Intervista a Giuseppe Cicero

1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Apprezzo la sua capacità, diretta o indiretta, di svelare e denunciare in modo conciso delle mancanze. Mi colpisce il fatto che rappresenti la goccia d’acqua in un mare d’emozioni.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

La cosa strana è che ho sempre dedicato tempo alla forma breve, ma sono venuto realmente a conoscenza dell’esistenza di questo genere letterario, e dei suoi aspetti, grazie all’intervento di un collega diplomato al Liceo: rimase stupefatto della cartella che tenevo nel cassetto, e mi rivelò che si trattava di aforismi: da qui, la curiosità sempre crescente di cimentarmi in questo genere.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Credo che, in assoluto, quelli a me più congeniali siano gli aforismi di Karl Kraus. Tra questi “L’aforisma non coincide mai con la verità; o è mezza verità o una verità e mezzo”, che arriva in maniera folgorante al destinatario.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Sì, e sono anche convinto del possibile livello qualitativo superiore rispetto ai maestri del passato.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Lo credo dovuto al fatto che il genere aforistico non sia commercialmente vendibile quanto il romanzo: tuttavia, a mio avviso, non è culturalmente meno importante degli altri generi letterari, considerato che sin dalla sua nascita esso veniva usato per rompere gli schemi del linguaggio convenzionale: ed a tutt’oggi trova il modo di sorprendere semplificando con intuizioni significative e riflessive il senso di ogni lungo discorso.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Credo che sia i social come Twitter e Facebook che i motori di ricerca di Internet siano canali di trasmissione e di documentazione non indifferenti per l’aforisma fatto bene, di massimo 4 – 5 parole.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

L’aforisma abbraccia a tutt’oggi una serie di stili che, nell’elaborato complesso finale, permettono di tracciare un’identità, sia pure per certi versi contaminata, che lascia nella sua concisione un’impronta precisa, il cui DNA è quello di stupire, indurre il lettore a riflessioni che lo proiettano verso conclusioni spesso e comunque soggettive.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Sì, sicuramente Twitter e Facebook promuovono bene anche l’aforisma fatto con un corretto criterio di base; ovvero rispettano le regole che fanno da linea guida all’elaborazione degli stessi, permettendo al contempo di distinguerlo dalle forme diverse e dagli stili contaminati.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

L’aforisma, nel tempo, mi ha permesso di maturare e contemplare aspetti che prima mi erano conosciuti solo sotto forme diverse, ma comunque dirette verso il bene ed al rispetto comune.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Credo che la saggezza, la profondità interiore e la capacità di ascolto siano essenziali per la trasposizione in sintesi degli aspetti più sorprendenti ed esaltanti di un discorso o di una denuncia.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Non citare la paternità aforistica è segno d’immaturità: spesso si usa anchesostituire il nome e il cognome dell’autore senza cambiare il senso del testo, evidenziando semmai l’ignoranza di chi, cimentandosi malamente nel genere aforistico, ne offusca la vera identità intellettuale.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Si, “Aforismi e poche parole” – Edizione Mannarino. Ho pubblicato questa silloge nel settembre del 2013. Continuo a praticare la forma breve con pubblicazione di nuovi aforismi sul mio profilo di Facebook “Aforismi e poche parole” di Giuseppe Cicero: https://www.facebook.com/pages/Aforismi-e-poche-parole-di-Giuseppe-Cicero/537277839661154?ref=bookmarks e dal sito web www.giuseppecicero.weebly.com.

Sono presente come autore al sito www.aphorism.it del seguente link: aphorism.it/giuseppe_cicero/.

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Bibliografia

GIUSEPPE CICERO, madrelingua inglese, nasce il 28 giugno 1966 a Montreal, provincia del Quebec nello Stato Canadese dell’America del Nord dove frequenta gli studi fino all’età di 14 anni. Nel 1980, ancora minorenne, lascia il Canada per trasferirsi con i genitori in Italia nella località di Campora San Giovanni, Comune di Amantea situato lungo il litorale della costa tirrenica calabrese. Nel settembre del 2013 pubblica la sua prima opera dal titolo: “Aforismi e poche parole” (Editore Mannarino Franco), a cui è stato conferito diversi riconoscimenti, in particolare, nel dicembre dello stesso anno, il “Diploma d’Onore” tra i semifinalisti al XX Premio Letterario Internazionale Trofeo Penna D’Autore e nel 2014 la “Menzione Speciale” dal Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, IV edizione.

Ama scrivere aforismi la cui ricetta di fondo per ognuno è impressionare, sorprendere, evidenziando la concisione dei concetti più ampi, il paradossale e lo stupore. Dalla passione che nutre per la scrittura, tiene periodicamente aggiornato di nuovi aforismi con immagine la sua fan page di Facebook – “Aforismi e poche parole di Giuseppe Cicero” : https://www.facebook.com/pages/Aforismi-e-poche-parole-di-Giuseppe-Cicero/537277839661154 e il suo sito internet: www.giuseppecicero.weebly.com .

Fin dai tempi giovanili trova passione anche per la poesia riprendendo recentemente con altrettanto amore ogni forma di scrittura, espressione, stile, partecipando altresì a diversi concorsi letterari nazionali e internazionali. Tra queste, la poesia «Senza Parole» ha ottenuto il Diploma d’Onore e l’inserimento della stessa nell’antologia “Poesie D’Autore” alla quinta edizione del concorso nazionale «Poesie d’Amore». Al Gran Galà di Poesia Rende … InVersi IV edizione riceve il “Trofeo d’Onore” per la poesia dal titolo “AMARE CON LA “A” MAIUSCOLA”. Nell’antologia delle più belle Poesie del Premio Internazionale Città di Melegnano 2014 viene inserita la poesia dal titolo “ AMORE IMPOSSIBILE”. Per la poesia “L’AMORE DI UNA MAMMA E’ IL DOLORE DEL SACRIFICIO” ottiene l’Attestato di merito e l’inserimento della stessa nell’antologia Fiori di Maggio – florilegio solidale – II ed. 2015.

Intervista a Giulio (Donato) Broccoli

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La mia predilezione naturale ad esprimere un concetto con poche parole, e la capacità di osservare il mondo e gli uomini cogliendo alcuni elementi essenziali dei rapporti interpersonali.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Ho scoperto che scrivevo aforismi leggendo per caso qualche aforisma di Gibran, di Kraus, di Wilde.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Come già detto, Gibran, Kraus, Wilde, ecc.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

E’ difficile dirlo, sono relativamente un autore nuovo in questo panorama letterario, ma vi sono alcuni autori veramente profondi.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Al fatto di non poterne fare con facilità un prodotto editoriale in grado di produrre utili.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Sì, organizzare premi letterari dedicati all’aforisma, seri e di alto livello, curando poi la pubblicazione dei migliori aforismi, con divisione in percentuale degli utili. Inoltre si potrebbe  anche premiare i migliori tre aforismi dell’anno.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta,

Sì. Un aforisma deve esprimere una verità o falsità, una relazione tra cose o atteggiamenti umani, magari in modo poetico o surreale. Un aforisma, i miei nascono così, deve essere una pennellata unica e inequivocabile del pittore che sta in noi.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Possono esserci degenerazioni con l’uso della Rete, ma i migliori aforismi emergeranno sempre, anzi avranno infiniti modi di propagarsi e farsi conoscere.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in altro modo?

Sì. Occupandomi di materie scientifiche, scoprire di avere un piglio letterario mi ha dato soddisfazione e confermato che i saperi sono interconnessi a volte in maniera sconosciuta. Riuscire a cogliere con sagacia alcuni aspetti della vita quotidiana mi ha dato la possibilità di analizzare la mia condizione umana e quella dei miei simili riuscendo a
volte a migliorare i rapporti interpersonali.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Esprimere verità, magari condite da ironia e poesia, che possano illuminare la vita e la conoscenza. I miei nascono come pennellate uniche e inequivocabili nel profondo della notte mentre agito un tema che voglio trattare con la forza della mente. Spesso accade che trattano di tutt’altro argomento.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Sì, il nome dell’autore è fondamentale, perché se è pur vero che a volte un aforisma appare in modo spontaneo e casuale nella nostra mente, bisogna ammettere che si tratta di una vera e propria idea originale. Insomma, un aforisma ben fatto merita un Eureka e il suo Archimede.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

www.matematicus.com

Intervista ad Angelo Gaccione

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

L’aforisma permette il massimo di comunicabilità e di significazione, ricorrendo ad una quantità minima di parole. Un po’ come la poesia. A volte un buon aforisma riesce a sintetizzare un’intera concezione estetica, un pensiero filosofico, un’istanza etica. La mia predilezione è dovuta anche ad una motivazione morale, e nulla meglio dell’aforisma mi permette di affrontare questo terreno insidioso senza scivolare nella retorica. Oggi un buon autore di aforismi svolge lo stesso compito dei grandi moralisti del XVIII secolo.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Sin da giovanissimo ho cominciato a leggere con una matita rossoblu in mano. Come ho documentato nel volume Nero su bianco pubblicato nel 2000, in cui ho raccolto aforismi di autori di ogni tempo, raccoglievo queste perle estrapolandole dalle mie variegate e disordinate letture, per un puro piacere personale. Col tempo questa pratica è divenuta sempre più intensa e selettiva.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Fondamentalmente gli antichi, quelli che chiamiamo per comodità “i classici”. In loro c’è tutto: etica, filosofia, morale, radicalità civile. Ma anche gli autori anonimi dei libri sacri e i favolisti. Sì, ce ne sono diversi. Alda Merini nel suo primo libretto di aforismi da me
pubblicato e introdotto per le Edizioni Nuove Scritture nel 1992, definisce gli aforismi come ‘incantesimi della notte’. Un’autrice di cui non ricordo più il nome, dice che l’aforisma è un soffio che può increspare il mare. Per me è un grumo minimo di parole capace di generarne altre mille.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Quelli validi sono pochissimi. La scarsa considerazione degli editori verso questo genere, non spinge gli scrittori a cimentarvisi. Gli autori di teatro potrebbero fare molto, soprattutto sul versante brillante, ma anche il teatro scritto oggi è completamente marginalizzato.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Gli editori sono succubi del mercato e lo inseguono. Le televisioni, anche se in peggio, almeno sono loro a influenzare gusti e tendenze del pubblico; l’editoria no, ha rinunciato. Potrebbero farlo i piccoli editori di qualità raccogliendo la sfida. Neppure i giornali ne pubblicano più, come avveniva un tempo. “Odissea” è stato un caso a sé in questi oltre 11 anni di vita.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

La vostra iniziativa è una di queste vie. Le letture pubbliche sono altrettanto importanti. Occorrerebbe che radio, riviste e giornali indipendenti tornassero a dare spazio a questa forma espressiva. L’aforisma è una vera e propria forma d’arte, difficile ma efficace. La sua perdita di centralità è un grave danno.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Questa roba non ha nulla a che fare con l’aforisma, anche se riconosco che ci sono degli slogan efficacissimi, a volte poetici e colti, ma, ripeto: lo slogan non ha niente a che vedere con l’aforisma, anche se ne condivide la brevità.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Sulla Rete c’è di tutto, come avviene sempre in una agorà libera e senza controlli. Questo è un bene. Il rischio è la mescolanza ibrida in cui non si distingue più ciò che è valido ed originale, e ciò che non lo è. Tuttavia preferisco questo eccesso: senza la Rete molti validi autori di aforismi non avrebbero alcun luogo per esprimersi e farsi leggere.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Ci sono delle frasi di vari autori che hanno modificato la mia esistenza e la mia moralità. La mia scrittura ne è stata influenzata, ma soprattutto i miei comportamenti pubblici.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Sono due le qualità fondamentali: la profondità di pensiero e la moralità. Se a questo si unisce la grazia di uno stile accattivante, allora è il massimo. Come lo si dice è altrettanto importante di ciò che si dice.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Le barzellette sono tutte anonime e rientrano in una sorta di patrimonio collettivo; ma le chiamiamo appunto barzellette. L’aforisma è una citazione in genere dotta, con un suo blasone di autorevolezza. L’autore è parte di questa autorevolezza, dunque è giusto che ne sia citato l’autore. Noi diciamo: “Seneca dice…”; oppure: “Come afferma Esopo…”. Vedete che l’autore non è un dettaglio marginale, ma fonte di credibilità di quel che si cita.

-12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

La mia scrittura è piena di aforismi, basta leggere una commedia come “Tradimenti”, o un libro di racconti come “La signorina volentieri”. Se si va a cercarli in quanto ho pubblicato se ne potrà estrapolare una discreta quantità. Tuttavia ho una piccola raccolta che ogni tanto si arricchisce di qualche pensiero nuovo; si chiama Il lato estremo, e l’ho iniziata moltissimi anni fa. Chissà, magari come è accaduto con gli altri libri, primo o poi ci sarà qualcuno che se ne innamorerà e deciderà di editarli. Non sono moltissimi, un paio di centinaia, ma io sono esigente e parco allo stesso tempo.

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Bibliografia

Angelo Gaccione è nato a Cosenza. Narratore e drammaturgo ha pubblicato numerosi libri di saggi, racconti, aforismi e testi teatrali. Fra i più noti ricordiamo: Il sigaro in bocca, L’incendio di Roccabruna, Manhattan, Disarmo o barbarie (assieme a Carlo Cassola); L’immaginazione editoriale -Personaggi e progetti dell’editoria del secondo Novecento- (assieme a Raffaele Crovi); il best seller Lettere ad Azzurra, La striscia di cuoio considerata il suo capolavoro.

A Milano ha dedicato quattro libri di successo: Milano, la città e la memoria; La città narrata (tre edizioni); Poeti per Milano; Milano in versi.

Dopo un lungo silenzio editoriale, nel 2013 Gaccione ha pubblicato tutto il suo teatro in un unico volume “Ostaggi a teatro. Testi teatrali 1985-2007” in cui compaiono testi come: La porta del Sangue, Stupro, Tradimenti, Dal fondo, Pathos, Single, Hermana, La sedia vuota, Gesti senza parole, Ostaggi a teatro, La finzione, L’uomo che ha perso la voce, Lo sbaglio, La seduta. (Ferrari Editore); un’elegante edizione aggiornata di “Milano città narrata” (Meravigli Editrice) e la sua quinta raccolta di racconti “La signorina volentieri” (Oltre Edizioni). Notevole il suo impegno civile espresso anche attraverso un’ampia produzione saggistica. Vive e lavora a Milano, dove dirige il giornale di cultura “Odissea” a cui collaborano prestigiose firme della cultura italiana ed internazionale.

Intervista a Luciana Loureiro

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La possibilità di poter condensare in poche parole grandi riflessioni.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Il primo incontro a livello di scrittura è avvenuto nel dicembre 2014, ma la lettura degli aforismi risale a tanto tempo fa. Provando una sorta di ammirazione per gli aforismi e non essendo madrelingua italiana, inizialmente mi è venuto più spontaneo scrivere nella forma breve.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Trovo particolarmente interessanti alcuni aforismi di Friedrich Nietzsche, Oscar Wilde e Carl Gustav Jung. Si, quegli aforismi che attraversano i secoli e sembrano essere cosi attuali. Sono
questi, secondo me, quelli più belli e che sfiorano una sorta di verità universale.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Credo di si, anche se mi sto avvicinando solo adesso alla letteratura aforistica italiana.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Secondo me all’uso abusivo e comune dell’aforisma a livello on-line.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Penso sia valido riportare nelle classe scolastiche la discussioni di alcuni aforismi, che riescano a far nascere un dibattito, riflessione e da questo punto innescare negli alunni una maggior volontà di lettura e ricerca degli aforismi.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Penso che l’aforisma in se abbia un corpo e anima propria, ma che riesca a distinguersi dalle varie forme di comunicazione veloce oggi in voga solo se il lettore abbia degli “occhiali culturali” lavorati e indossati con cura.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Ritengo che la Grande Rete riesca a fare entrambi le cose.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Sì. Direi che prima c’è stata la maturazione umana, poi intellettuale che oggi si fonde con la continua maturazione letteraria.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Sensibilità, capacità di osservazione e riflessione.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Si, mi sento contrariata. Anche perché la sigla di origine servirebbe a indicare al lettore dove e in quale contesto è nato quel “fiore”. Quali sono i segni particolari di quel “fiore”.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Sì, i seguenti:

“L’amore che si prova per qualcuno rimane una pura illusione, se non si ama se stessi per primi”.

“A volte la cosa migliore è non scegliere: così si perdono di vista le sponde sicure e ci si lascia trasportare dalla corrente”.

“L’essere umano è un animale che è tenuto sotto controllo da diversi fattori che agli altri animali appaiono alquanto strani”.

Intervista a Antonio Gaimari

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

L’essenzialità e immediatezza del contenuto.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Il primo incontro è stato Karl Kraus e una innata predisposizione all’aforisma.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Cioran, Kraus, Oscar Wilde, Flaiano. Penso che tra questi autori vi siano dei riscontri.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Non saprei.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Forse la soap opera ha vinto sull’essenzialità.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni
indicheresti?

Forse andrebbero bene dei festival musicali con recitazioni di aforismi d’autori vecchi e nuovi.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Penso proprio di sì, l’aforisma dovrebbe avere la profondità di un messaggio spirituale.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Bisognerebbe provare e vederne i risultati. Vi sono diversi blog interessanti e moti superficiali, ad esempio.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Penso che sia nata prima una certa maturazione umana e letteraria e poi l’aforisma.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Essere comprensibile ai lettori.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

La paternità non è vincolante ma sì al diritto d’autore, come forma di tutela.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

“Il sazio ha sempre un posto a tavola”.

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Bibliografia

Antonio Gaimari è nato il 13/03/1952 in provincia di Salerno, dove tuttora vive. Ha seguito un percorso da autodidatta: lavora nel settore dei beni culturali e ha pubblicato per la “Lalli Editore” una raccolta di aforismi dal titolo: ”Frantumazioni”.

Intervista a Giuseppe Savarino

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Il limare è l’arte di chi conosce bene lo strumento che usa; sprecare le parole è come uccidere, non avere cioè rispetto dell’altro. Come diceva Baal Shem Tov, un individuo nasce con un numero stabilito di parole. Quando sono state tutte pronunciate quell’individuo muore. Mi piacerebbe che tutti fossero consapevoli di questo.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei
stato indotto a cimentarti in questo genere?

Le letture di Nietzsche e Cioran, due maestri in quest’arte. In realtà, l’aforisma in cui mi sono cimentato in massima parte appartiene solo a me, perché presenta gli stessi difetti della poesia quando è pubblicato: è riservato a pochi, tutti gli altri sono impostori o scansafatiche.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Cioran, Nietzsche, Gòmez Dàvila, Karl Kraus, La Rochefoucauld, Chamfort, Lichtenberg. Il mio meta-aforisma preferito è uno molto noto di Karl Kraus “L’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezzo”.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Mario Andrea Rigoni, Maria Luisa Spaziani, gli aforisti poetici (Alberto Casiraghi, ecc.). Nulla di sorprendente, come lo è quella serba, ad esempio. Manca di pathos.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Mancanza di marketing. Un giorno il consumo estemporaneo di aforismi esploderà (con molta probabilità sugli smartphone): è solo questione di tempo. Da quel momento passerò alla prosa.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Marketing. Da parte degli editori in primis, il resto lo farà l’idiozia umana.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Si, deve assolutamente distinguersi in aforismi di qualità da un lato e di consumo dall’altro. Purtroppo la superficialità paga e il mercato economico si orienterà su quest’ultimo.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

La rete è un danno per la lettura, la letteratura, la memoria e l’intelligenza. Ma il danno maggiore lo subisce un’arte come l’aforisma o la poesia, alla portata di tutti, quindi degenerata.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Assolutamente sì, non li concepisco per uno scopo diverso da questo.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

La sofferenza ovvero la deferenza per le parole.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe
davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Nel Medioevo l’artista non era citato perché si riteneva che l’opera fosse “res nullius”, cosa di nessuno. Non siamo più nel Medioevo.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Due.
Solo ciò che si smarrisce si può ritrovare.
Scrivere è ammettere una sconfitta: l’incapacità di rimanere in silenzio.

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Bibliografia

Di formazione economica e amministrativa ma parallelamente filosofica e letteraria, Giuseppe Savarino nasce nel 1970 in un piccolo borgo della provincia di Agrigento, in Sicilia. Dopo il diploma di Ragioneria conseguito con il massimo di voti (grazie ad uno scritto su Erich Fromm) si trasferisce, per proseguire gli studi, a Pisa e poi a Palermo dove si laurea in Economia e Commercio. Insegna subito dopo materie economiche, matematiche, informatiche- anche privatamente. Nel frattempo approfondisce gli studi filosofici, sociologici, psicologici e storici. Abbandonata l’amata Palermo si trasferisce nel 1999 a Verona e infine a Milano, dove svolge da alcuni anni l’attività di consulente, in particolare sugli aspetti fiscali e sui processi organizzativi aziendali.

Dal 2011 collabora con diversi blog e riviste letterarie, anche cartacee, frequenta un Master di Editing professionale e gestisce il blog letterario “Letture critiche”, dedicato ai “classici del libero pensiero”. Dall’inizio del 2012 gestisce il blog Tutto Cioran, per approfondire gli studi sullo scrittore rumeno-francese Emil Cioran. Ha fondato a fine 2012 la rivista Filosofia e nuovi sentieri. Frequentatore assiduo di biblioteche e librerie, ama circondarsi di libri e di tanti aspetti dello scibile umano – di natura letteraria e scientifica – coltivando voracemente un faustiano interesse per la conoscenza, per la quale continuerà ostinatamente a rifiutare qualsiasi artificiosa frammentazione.

Dall’inizio del 2012 è socio dell’Associazione Italiana per l’Aforisma (AIPLA) e gestisce il blog Tutto Cioran (http://tuttocioran.com), dedicato interamente allo scrittore romeno – francese Emil Cioran.

E’ fondatore e redattore della rivista Filosofia e nuovi sentieri (http://filosofiaenuovisentieri.it).

Frequentatore assiduo di biblioteche e librerie, ama circondarsi di libri e di tanti aspetti dello scibile umano – di natura letteraria e scientifica – coltivando voracemente un faustiano interesse per la conoscenza, per la quale continuerà ostinatamente a rifiutare qualsiasi artificiosa frammentazione.

Intervista a Felice Bonalumi

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

E’ bene rivolgere questa domanda allo Spirito: è lui che indirizza l’ispirazione.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Montaigne ti segna per tutta la vita, soprattutto se hai 15-16 anni, non ricordo. Poi vengono gli altri. Per il secondo punto di domanda: una grande autostima.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali
e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Ho già citato Montaigne, ma c’è Cioran, La Rochefoucauld e poi ci aggiungo il nostro Ojetti che continuo a considerare un grande. Cito a memoria da Cioran: più che nella poesia (il che sarebbe romanticume, questo lo dico io) è nell’aforisma che la parola si avvicina a Dio.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Se qualche aforisma di oggi rimarrà, l’autore di quell’aforisma sarà un nuovo classico da aggiungere alla lista. Ma è possibile che per allora l’autore non sarà più da queste parti.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Esiste la parola marketing, ma è inglese.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Esiste la parola marketing, che viene dal latino mercatus.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

L’aforisma apre, le altre forme chiudono.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Il problema non è la Grande Rete, sono i Grandi Stupidi che usano la Grande Rete.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Non mi sento maturo, per questo continuo a scrivere aforismi.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Vedere la vita dal di fuori.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe
davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Non contrariato, incazzato.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

La prossima.

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Bibliografia

Felice Bonalumi è laureato in Filosofia e in Lettere Moderne, professionista nel settore della comunicazione d’impresa e giornalista, ha insegnato in diverse Università. Ha collaborato con il quotidiano Avvenire, occupandosi di arte e ha al suo attivo la cura di diversi cataloghi fra cui, Giancarlo Cerri, Dalla figurazione all’astrazione, Cortina Arte Edizioni, 2010 e Antonio Tonelli, Un viaggiatore nel tempo, Gabriele Mazzotta, 2011. Fra le sue pubblicazioni: Scrivere e comunicare in azienda, Il Sole 24 Ore, 2002 e Scrittura in azienda (lettere, circolari, brochure, libretti illustrativi, comunicati stampa, e.mail), Il Sole 24 Ore, 2008 (entrambe con il prof. Mauro Pecchenino); Teodolinda, una regina per l’Europa, Edizioni San Paolo, 2006; Tutti gli uomini di Dio, raccolta di poesie, ExCogita, 2009; Insegnare con successo, La Scuola, 2012. Sue favole sono pubblicate in: Le fiabe di Valentina, acquerelli di Alberica Jacini, Valentina edizioni, 2002; Le Fiabe di Selvino, pubblicazione a cura del Comune di Selvino, 2006.
Ha al suo attivo diverse plaquettes per le Edizioni Pulcinoelefante e ha tradotto Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, con introduzione di Felice Bonalumi, Edizioni San Paolo, 2008; H. de Balzac, Un tenebroso affare, PaginaUno, 2014.

Inserito nella collettiva di aforismi Geografie minime, a cura di Sandro Montalto (Joker Edizioni, 2015). Ha collaborato e collabora a diverse riviste, in particolare PaginaUno.

Intervista a Rinaldo Caddeo

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La sua brevità, appunto, come prassi creatrice e curativa, a partire da una condizione data della lingua e dei significati dei lessemi e dei sintagmi, (delle singole parole e delle associazioni tra parole), dato che nulla si crea dal nulla. Mi collego all’uso originario, ippocratico, della parola aforisma: precetto medico, che è il significato che ha in Dante. È una medicina del linguaggio. È linguaggio che interrogando se stesso, capovolgendosi, ossigena il cervello delle parole, innesca un training autogeno di crescita autodelimitata. In questa operazione di smantellamento e rimodulazione, entrano in gioco gioco e paradosso, i sensi, i suoi occhi, orecchie, naso, bocca, cervello e i sentimenti del contrario di una lingua.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Da quando ho cominciato a giocare, cioè da sempre.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Da Omero a Ceronetti, passando per Eraclito, Socrate, Tacito, Montaigne, Guicciardini, Montecuccoli, Chuang-tze, Leopardi, Wilde, Kraus, Totò et cetera.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Non lo so. Forse sì: ai posteri l’ardua sentenza.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

C’è mai stato un vero interesse?

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Leggere, con l’accento sulla prima e. Un fenomeno sempre più raro.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Sì. No. Aforisma: barzelletta (tweet, slogan, battuta, interferenza, vattelapesca) sconosciuta e indisciplinata che non si piega a nessuno scopo (vendita, scambio, piripicchio). Parole di un gioco di parole.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Ciò che conta non è la rete ma il mare.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo? Non lo so.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

“La radice della parola aforisma è la stessa di orizzonte. Il verbo greco horìzo significa delimitare.” (Giuseppe Pontiggia). Tracciare i limiti, guardare il confine. La dote delle doti: tenere insieme sguardo e limite, collegare il centro e la circonferenza, come suggerisce Pontiggia.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

No, purché non gli venga attribuita una paternità abusiva.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

L’ultima e l’unica che ho pubblicato: Etimologie del caos.

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Bibliografia

Rinaldo Caddeo è nato il 7-10-52 a Milano, dove fa l’insegnante in un Liceo della città. Ha pubblicato quattro raccolte di poesie (Le fionde del gioco e del vuoto, Narciso, Calendario di sabbia, Dialogo con l’ombra), una raccolta di racconti (La lingua del camaleonte) e una di aforismi (Etimologie del caos). Ha inoltre pubblicato Siren’s Song, selected poetry and prose 1989-2009, una raccolta antologica di testi in italiano con testo a fronte in inglese. I suoi aforismi sono apparsi sulle antologie: Nuove declinazioni (2005) e, tradotti in inglese con testo a fronte, The new italian aphorists (2013). Ha pubblicato saggi critici, recensioni, racconti, aforismi, traduzioni e poesie su diverse riviste.

I suoi due saggi più lunghi sono stati Ombre e impronte intertestuali in Buzzati e Gli animali e il mimetismo in Giampiero Neri, apparsi in due volumi di critica: L’attesa e l’ignoto su Buzzati, e Memoria, mimetismo e informazione su Neri.

Intervista a Emilio Rega

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Mi piace molto una definizione riguardante il genere aforistico che è la seguente: “Aforisma: una verità detta in poche parole – epperò detta in modo da stupire più di una menzogna “ (Giovanni Papini). Credo che con queste parole si possa cogliere l’essenza stessa dell’aforisma, che è sempre, quando è riuscito, un’illuminazione, un flash in grado, in un istante, di disvelare la realtà e quindi di sorprenderci perché va oltre le nostre abitudini quotidiane ed i nostri usuali modi di dire e di pensare. Ed inoltre mi piace sottolineare la peculiarità della scrittura aforistica da me prediletta attraverso le parole di Nietzsche: “Chi scrive aforismi non vuole essere letto ma imparato a memoria”. Questo vuol dire che l’aforisma è un frutto maturo, un distillato a cui non si può aggiungere né togliere nulla.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da che cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

L’incontro “fatale” con l’aforisma è avvenuto ai tempi del liceo leggendo gli aforismi de “La gaia scienza” di Friedrich Nietzsche, cosa che mi ha indotto successivamente alla lettura in versione originale delle opere principali del grande filosofo tedesco. Per indole sono un taciturno, un uomo di poche parole e quindi fatalmente propenso a privilegiare la forma breve. Ma credo che ci sia anche una ragione più profonda se consideriamo il porsi dei limiti come una questione etica e non solo di tipo psicologico. Viviamo nel mondo della chiacchiera, del pettegolezzo, del gossip a tutti i costi, i mass media ci travolgono con fiumi straripanti di parole, e tutto ciò, oltreche essere deleterio e distruttivo, non può non avere conseguenze sull’opinione che l’uomo comune si fa del genere aforistico, che è molto snobbato con una netta predilezione per il romanzo che si fa preferire proprio per la sua maggiore lunghezza. Scriveva Karl Kraus: “Quando non si sa scrivere un romanzo riesce più facile di un aforisma”. All’aforisma va dato quindi il merito di essere l’estremo baluardo contro l’alienazione e la massificazione dell’uomo contemporaneo.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Mi è piaciuto molto leggere “I Ricordi” di Marco Aurelio ma fra i classici sento a me congeniali le massime del grande moralista francese La Rochefoucauld. “I caratteri” di La Bruyère sono stati per me una formidabile fonte d’ ispirazione ed ho letto con piacere anche le opere degli altri moralisti francesi tra Seicento e il Settecento Vauvenargues e Chamfort. Per quanto riguarda gli aforismi sull’aforisma mi piace molto la seguente definizione di aforisma che dà Hermann Hesse: “L’aforisma è una sorta di gemma, tanto più preziosa quanto più rara, e godibile solo in dosi minime”.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Devo ammettere di non conoscere a sufficienza la letteratura aforistica contemporanea per poterne dare un giudizio complessivo. Credo comunque, e questo non riguarda soltanto gli aforismi ma la letteratura in generale, che il confronto con i grandi del passato sia necessario perché sono i nostri maestri, ma anche che esso non debba condizionarci a tal punto da deprimere la nostra creatività. Quindi in letteratura, e nel genere aforistico in particolare, non condivido né la saccenteria o la supponenza di taluni, né la disillusione o la desolazione di altri.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Nel relazionarmi col mondo editoriale l’esperienza che ho maturato nel corso di tanti anni mi insegna che il genere aforistico, considerato un genere d’élite e quindi troppo difficile per il lettore medio (sarebbe meglio dire mediocre), pur essendo considerato pregevole nel suo valore intrinseco, non essendo adatto alla vendita non è nemmeno adatto alla pubblicazione. Ed in tempi in cui quello che conta è vendere e sapersi vendere è facile a questo punto trarne le conclusioni.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni
indicheresti?

La mia esperienza come iscritto a “Facebook” dimostra che la mia relazione on line con gli amici più giovani cui dedico la maggior parte delle mie riflessioni e citazioni, essendo immediata, diretta, risulta avere maggiore efficacia del libro i cui tempi di pubblicazione e di diffusione a mio parere sono troppo luinghi, per cui spesso capita che il lettore sia irraggiungibile, o difficilmente raggiungibile. Beninteso questo non significa che le nuove generazioni debbano sostituire il libro col computer. Resterò comunque e sempre un difensore della necessità e del pregio di un buon libro. Occorre solo che l’uno non sostituisca l’altro e viceversa.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…?

E’ sempre opportuno risalire all’etimologia della parola aforisma (aforismo nell’Ottocento e nei primi del Novecento): essa deriva dal greco aphorismos (ove aphorizein composto da apo e horizo vuol dire definire, delimitare, confinare) che significa quindi definizione, dove gli elementi qualificanti sono la brevità e l’esattezza. Esso quindi si distingue da ogni altra comunicazione veloce per la profonda esigenza di verità e di saggezza da cui nasce e di cui si nutre, mentre negli altri casi la brevità è solo sinonimo di superficialità.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Credo che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma a patto che non ci si “diverta” a tempestare quotidianamente gli amici con un numero di citazioni eccessivo il cui effetto alla fine può essere controproducente, cioè può allontanare il lettore dal genere aforistico.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Ho pubblicato il mio primo libro di aforismi nel 1993 e la mia esperienza più che ventennale (ne ho pubblicato altri cinque) dimostra che avevo imboccato la strada giusta. Scrivere aforismi e condividerli con professori universitari, giornalisti, scrittori, artisti in genere è stato per me innanzitutto fonte di maturazione umana oltreche intellettuale e letteraria. Ho sempre sentito quello aforistico come il genere a me congeniale nella brevità, nella sua esattezza, frutto di un incessante studio introspettivo e portatore di elevati valori spirituali nell’inesausta ricerca di un senso da dare all’esistenza.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Credo che una delle principali doti di un buon aforista sia quella dell’ironia ed anche dell’autoironia. Il motto di spirito (Witz), la battuta del buon aforista è folgorante, spiazzante, è qualcosa che, direbbe Freud, scaturisce dall’inconscio, e che non ha timori reverenziali nei riguardi di chicchessia, ma è anche un modo per conoscere più approfonditamente se stessi, in modo spietato ma alla fine vincente.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Rispondo semplicemente con la citazione di un aforisma di Ralph Waldo Emerson: “Subito dopo il creatore di una buona frase viene, in ordine di merito, il primo che la cita”. Intelligenti pauca.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Beh, si vuol sempre più bene all’ultimo nato, ma se proprio devo fare una scelta “Oltre le stelle” è la raccolta di aforismi cui sono più legato perché a partire da essa ho cominciato a prendere coscienza delle mie doti di scrittore di aforismi, non solo, ma anche di poeta, meta da me prima considerata irraggiungibile e che invece il giudizio espresso dal poeta Dante Maffìa, autore della prefazione del volume, ha reso perspicua: “Rega è un saggio non perché, come Montaigne, si sia prima avvelenato di troppa cultura e l’abbia poi espulsa da sé cercando di renderla agevole e prendibile, ma perché sa guardare alle cose e alle azioni umane con sguardo sereno, sa penetrare all’interno degli eventi e scorgerne il filo segreto che li unisce e li disunisce, sa leggere dietro le apparenze, sa scrutare la realtà nel suo farsi e disfarsi. Insomma Rega compie l’operazione che compirebbe un poeta e perciò non credo sia casuale che ‘Oltre le stelle’ sia edito in una collana di poesia”.  

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Bibliografia

Emilio Rega è nato a Villa San Giovanni (RC) il 2 marzo 1955. Allievo del Professor Alberto Caracciolo (fondamentali le sue lezioni di Filosofia Teoretica per la sua formazione) si è laureato in Filosofia a Genova nel 1981 con una tesi su Robert Musil ottenendo il massimo dei voti e la dignità di stampa e suscitando l’interesse di germanisti di fama internazionale come Claudio Magris e Ferruccio Masini e di Istituti di ricerca all’estero come il Robert-Musil-Archiv Klagenfurt e l’Istituto di germanistica (Robert-Musil-Forschung) dell’Università di Saarbrucken. Da un capitolo della tesi ha poi ricavato un saggio “La conoscenza ed il compito del poeta in Robert Musil” che è piaciuto al noto germanista Luciano Zagari e che è stato pubblicato in “Studi Tedeschi” nel 1986.

Successivamente è cominciata la sua produzione aforistica che comprende i seguenti volumi: Sursum corda Ed. del Leone, 1993 (pubblicato dopo l’approvazione del poeta Paolo Ruffilli in qualità di Direttore Editoriale); Oltre le stelle, Ed. dell’Oleandro, 1997 (con una prefazione di Dante Maffìa); Casus irreducibilis, Ed. Tracce, 1998; 600 aforismi e Ad libitum, Mauro Baroni Editore, 1999; Sussurri e silenzi, egoEdizioni, 2013 (con una prefazione di Lorenzo Spurio). I testi sono stati recensiti dai principali quotidiani della città (“Il Secolo XIX”, “Il Corriere Mercantile”, “Il Giornale”, “La Repubblica”, ecc.) e sono paciuti ad eminenti personalità della cultura come Giorgio Bàrberi Squarotti, Sossio Giametta, Giuseppe Pontiggia, Rosellina Archinto,
Giuseppe Conte, Adriano Sansa, ecc.

Suoi aforismi o suoi interventi sono presenti nei principali siti specialistici come “Aforisticamente”, “Aphorism”, “Aforismario”, “Apoftegma”, “Aforismania”, “PensieriParole”, ecc. Esistono già citazioni dei suoi aforismi in repertori tematici accanto ai più grandi autori della letteratura mondiale (“Passione Aforismi”), alcuni sono già stati tradotti nella lingua spagnola (in “Novakida.es” e in “Taringa.net”) o evidenziati a mo’ di epigrafe come nella pagina di “Facebook” “Pensieri, Parole e…Coccole”.

Nel 2013 è risultato tra i vincitori del concorso aforistico a tema “Tre gocce d’inchiostro” indetto dall’”Associazione Italiana per l’Aforisma”. Ha partecipato inoltre a concorsi di poesia: vincitore della “Farfalla d’argento” al 31° e 32° Concorso 50&Più (2013-14), finalista al “Premio Mario dell’Arco 2014”, premio speciale al “Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Percorsi letterari delle Cinqueterre al
Golfo dei Poeti” I Edizione (2014).

Sue poesie o componimenti sono presenti in antologie come “I poeti contemporanei”, Pagine, 2012; “Premio Orlando” (Prima Edizione 2013); “L’anima delle parole”, Artemuse editrice, 2013; “Qui dove camminano gli angeli”, Artemuse, 2013; “Il
Tiburtino”, Aletti Editore, 2014. E’ autore di una silloge di poesie “Per amore, solo per amore” pubblicata nella “Collana autori premiati e suggeriti”, Vitale Edizioni, 2014.

Intervista ad Amedeo Ansaldi

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La capacità di cogliere le falle che si aprono nella realtà e di porle, senza cedere a ipocrite tentazioni consolatorie o fastidiose reticenze, all’attenzione del lettore. La tendenza a sollevare interrogativi di ordine universale e, contestualmente, l’indisponibilità ad offrire soluzioni. La lapidarietà insolente, il tono apodittico, l’irriducibile scetticismo.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

I primi libri di aforismi che ho letto sono stati i Pensieri di Leopardi e le Massime di La Rochefoucault. Ma sarebbe bastato meno per avvicinarmi al genere.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

I moralisti francesi del Sei e Settecento, Leopardi, Lichtenberg e, fra i moderni, Wilde, Kraus, Lec, Gomez Davila, Porchia, Caraco e soprattutto Cioran. Per rispondere alla seconda domanda: quelli che definiscono i rapporti – liberi al limite dell’ambiguità – tra questo genere letterario e la ‘verità’. Fra i tanti possibili, ne citerei almeno un paio: “L’aforisma non coincide mai con la verità: o è una mezza verità o una verità e
mezzo.” (Kraus); “L’aforisma: una verità detta in poche parole – epperò in modo da stupire più di una menzogna.” (Papini)

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Fra quelle uscite recentemente, mi ha molto impressionato la silloge Non date le parole ai porci di Cesare Viviani. Ritengo che nei tempi lunghi il lavoro dell’AIPLA e degli organizzatori del premio Torino in sintesi darà i suoi frutti, considerando che nella loro orbita (fra membri della giuria e concorrenti) gravita un numero consistente di validi aforisti.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Mi sembra che le ragioni del fenomeno siano colte con grande acutezza nelle prime righe della presentazione, a firma di Anna Longoni, alla brillante silloge Una lama fra le nuvole dell’aforista ticinese Mario Postizzi (mi permetto di riportarne un brano): “Se la brevità sembra renderlo una delle espressioni letterarie più vicine alle forme di comunicazione di oggi, a porlo agli antipodi è la necessità di un lettore complice, capace di indugiare su testi che si consumano in poche righe e di sostare in quello spazio bianco che rappresenta il respiro essenziale della scrittura aforistica…”. Una difficoltà che penso sia sempre esistita, peraltro – anche se oggi è esacerbata dalla pochezza del contesto morale e sociale del nostro Paese. In questa prospettiva l’aforisma può offrire un contributo di rilievo nella creazione di una sacca di incoercibile resistenza culturale.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Per ascoltare un’intervista televisiva sull’aforisma con il prof. Gino Ruozzi – il maggiore studioso italiano di questo genere letterario – bisogna recuperare una trasmissione di qualche anno fa alla Televisione Svizzera. L’aforisma è considerato in Italia un genere secondario, ‘di nicchia’ (come dicono taluni), quasi una curiosità. Ovviamente si tratta di un giudizio destituito di ogni minimo fondamento critico. Superfluo (spero) specificare che con l’aforisma si possono dire cose altrettanto importanti che ricorrendo a un qualsiasi altro genere letterario. Aggiungo (in apparente contraddizione con quanto appena detto) che le 4-5 occasioni in cui ho assistito (o partecipato) a letture pubbliche di aforismi, i presenti hanno mostrato una curiosità e un interesse non convenzionali e in qualche caso si sono mostrati perfino sinceramente divertiti, probabilmente perché il carattere paradossale di questo genere letterario e la sua smagliante inclinazione al capovolgimento delle prospettive consuete presentano, anche, risvolti assai brillanti. Questo particolare aspetto, proprio dell’aforisma, dovrebbe suggerire la possibilità di concreti margini di crescita nella sua promozione fra i lettori comuni, almeno i più avvertiti.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…?

Fatte salve alcune felici eccezioni, che non vanno disconosciute (in questo senso l’amico Fabrizio Caramagna sta svolgendo un preziosissimo lavoro di scavo e di scoperta nell’ambiente di Twitter), l’aforisma si contrappone frontalmente alle varie forme sopraccitate, che ne rappresentano piuttosto la banalizzazione e, in definitiva, la negazione. Le somiglianze sono meramente esteriori, e si limitano alla brevità: il motto, lo slogan, la battuta si distinguono soprattutto per la loro premeditata, sistematica piattezza, beninteso funzionale allo scopo che si prefiggono, concepite come sono per penetrare nel numero più alto possibile di cervelli; l’aforisma si presenta in forma sempre problematica (proponendosi piuttosto di seminare dubbi che di trasmettere convinzioni), e per la complessità stessa della sua natura si preclude il favore della maggior parte dei lettori.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Avendovi accesso chiunque, in Internet prevalgono fatalmente sommarietà di analisi, povertà di argomentazioni, una costante sciatteria formale, semplificazioni odiose… Bisogna anche riconoscere che la Rete è uno strumento di ricerca e di informazione formidabile (che non sostituisce ma in qualche caso può integrare vantaggiosamente la lettura dei libri); come nel mondo reale, mischiato a tanto fango si possono trovare anche dei diamanti. Sono certo che uno spirito scaltrito riesca a individuarli con sicuro istinto.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Credo che lo scrittore di aforismi (o aspirante tale, come il sottoscritto) acquisisca col tempo l’abitudine a riflettere in modo puntiglioso sulle cose e sulle persone, e a ‘maturare’ interiormente, e chiarire a se stesso, una visione del mondo indipendente da qualsiasi condizionamento esterno.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Le stesse che deve possedere qualsiasi altro vero artista: in primo luogo, naturalmente, avere, sotto il profilo umano, qualche cosa da dire; secondariamente aver imparato a padroneggiare gli strumenti per farlo (dopo molti fallimenti, se occorre). Queste due doti da sole magari non bastano: ci vuole anche la fortuna (ché non di altro si tratta) di fonderle organicamente in un’opera, sia essa romanzo, commedia, poesia o anche ‘soltanto’ un aforisma di un paio di righe.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

“Gli aforismi sono vasi che il lettore riempie con il suo vino”,
diceva Prezzolini. Nel mio piccolo, penso anch’io che l’intelligenza di un aforisma debba essere, in misura prevalente, quella che le presta il suo lettore. Detto questo, se capita – non fosse altro che per vanità personale – non mi dispiace essere citato come autore (un paio di volte su internet mi è anche capitato). Io con gli altri lo farei sempre: mi sembra, quanto meno, una forma elementare di correttezza.

– 12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Finora ne ho scritta e pubblicata solo una.

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Bibliografia

Amedeo Ansaldi è nato a Milano nel 1957. Abita sulla sponda piemontese del Lago Maggiore e di mestiere fa il traduttore. Oltre al Premio Torino in Sintesi, l’autore ha vinto nel 2014 il premio “Le Figure del Pensiero” (sezione aforismi) organizzato dalla Associazione Nazionale Pratiche Filosofiche di Certaldo. Recentemente i suoi aforismi sono apparsi nell’antologia bilingue italiano-inglese The New Italian Aphorists che è stata pubblicata negli Stati Uniti con il patrocinio della Associazione Italiana per l’Aforisma.

Ha pubblicato “Manuale di scetticismo”, Ediz. Puntoacapo.