno in comune un microsaggio aforistico, un aforisma poetico e una aforisma sarcastico? Nulla. E anche i processi creativi che portano alla creazione di questi aforismi sono differenti. In uno l’ironia è un pregio, nell’altro è un difetto. Se proprio devo cercare una dote comune a tutti gli aforisti, questa è la maturità, la profondità, la saggezza, la capacità di meditare. Non a caso chi scrive aforismi lo fa nell’età della maturità. Un grande poeta può scrivere poesie a sedici anni (pensiamo a Rimbaud), raramente e difficilmente un grande aforista scrive aforismi a sedici anni.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Purtroppo l’autorialità dell’aforisma è meno forte dell’autorialità di una poesia. Nessuno si sognerebbe di attribuire l’Infinito di Leopardi a Pascoli o le Corrispondenze di Baudelaire a Rimbaud, ma spesso e volentieri si attribuisce a Oscar Wilde o La Rochefoucauld aforismi che non sono di questi autori. Indro Montanelli scriveva: “Quando mi viene in mente un bell’aforisma, lo metto in conto a Montesquieu, od a La Rochefoucauld. Non si sono mai lamentati”  ed è quello che viene fatto spesso al giorno d’oggi. Il famoso aforisma “Il potere logora chi non ce l’ha” è attribuito ad Andreotti ma venne scritto da Talleyrand. E che dire dei tanti aforismi che circolano in forma anonima. In un mio aforisma scrivo: “Ci sono aforismi anonimi di cui non sa l’autore e che ricordano certi terreni di cui, anche cercando nei registri, non si rintraccerebbe più il proprietario”. Credo che su tutto questo pesi anche la percezione dell’aforisma come un “non genere letterario”, come un contenitore “utilitaristico” da fruire per cinque minuti di ironia e saggezza senza bisogno di focalizzarsi sull’autore. Un mio aforisma “Che sensibilità per il sole: arrossire la sera prima di tramontare” ha oltre 100 pagine di ricerca su Google relativamente a siti e social che lo citano. La metà di coloro che citano questo mio aforisma non indica il mio nome e cognome, qualcuno scrive F.C. e c’è persino qualche usurpatore (o mitomane!) che cancella il mio nome e cognome e mette il suo. Purtroppo è un fenomeno impossibile da contenere. 

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Sì, “Linee di seta”. Ho pubblicato questa silloge nel 2012 e da allora non faccio che aggiungere, togliere, limare aforismi. Mi sento come Antonio Porchia che ha passato la vita a modificare e variare all’infinito le sue “Voci”.

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Fabrizio Caramagna

Fabrizio Caramagna (Torino, 1969) è studioso e scrittore di aforismi. E’ fondatore del sito Aforisticamente con cui ha fatto conoscere per la prima volta in italia importanti aforisti stranieri e ha curato la pubblicazione di alcune antologie dell’aforisma contemporaneo. E’ uno dei soci fondatori della “Associazione Italiana per l’Aforisma” di cui è Segretario Generale.

Da anni si batte a favore del riconoscimento della “bibliodiversità” della letteratura contro l’eccessiva predominanza della narrativa.

Intervista ad Aldina De Stefano

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

E’ una predisposizione naturale, e credo culturale. Una ricerca d’essenzialità, di sobrietà, che corrisponde al mio vivere quotidiano. Coincide con l’arte della sottrazione, in netta opposizione all’horror vacui.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Anche qui, non c’è stato un colpo di fulmine, ma una lenta empatia per le sospensioni, i vuoti, il non detto, l’appena accennato. Mi piace molto scrivere, quasi di getto, per poi lavorare sulla limatura, sul lasciare solo quello che serve. Da cosa sono stata indotta? Dalla passione. Prima ancora del senso dell’aforisma, mi appassiona il suono, la pausa, il silenzio, e poi giocare ‘in levare’.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Li ho letti, senza grandi sussulti. Quasi per dovere. Molti anzi hanno infastidito la mia sensibilità femminile perché banalmente misogini e androcentrici. Certo, ce ne sarà pure qualcuno che ho ‘sentito’ vibrare in me, ma non uno in particolare. Ricordo invece quasi tutte le battute di mio padre, che non era un aforista, ma conosceva Petrolini, Totò, Jonesco, il witz ebraico… Era, mio padre, sornione, spiazzante, intelligente, mi sorprendeva ad ogni sua battuta.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Ci saranno, di certo, ma ancora non li vedo. E’ nelle lunghe distanze che un autore resta o si dimentica.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Come forse per la poesia, con l’aforisma non si fanno i soldi, non c’è mercato. Come per l’haiku, l’aforisma costringe a fermarsi e pensare, in un minimo orizzonte di parole. Forse l’aforisma è per una elite di raffinati, una piccola nicchia che non produce ricchezza economica ma spirituale e culturale.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare
l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni
indicheresti?

‘Intrasentire’, un parlare da voce ad orecchio ( In fedeltà alla parola vivente, di Maria Zambrano).Non altro. Gli aforisti dovrebbero più umilmente scendere dalla loro vanità e mescolarsi con la gente, ‘sporcarsi’ nella viva realtà. Intrasentire.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Non credo che l’aforisma debba affannarsi per distinguersi. Si distingue già da sé, per durata (nel tempo), raffinatezza, bellezza. Insomma l’aforisma classico è altro, totalmente altro, anche se non nego di farmi qualche risatina con le varie forme di comunicazione (non conoscevo tweet! grazie per la segnalazione!). C’è, credo. un grande setaccio naturale che tiene il buono e getta il non buono.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Sì, può aiutare la diffusione…. e la confusione! Temo però si possa cadere, anzi, scadere, nella volgarità, nel cattivo gusto. Nei Grandi Contenitori c’è troppo di tutto, anche immondizie.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di
maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Sì, certo che sì.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla
propensione per la sintesi?

Deve rifuggire la banalità, la ripetizione, il pregiudizio. Deve essere, nella realtà, distaccato e partecipativo. Non deve prendersi tanto sul serio, ma non essere neppure serioso. Altre doti credo siano la disciplina e la libertà, la leggerezza e la profondità, lo spirito critico sempre all’erta. Non deve inoltre essere un … asservito né … assimilato (il pària di Hannah Arendt).

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

A me pare corretto citarne la maternità. Come si cita, del resto, il nome di un pittore, un musicista… ‘Nominare’ mette al mondo le cose, le fa esistere. Non è questione di vanità. Indicare il nome dell’autore storicizza gli aforismi e l’aforista stesso. Lo inserisce nel contesto storico e culturale. Lo sappiamo di avere degli… antenati, lo sappiamo che dopo di noi ce ne saranno altri, ma è appunto per questo che è ‘funzionale’ citarne il nome. Per dare continuità.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Ho composto sei librini – fuori commercio. Li amo tutti. Ogni volta mi sorprendono. Certo, farei qualche rettifica o meglio, ne toglierei qualcuno, di aforisma. Ma se dovessi seguire la mia severità, il mio non essere mai totalmente contenta farei solo pagine bianche!

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Bibliografia

Aldina De Stefano è autrice di otto libri di poesia e di una ricerca sulle Krivapete, affascinanti e misteriore figure femminili (reali, mitiche, simboliche) delle Valli del Natisone (Ud). Nell’ambito delle forme brevi ha scritto haiku editi e inediti (è stata finalista del XXVI Premio letterario nazionale di haiku 2012, presso l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma) ed è autrice di due libri di aforismi: In certe notti – aforismi e dintorni (Dea, 2012, menzione d’onore al Premio Internazionale per l’aforisma “Torino in Sintesi” 2012) e Aforismi sul nascere (Dea, 2013). E’ presente nell’antologia aforistica Geografie minime (Ed. Joker, 2015).

Intervista a Roberto Morpurgo

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Il fatto che la brevità è ciò che accomuna la vita alla morte: la linea di ‘sutura’ della verità.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Al liceo, durante e a causa della lettura di autori meno verbosi e più efficaci di quelli allora à la page. In particolare, Kraus, Seneca, La Rochefoucauld, alcuni frammenti sapienziali – ma anche le ‘frasi a effetto’ di libri altrimenti antiaforistici (Marx, Wilde, Nietzsche malgrado una fideisticamente creduta opposta apparenza. Nietzsche non è un vero aforista, come Pascal che però lo è già di più). Da vecchio (= nato) polemico, in luogo del cosiddetto diario cominciai ad annotare pensieri e tentativi, commenti e principi di successive esplosioni, quasi un ‘vulcano in prova’: così mi apparve la prosa. Il fatto che scrivessi canzoni, il cui testo, la cui vita anzi, è necessariamente breve, favorì il descensus definitivo nel nostro Infero.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali
e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

I francesi, da La Rochefoucauld (il cui vero capolavoro per la verità è un aforisma confinante con il saggio breve: L’autobiografia oggi compresa nelle Maximes), La Bruyére (per quanto un po’ troppo cortigiano), Balthasar Graciàn, sino ai grandi settecenteschi Vauvenargues, Chamfort e altri più schiettamente illuministi, poi Goethe, Kraus, Lec, l’Ecclesiaste e Giobbe, il Nietzsche delle poche opere ‘riviste’ (Aurora, la Gaia Scienza, Umano troppo Umano), e alcuni altri tedeschi (successivamente però: Lichtenberg, gli Schlegel, e in verità, nella tradizione antihegeliana, pressoché tutti da Schopenauer a Weininger a Kafka sino a Wittgenstein che del capostipite fu stravagante discepolo). Devo anche confidare che ad alcuni anni di distanza dal mio esordio privato (il quale, a differenza dal ‘linguaggio privato’ interdetto dai Viennesi, non è affatto impossibile, né sconsigliabile) cominciai a esaminarmi in qualità di critico, in un dialogo aspro e serrato ai limiti della finzione, e a questo debbo forse anche il mio parallelo accostamento alla prosa breve: narrativa, poetica e però forse ancor più a quella saggistica saggistica (il mio genere prediletto in assoluto: Valery, Alain, Borges, Emerson, Kafka…). In finis, non conosco, a parte alcuni miei personali, aforismi sull’aforisma, credo a causa del fatto che detto genere è il meno metalinguistico che si possa immaginare (io ho tirato un po’ la candela….), e a ragion veduta (se hai tre fiati da espirare, li dedichi alla mela, al serpente o alla fidanzata, non certo alla figura tautologica che il tuo alito
comporrà sul vetro al freddo della solitudine).

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Senza arrossire (o facendolo inutilmente: da lontano non si vedrebbe) confesso di non poter rispondere, causa una pur non totale ignoranza dovuta alla mia idolatria del passato. Quel che posso attestare, per pura e incidentale evenienza, è che fra gli aforismi poetici quasi al confine con l’Haiku (genere che io stesso pratico da alcun tempo), mi hanno fatto sentire lettore puro, ingenuo, quasi sollazzato – e non sempre soltanto critico – alcuni componimenti duettali di Fabrizio Caramagna. Può sembrare piaggeria: forse lo è, o lo sarà stata.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Al fatto che il mondo editoriale ha giocato con il pubblico il gioco traditore della staffetta, e che perciò il pubblico, come io previdi tra le dande e il ben donde della prima defezione politica, doppiandolo lo contagiò con il delirio più sommesso che si conosca: la passione ‘orgasmo-senza-fine-e-senza-verità’ del Romanzo (in un libro non aforistico mi permisi di ricordare che André Breton, a proposito dell’orrore causatogli dal romanzo qua tale, ebbe a notare che lui non avrebbe mai potuto, né in paradiso né all’inferno, leggere o forse rileggere una frase del tenore La marchesa uscì alle 5. Figuriamoci scriverla. Si consideri inoltre, e infine, che un ‘interesse per l’aforisma’ non c’è mai stato; che l’unico genere editoriale capace di sprone commerciale fu, è o sarà il Romanzo (e il suo equivalente melò, il Melodramma): e che prova scientifica di ciò vada ravvisata nel fatto che anche nell’ambito saggistico non destò mai passioni il suo genere sommo (Montaigne, Addison, Poe, Baudelaire, Alain, Borges, Valery, Lamb, Chesterton…) cioè il genere occasionale, fulmineo, subito decadente (può constare di una scintilla che rischiara l’Universo, però): ma il Trattato, il ponderoso e crociano Pappardello Universitario (in breve, l’eterna Tesi di Laurea) (si pensi che la Scienza è fatta di aforismi o scoperte o invenzioni, e che i trattati che la espongono denunziano l’espositore ben più che l’esposto. Un’eccezione? Il problema della conoscenza nella filosofia moderna e contemporanea dell’immortale Ernst Cassirer. Non a caso in Italia fu tradotto con un nome traditore: Storia della filosofia ecc ecc).

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

a) Esercitazioni a cavallo fra la psicologia cognitiva e l’improvvisazione artistica,
e talune prassi dell’azione teatrale e scientifica confinanti con l’esperimento;
b) sessioni scientifiche in cui un conduttore esperto e dotato di una vanità sui generis sia in grado di farsi ascoltare E COMPRENDERE durante la divisione di un atomo: quanto dire dell’Indivisibile.
c) letture professionali condotte da lettori non professionisti (non attori, non speaker, non supervocioni… c’è un’allusione, ma non la rivelerò ore rotundo). Queste letture andrebbero condotte con tecniche di frammentazione, deframmentazione e restitutio in integrum del lacerato tessuto dell’attenzione, dell’ascolto e della conseguente intellezione.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

…e mai fu vivo, esso è definitivamente morto nella sua succitata resurrezione; e proprio a causa delle forme ‘onnilazzariche’ che tu evochi: la mia risposta è nella tua domanda. (Malgré moi, il va de soi: da tempo vengo redigendo la sceneggiatura di uno spotterello in difesa dell’aforisma (ma nulla di ciò sarebbe presagibile in una descrizione verbale).

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che,piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Il comune amico e insostituibile studioso Gino Ruozzi fu depredato da uno di questi piccolissimi sciacalli vegetariani (nella lodevole fattispecie del SUO Scrittori italiani di aforismi, 2 voll. I Meridiani Mondadori). Non se ne diede pena, onde noi gliene rendemmo merito. Gli è che il web non è che il Nulla vietato da Parmenide: un luogo in cui se non rubi non puoi nemmeno essere derubato (se non stupri non puoi nemmeno essere stuprato: e chissà cosa ne avresti tratto…). Il genius dell’aforisma consiste nel trasformare il bianco dell’interstizio tipografico in una sontuosa scenografia: come del resto il libro stesso, il più alto oggetto di decoro mai apparso sulla Terra (non sembra forse uno scrigno? Cioè l’ipostasi della anderseniana domanda: ma è vuoto? Nonché la sua salutare precedenza sul vezzo ontologico del C’è il Vuoto?). Il web opera all’inverso: prova a collocare non più un ragno nella rete, ma una rete nel ragno… c’è forse chiasmo più impossibile e assurdo? Forse Escher… Prova, ancora, a situare in qualsiasi ‘pagina’ web un L’origine è la meta, un L’uomo… questa creatura che io non avrei mai inventato… un L’uomo è nato libero e ovunque è in catene… un – sufficit: la cornice avrà vinto il dipinto (come già accadde, con profetica ipoteca della agonizzante sopravvivenza dell’intellettuale rive-reve gauche negli squarci (!!!) di Lucio Fontana… c’è forse bisogno di una cornice? No. Bastò il perdurante e aimè non più perturbante azzardo). Il web è in questo senso un regressus, non già a Segantini e ai suoi placidi, carducciani bovini, ma proprio al basto e alla cintura di castità di brutta fattura, chiave arrugginita, lucchetto ipertrofico e allusivamente supersostitutivo… Come pretendere che, non diremo un Casanova, ma un’Annabella, un Pippo Baudo o un Baudo Pippo si affatichi nel tentativo di forzarlo? E per scoprire poi cosa? L’Oriente di un vuoto da scatolette cinesi? E anche lui: si confronti l’Oriente dovuto a occidentali di nome Arthur Schopenauer (Il mio Oriente), André Malraux (La tentazione dell’occidente), Guido Gozzano (Vero la cuna del mondo), Paul Claudel (Conoscenza dell’est), da un lato, con quello, pur filologicamente pretto e graficamente rispettabilissimo, che di sé da profusione nelle migliaia di siti yogici, yayurvedici, veganici e oltre…).

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

È stata la mia rovina: la mia salvezza.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Quella per l’analisi.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

La penso in modo originariamente, diametralmente e irrimediabilmente opposto alla Spaziani. L’aforisma è lo stigma, il crisma e il signum genii. Dovrebbe egli designatum trascorrere, oltre che una vita di stenti e persecutorie illazioni, anche un’esistenza anonima? “Il solo ‘fatto’ in grado di certificarti presente è che sarai passato; che lo sarai stato: e ciò a causa e soltanto a causa del tuo nome. Alla faccia dei tuoi anonimi Omonimi” (Roberto Morpurgo, ad hoc et ad personam Annae per il Questionario, già trascritto nel vol. 11 inedito dei Pregiudizi della libertà).

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio
ti rappresenta?

Sì, Gli Uccelli di Borges, che è in realtà un libro inedito, in parte noto perché ottenne una selezione con relativa presentazione e lettura pubblica al PremioMontano (Verona 2013), ed è ora antologizzato in forma ampia e critica su Italian Poetry Review (dir. Paolo Valesio, ed. SEF Firenze) n° del 2015. Si tratta di un centinaio di pagine esegetiche su Jorge Luis Borges, in particolare e anzi pressoché esclusivamente sul suo piccolo e inestimabile capolavoro Argumentum Ornitologicum (in L’Artefice, 1960).

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Bibliografia

Roberto Morpurgo (Milano, 1959) è laureato in filosofia e scrive poesie, aforismi, racconti, soggetti cinematografici, pièces teatrali. In campo cinematografico ha collaborato fra gli altri con la Provincia di Milano, l’Arci Cinema, l’Obraz Cinestudio e la Scuola di Cinema della Regione Lombardia. In campo teatrale ha lavorato fra gli altri con il Teatro Universitario di Richard Gordon, con la RSI (Radio Svizzera Italiana), con i teatri Tordinona di Roma e San Carluccio di Napoli. In campo musicale ha scritto canzoni (musiche e testi) e lavorato per la Ricordi. Dal 2004 al 2008 ha curato la rubrica di politica e sociologia Punto di Fuga per il quindicinale “Orizzonti Nuovi”. È stato conferenziere su temi filosofico-letterari per Filosofia sui Navigli e per l’Associazione Leonardiani (Milano). Si occupa attivamente di consulenza filosofica sia per gruppi privati sia per associazioni e aziende. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti a concorsi letterari e drammaturgici: fra gli altri, il primo premio al concorso nazionale Garcia Lorca 2008 con L’azzurro del mare (poesie, Joker 2007, collana I Lapislazzuli), che ha vinto anche il1 Premio della Giuria al concorso internazionale Città di Salò 2008 e è giunto finalista al Premio di Poesia Città di Recco 2008; il primo premio al concorso nazionale Fermento Teatrale 2007 (Idea Scena, Roma), con L’Autoritratto (atto unico poi rappresentato a Milano dal vivo e alla RSI di Lugano con la regia dell’autore, calendarizzato per il ciclo Teatro al buio – stagione 2011-12 dall’Istituto dei ciechi di Milano, e per L’Unitas di Lugano nel 2014), la selezione fra i testi rappresentati nelle rassegne Schegge d’autore (Roma 2008) e La corte della formica – Teatro a vapore (Napoli 2008) con l’atto unico L’Isola, la selezione fra i testi rappresentati nella rassegna Schegge d’autore con il monologo Bogey (Roma 2009) e gli atti unici L’Appello (Roma 2010), Pioggerellina nella stanza (Roma 2011), L’Intervista (Roma 2012) (di queste pièces è stato anche regista, facendo ottenere a Napoli nel 2008 e a Roma nel 2011 riconoscimenti ai suoi attori e attrici), Marea (2013) la selezione al festival Diversamente Stabili con il microdramma Senza Busta e l’atto unico Verrà – non verrà (allestiti a cura della compagnia Gnut per il teatro Manhattan di Roma, rispettivamente nell’ottobre-novembre 2011 e nel febbraio-marzo 2012), il premio speciale della giuria al concorso nazionale Nicola Moscardelli 2007 per l’inedito El Djablo – Fantasie spagnole (racconti, uscita prevista per novembre 2009 con Puntoacapo Editrice), il terzo posto al concorso nazionale Città dei Sassi per il saggio La dottrina del miracolo in David Hume. Ha pubblicato poesie, articoli e racconti su riviste (Persone & Conoscenze, La Mosca, Tam-Tam, Carmina, Cortocircuito, Don Chisciotte, Inchiostro, UT…) e siti letterari (Il salice narrante, l’Attenzione, Via delle belle donne, Farapoesia…), e i volumi Pregiudizi della libertà I (aforismi, Joker 2006, collana Athanor), menzione speciale della giuria al Premio internazionale per l’Aforisma Torino in sintesi 2008 e 2010), El Djablo – Fantasie spagnole (Puntoacapo editrice collana Passi) e Sette racconti brevi – Fara Edizioni (Rimini) – nell’antologia La forza delle parole (terzo premio ex aequo del concorso Pubblica con noi 2012). Nel 2013 sempre per Fara appare La colpa di Kafka e altri racconti (in Scelte Vincenti). Nel 2012 ha ottenuto il primo posto al concorso La vita in prosa (PI-AL) con il racconto Muette, edito da Puntoacapo. Nel 2013 è uscito L’Autoritratto (Falsopiano, a cura di Massimo Marino), e L’Intervista (atto unico, in antologia Puntoacapo 2013). Sempre per Puntoacapo dirige le collane Il Porcospino (drammaturgia e arti sceniche) e L’Istrice (aforistica e prosa breve). Nel 2014 sono usciti Pregiudizi della libertà I-II (Puntoacapo, pref. Gino Ruozzi, postfaz. Raffaele Liucci), L’ombra del cormorano (silloge di poesia, PaC), Morte del pensatore e Un segreto di Kant (Dedalus), e Marea (atto unico – PaC). Nel 2015 è vincitore del Premio internazionale Città di Como con Pregiudizi della libertà I-II nella sezione I Luminosi (Aforismi e prosa breve). Svolge la professione di docente e consulente nelle aree della formazione, comunicazione e ricerca psico-sociologica.

Intervista a Graziella Poluzzi

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Amo la sintesi dei discorsi e quindi prediligo i racconti brevi e ancor più l’aforisma.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Non c’è stato un incontro fatale, ma un’infatuazione lenta e costante, a cominciare dai bigliettini dei Baci Perugina.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Sono tanti i grandi autori del passato, Seneca, Marco Aurelio, Leonardo, per ricordarne alcuni. Citazione brevissima, che definisce il genere di cui parliamo: ‘Tanto sfizio in poco spazio’ (anonimo): mi sembra perfetta.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Ci sono ottimi aforisti in Italia come Roberto Gervaso, Alda Merini, Luciano De Crescenzo e tanti altri.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Forse non c’è mai stato un grande interesse da parte degli editori; oggi sono su di un fronte opposto, prediligono i lunghi romanzi, puntano sui forti lettori, se li coltivano con la quantità del prodotto. E’ una tendenza che non condivido.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare
l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Bisognerebbe aprire degli spazi nella carta stampata, anche in rete e nelle letture pubbliche, ma per queste ultime dovremmo essere noi autori a farlo.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

L’aforisma ha una sua storia consolidata, la scrittura breve elettronica, non fa altro che imitarlo, lo vede di successo.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Speriamo che la rete aiuti la diffusione dell’aforisma, ma può anche svilire la sua qualità.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Produrre aforismi dà un piacere creativo all’autore e questo già è un punto positivo, inoltre arricchisce anche umanamente, essendo una riflessione più o meno profonda.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

L’aforista, oltre alla sintesi del pensiero, deve avere anche un certo gusto letterario nell’esposizione, un estro creativo che renda elegante quanto produce.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Non condivido il pensiero di Maria Luisa Spaziani. Avrei piacere che fosse citato l’autore.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Ho partecipato a varie antologie, solo di recente ho pubblicato un mio libro di aforismi: ‘Sinapsi in strass – Eruzione di aforismi in odore d’ironia’ (Zona Editore, 2014)

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Bibliografia

Graziella Poluzzi ha scritto poesie, favole, aforismi. Ne 1995 pubblica una fanzine di umorismo nero dal titolo “Macabrina” con la collaborazione di vari vignettisti. E’ esposta presso il centro documentazione donne di Bologna. Fa parte del Gruppo ’98 di poesia. Ha autoprodotto una raccolta di poesie: “Lo sguardo delle altre” ed ha organizzato vari incontri con poetesse come la Bettarini, Maleti (FI), Elisabetta Serra (MO), Rosaria Lo Russo (FI), Anna Maria Farabbi (PG) e altre.

Intervista a Fernando Menéndez

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Come nella mia ricerca di espressione poetica sono arrivato all’ Haiku, la poesia più piccola, densa e sentenziosa, così per esprimere i miei pensieri e le mie esperienze ho scelto la frase più breve e soggettiva: l’aforisma. L’aforisma, in qualità di forma espressiva letteraria, mi ha offerto una soluzione efficace perché stabilisce un equilibrio tra l’eleganza e la sostanza del pensiero. Gli aforismi aspirano ad una massima densità concettuale e quasi poetica con la minima brevità formale e, allo stesso tempo, conciliano il particolare ed il soggettivo con l’universalità.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

La prima cosa che viene in mente sono i riferimenti, le citazioni e le frasi che mio padre, lettore e conversatore, mi commentava quando leggeva un libro. Più tardi, come studente di Filosofia ho potuto constatare quanto fosse importante l’aforisma dai Greci fino ai giorni nostri. Dopo, essendo diventato professore di filosofia, ho utilizzato frasi, citazioni e aforismi che cercano o possono spiegare la bellezza e la sottigliezza dei filosofi e delle filosofie.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali
e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Posso citare, tra gli altri aforisti, i Pensieri di Joubert, i Quaderni di Paul Valery, lo Zibaldone di Giacomo Leopardi, l’Antologia di aforismi italiani del Professor Gino Rouzzi ed i presocratici. Queste cinque opere sono un punto di riferimento che leggo e rileggo spesso per i miei aforismi.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Attualmente si nota un crescente interesse per l’aforisma e per gli aforisti. Questo interesse generale si osserva in Spagna e in Italia; con meno vigore in Francia.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Sono pochi gli editori che hanno il coraggio di pubblicare libri di aforismi, e coloro che rischiano sono piccoli editori con tirature limitate, che rendono difficile la reperibilità delle copie pubblicate. E’ poi arduo rientrare di ciò che l’editore o l’autore investono nelle loro pubblicazioni.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Penso che scrivere aforismi non sia facile, e nemmeno leggerli perché questo genere richiede molta sintesi e capacità di condensare, e occorrono molte letture per creare dei buoni aforismi. Secondo me anche la difficoltà nella lettura di frammenti o brevi frasi, rispetto alla linearità cui è abituato il lettore in altri testi, sono indizi per capire l’uomo che cerca di comprendere questo mondo nel quale siamo nati, viviamo e moriamo..

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

I nuovi media utilizzano un linguaggio molto breve e crittografato, fatto per le persone che vogliono comunicare di slancio. A volte alcune frasi potrebbero essere considerate come aforismi, ma spesso non è così. La sottigliezza, l’eleganza, la conoscenza e la profondità non sono facili da gestire o da creare.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che,piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

La Grande Rete può aiutare a diffondere gli aforismi ed i loro autori, anche se mi piace pensare che, se la natura ama nascondersi e passare saggiamente inosservata, allo stesso modo dovrebbe essere per l’aforisma e gli aforisti. Ricordo ciò che disse un grande aforista del Novecento, sottile e chiaro, Gesualdo Bufalino: “L’aforista è un solitario e un malpensante, un censore implacabile dei vizi del mondo che possiede un’opinione differente ed un distacco verso l’ipocrisia del mondo”.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

L’aforisma mi ha insegnato e continua ad insegnarmi molte cose. A essere uno scettico ed un pessimista con le mie proprie idee, a guardare a ciò che è dentro me stesso, quelle verità poetiche e metafisiche dove tutto è incertezza e metafora. E ad accettare i frammenti del tempo in cui viviamo e la frammentazione del pensiero umano.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Potrei dilungarmi molto su questo argomento, ma cercherò di riassumere in cinque caratteristiche: concisione didattica, agilità critica, osservare le cose da lontano, vederle nel modo in cui nessuno le osserva e illustrarle.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Credo che gli aforismi siano, come le monadi di Leibniz, frammenti, punti o linee di energia di una medesima entità o mondo a cui tutti partecipiamo e in cui ritroviamo la provvisorietà di cui siamo fatti.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio
ti rappresenta?

Tra i miei libri di aforismi, ho una predilezione per “Hilos sueltos”.

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Bibliografia

Aforisticamente – Fernando Menéndez