VIDEO – Premio “Torino in Sintesi”: L’INTERA CERIMONIA DI PREMIAZIONE

…..Sabato 24 ottobre, a Torino, si è svolta la cerimonia conclusiva del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, giunto alla sua decima edizione.

…..Alla presenza di un pubblico numeroso e interessato, la premiazione degli autori delle tre sezioni del concorso (Volumi Editi – Sillogi inedite – Autori Stranieri e del Premio Speciale AIPLA), è avvenuta presso la sala congressi di “Camera, Centro Italiano per la Fotografia”. A chiusura della manifestazione è stato assegnato il Premio alla Carriera al professor Gino Ruozzi.

…..La lettura degli aforismi dei vincitori e dei menzionati è stata affidata a Veronica Pivetti; voce nota e autorevole, commentatrice vivace, presenza partecipe e preziosa.

…..Per coloro che non hanno avuto modo di partecipare all’evento, vi proponiamo qui i filmati relativi all’intero svolgersi della manifestazione: i video, elencati in ordine cronologico, sono suddivisi per argomenti e interventi.

…..BUONA VISIONE E BUON ASCOLTO!

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https://youtu.be/3Fc12Q89ySo
– Introduzione all’evento: Anna Antolisei. L’Antologia della 10° edizione: Sandro Montalto.

https://youtu.be/QdRsJXjWSmo
– Bicentenario di Collodi: Antonio Castronuovo e “Gli aforismi di Pinochio”.

https://youtu.be/NQzRYn9vnr0
– Premiazione Sezione A) Aforismi Editi. Consegna delle targhe a:
Silvana Baroni e Francesco Sarti, Bernardo Paoli, Dario Stanca. Letture di Veronica Pivetti.

https://youtu.be/yY03TsMkW0k
– Premiazione Sezione B) Sillogi Inedite. Consegna delle targhe a:
Alessandro Tomasutti, Maurizio Manco, Fabio Grassi. Letture di Veronica Pivetti.

https://youtu.be/Yu17-uNcrXM 
– Premio Speciale AIPLA. Consegna della targa a:
Andrea Serra. Letture di Veronica Pivetti.

https://youtu.be/i-bvfOY0gVY
– Premiazioni Sezione C) Ospiti stranieri. Consegna delle targhe agli aforisti di Finlandia:
Vesa Papunen, Minka Heino, Mirja Keskinen. Letture di Veronica Pivetti.

https://youtu.be/ttzxVfe6eYI
– Premio alla Carriera. Consegna della targa al professor GINO RUOZZI.
Intervento del professore e conclusione dell’evento.

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Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”- I risultati della Giuria

L’Associazione Italiana per l’Aforisma

annuncia
I RISULTATI DELLA 10° EDIZIONE 2026

 

Sezione A) Volumi Editi

Primo premio. Ex aequo a:

Silvana Baroni con “Botte da orbi per robe da matti”, Edizioni Croce, Roma 2026

Francesco Sarti con “A sogni in faccia”, Edizioni Joker, Novi Ligure 2025

Menzioni Speciali della Giuria a:

Bernardo Paoli con “Dire tanto con poco”, Golem Edizioni, Torino 2026

Dario Stanca con “Ho poche idee. E me le tengo strette”, Effigi Edizioni, Arcidosso (GR) 2025

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Sezione B) Sillogi inedite

Primo classificato:

Alessandro Tomasutti con “L’alba dei pipistrelli”

Menzioni speciali della Giuria a

Maurizio Manco con “Senza inutile spargimento di inchiostro”

 

Fabio Grassi con “L’aforista”

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Sezione C) Aforisti di Finlandia

Primo classificato:

Vesa Papunen con “Le silhouette dei pensieri”

Menzioni Speciali della Giuria a

Minna-Karoliina “Minka” Heino con “Volevo il mondo per me, non dentro di me”

Mirja Keskinen con “Il tocco dell’umanità”

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PREMIO ALLA CARRIERA A:
GINO RUOZZI

Gino Ruozzi, italianista e professore all’Università di Bologna, è il massimo studioso di aforismi italiano e ha curato sull’argomento sillogi, convegni, seminari, importanti antologie. Ha approfondito la forma breve (aforismi, epigrammi, massime, pensieri, apologhi…) in testi dal Quattrocento al Novecento, da Leon Battista Alberti ad Algarotti fino a Flaiano e Pontiggia, approfondendo storia e teoria. Senza dimenticare il concreto sostegno dato agli autori contemporanei scrivendo articoli e prefazioni. In occasione della decima edizione del Premio “Torino in Sintesi”, al quale ha sempre manifestato la sua preziosa vicinanza con consigli e con interventi durante le cerimonie di premiazione, onoriamo la sua dedizione al genere aforistico conferendogli il Premio alla Carriera.

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PREMIO SPECIALE DELL’AIPLA A
ANDREA SERRA

Per la silloge inedita “Una signora che saltella in abito da sera”

In questa X edizione del Premio “Torino in Sintesi”, l’Associazione Italiana per l’Aforisma intende sottolineare, con un riconoscimento speciale, il rilievo avuto dalla città di Torino, in quanto sfondo e cornice, nella nascita e nello sviluppo di ogni iniziativa dell’AIPLA nei venti anni delle sue molteplici attività.

Pertanto, si assegna il Premio Speciale ad Andrea Serra per la sua silloge monotematica dal titolo Una signora che saltella in abito da sera. All’autore va infatti il merito di aver saputo raccontare in forma aforistica vizi e virtù dello storico capoluogo piemontese, sia facendo ironicamente leva su antichi pregiudizi e dicerie, sia osservandolo con l’occhio affettuoso, ma sempre onesto, di chi lo vive quotidianamente dall’interno. Ne sortisce un’opera di rara e indubbia difficoltà per contenuti e forma, capace comunque di conservare un’amabile grazia e lievità di lettura.

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Gli aforismi dei “malpensanti”: DINO BASILI e la sua silloge “SENTIERI”

Il nuovo, scaltrito breviario di uno fra i più incisivi epigoni dei grandi ‘malpensanti’ del ‘900:
la silloge aforistica
Sentieri. Di tutto un po’ esclusi “loro” di Dino Basili.

 

Recensione di Amedeo Ansaldi

     È uscito nel novembre 2025 per i tipi di Edizioni Joker, nella collana Athanor diretta da Sandro Montalto – volume realizzato con il patrocinio dell’Associazione Italiana per l’Aforisma – l’ultimo libro dell’aforista Dino Basili, la silloge Sentieri. Di tutto un po’ esclusi “loro”, con puntuale e acuta prefazione di Gino Ruozzi, massima autorità in materia di forme brevi letterarie nel nostro Paese.

     Basili (Roma, 1934) è noto giornalista, collaboratore in carriera di svariati periodici («Avvenire», «Gazzetta del Sud», «Gazzettino», «Giornale di Sicilia», «Giorno», «Occhio», «Osservatore Romano», «Quotidiano», «Sole 24ore», «Tempo»); è stato anche, fra le altre cose, direttore delle redazioni esterne della RAI, capo Ufficio Stampa del Senato e fra i più stretti consulenti di Francesco Cossiga negli anni intensi del Quirinale.

     In campo letterario è, con Cesare Viviani, uno dei due autori viventi compresi nel fondamentale doppio volume dei Meridiani Mondadori Scrittori italiani di aforismi (sempre a cura del prof. Gino Ruozzi: più di 3.000 pagine di testo che ripercorrono la storia del genere letterario dal Medioevo al Novecento).

     Basili è venuto pubblicando a partire dagli anni ’80 del secolo scorso (senza peraltro cimentarsi in altri campi, raro esempio di aforista ‘puro’) numerose raccolte, “faville e gocce suggeriti dagli eventi, eppure atemporali”, caratterizzate tutte da una pungente amara lepidezza che coglie in termini spietati e capillari tanti aspetti dell’insulso deteriore spettacolo che offre il mondo attuale. In esse si manifesta senza cali l’arguzia che serve “per poter sbozzare in due o tre righi il mondo dell’attualità” (Antonio Castronuovo), denunciato in tutta la sua irriducibile impostura.

     Dell’aforisma Basili ha, del resto, coniato una definizione calzante ed esemplare nel ‘dizionario’ – dizionario beninteso al modo di Ambrose Bierce, Pitigrilli, Arthur Bloch – I violini di Chagall:

AFORISMA. Affermano che l’aforisma è una saetta. Meglio paragonarlo a una lucciola: il piccolo chiarore intermittente, il percorso imprevedibile, l’estrema precarietà. Un libro di aforismi è uno sciame di lucciole.

       A questa puntuale e coerente poetica è rimasta tenacemente fedele nell’arco di quasi mezzo secolo l’intera sua produzione.

    Nella presente sede – anche per ricostruire, seppur molto sommariamente, il lungo complesso cammino che l’autore si lascia alle spalle – non sarà forse esercizio pleonastico proporre alcune citazioni tratte dai suoi libri precedenti, volte a suggerire, se non altro, il clima sociale, politico, psicologico nel quale queste prove, improntate a un implacabile e asciutto scetticismo, sono maturate:

Un nemico può diventare bussola, tanti fanno impazzire l’ago.

L’amore che si accende e si spegne a intermittenza presto si fulmina.

Sui figli non ricadano neppure i meriti dei padri.

Non permettere che infiocchettino in confezione regalo quello che ti è dovuto.

Più l’informazione diventa planetaria e telematica, più acquista importanza la notizia da bocca a orecchio.

Non arriverà in cima. È troppo occupato a non far salire chi gli sta sotto.

Certe parole, più che dal seno, sembrano sfuggite dalla scollatura.

Cambia tutto, cambia poco, cambia niente. Terno secco sulla ruota delle chiacchiere.

Il consenso va conquistato, a volte si scrocca.

     Fra i protagonisti del decennio d’oro dell’aforisma italiano nel corso di tutti gli anni ’80, Basili non ha perso col tempo il mordente e lo smalto che caratterizzavano quei primi cimenti. I suoi testi continuano a iniettare nel lettore i loro sagaci e istruttivi veleni; restano affilati come sentenze senza appello. Gli stessi malumori, fastidi, disagi di fronte all’ipocrisia, all’ignoranza – peggio, al pressapochismo – oggidì imperanti traspaiono anche in questi ultimi Sentieri, compendio lucido e disilluso dei tempi che corrono condotto con il consueto piglio, il cui obiettivo rimane, adesso come agli esordi, il denudamento impietoso e insieme divertito della verità: esercizio dal quale traspare peraltro quel candore che ogni vero artista conserva fino in età avanzata.

     L’arguto motteggio, per quanto aggiornato alla più stringente attualità, non impedisce di cogliere il sempre più scaltrito disincanto, la disapprovazione per le tangibili storture cui assistiamo ogni giorno:

Sono necessari salti di qualità. In tanti provano a farli. Nessuna meraviglia se viene saltata, dai e dai, proprio la qualità.

Euforie sparse per gli ascolti televisivi record. Però occorre escogitare un sistema per detrarre gli addormentati, ronf ronf, davanti a questo o quel programma.

Crac, don dan, brrr. Vocabolari onomatopeici per la generazione Z.

Il sit-in parlamentare è nel ramo della situation comedy.

Gli onomatopurghi pescano nel passato il conio di parole inedite.

Innocenti organizzati. Alibi sorteggiati. Colpevoli perfetti.

Libro per libro, è utile conoscere il numero delle copie invendute.

Un indovino ride a singhiozzo tra la folla. Avrà incontrato un collega.

Disegna cuoricini come sgorbi struggenti.

Ammettiamolo, le fole erano più attraenti delle fake-news.

Imitatori di Che Guevara: “Hasta siempre i pacifinti”.

Talk-sciat. I cantastorie inserivano meno pubblicità.

Abitano lontano lontano, eppure esprimono affettuosa “vicinanza”.

Le distanze misurate a occhio sono colmate a naso.

     Si tratta, in conclusione, di un avvertito breviario, un repertorio di motti affilati come sentenze senza appello, nel quale ogni aforisma trova, come si conviene, una sua piena autonomia che lo fa vivere di vita propria, ma che nello stesso tempo compone un affresco sconsolato dei giorni che stiamo vivendo – e in cui non viene mai meno la puntigliosa ricerca della parola esatta, in sottintesa polemica con la progressiva corruzione della lingua italiana, sintomo di un degrado generale più profondo.

     I testi di Basili appaiono sempre più come “relitti di una realtà alla deriva, lampi scaturiti dall’osservazione di una Storia che non solo ha perso la maiuscola, ma si è corrotta a pura cronaca, se non a pettegolezzo” (Sandro Montalto).

     Epigono dei grandi ‘malpensanti’ del ‘900 (Longanesi, Flaiano, Bufalino), Basili appone come sigillo alla sua opera un aspro frammento di Giacomo Leopardi:
“Niuno stato è così misero che non possa peggiorare”.

     Visione cui forse non è del tutto estranea la nostalgia per tempi tutto sommato più felici, nei quali il nostro Paese sapeva ancora esprimere statisti di ben altra levatura istituzionale (La prima repubblica non si scorda mai). Sconforto, quello di Basili, certo legittimato dallo spettacolo invariabilmente fasullo offerto dalla attuale società italiana, ma che non sconfina mai nel cinismo e tanto meno esclude meditazioni dall’ampio, cosmico afflato che investono, al di là delle miserie quotidiane, il senso stesso della vita:

Lasciare alle clessidre la sabbia delle ultime spiagge.

Le occasioni davvero imperdibili si colgono sul filo del giorno perduto.

In Amici amici aveva scritto:

La vita è uno spettacolo soltanto per un aspetto: a una cert’ora si chiude.

Dino Basili: Sentieri. Di tutto un po’ esclusi “loro”
(Edizioni Joker)

Bibliografia

Mele a spicchi (Bietti 1980)
Tagliar corto (Mondadori 1987)
Amici amici (Mondadori 1989)
I violini di Chagall. Vagabolario (Mondadori 1991)
L’amore è tutto. Breviario neo-romantico per il Duemila (Newton Compton, 1996)
Virgola & basta (Ares 2004)
Due o tre righi (Babbomorto 2018)
A pacchia di leopardo (Babbomorto 2021)

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Bando integrale decima edizione 2026 del Premio Internazionale per l’Aforisma Torino in Sintesi


BANDO INTEGRALE
10° Edizione 2026

Premio Internazionale per l’Aforisma
“Torino in Sintesi”

 

L’Associazione Italiana per l’Aforisma

annuncia

PREMIO INTERNAZIONALE PER L’AFORISMA
“Torino in Sintesi”
X Edizione 2026

Premiazione: sabato 24 ottobre 2026


Con il Patrocinio di
Regione Piemonte – Provincia di Torino – Città di Torino

     Il Premio Internazionale “Torino in Sintesi” è dedicato al genere letterario dell’aforisma. Un genere particolare, dotato di una storia varia e affascinante, nonché di chiare specificità tecniche.
   È finalità del premio offrire un riconoscimento e una risonanza a quegli scrittori che ancora intendono sperimentare la forma aforistica come tipologia espressiva precisa e caratteristica, senza che essa venga confusa con la semplice battuta, il microracconto o la poesia in prosa e in versi, premiando la consapevolezza dello stile e l’efficacia espressiva.

Comitato Fondatore

Anna Antolisei – Roberto Bertoldo – Maria Grazia Casagrande – Alberto Casiraghy – Donato Di Poce – Anna Gribaudo – Paola Lazzarini – Maria Grazia Maramotti – Sandro Montalto – Chicca Morone – Maria Luisa Spaziani – Giovanna Vizzari

Consiglio Direttivo

Presidente: Anna Antolisei
Direttore tecnico: Sandro Montalto
Relazioni con l’Estero: Fabrizio Caramagna
Relazioni Esterne e Stampa: Lidia Sella

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La GIURIA sarà formata da:

Simona Abis
Amedeo Ansaldi
Anna Antolisei
Fabrizio Caramagna
Antonio Castronuovo
Sandro Montalto

 

REGOLAMENTO

ARTICOLO UNO

(AIPLA) Associazione Italiana per l’Aforisma bandisce la decima edizione del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi” articolato in tre sezioni:

– SEZIONE A) – Silloge di Aforismi edita in lingua italiana

Volume di aforismi pubblicato da un editore italiano e scritto in lingua italiana a partire dal 1 gennaio 2020.

In questa sezione possono essere presentati tutti i volumi editi che non abbiano vinto il primo premio e non abbiano ricevuto una menzione nelle precedenti edizioni del Premio “Torino in Sintesi”.

I volumi dovranno pervenire in formato cartaceo presso la Segreteria del Premio.

(Si precisa che quanto sopra riguarda i volumi già premiati, mentre non ci sono limitazioni per la partecipazione dei sigg.ri Autori).

– SEZIONE B) – Silloge di Aforismi inedita in lingua italiana

Silloge di aforismi inedita, in lingua italiana, composta da un minimo di 30 e un massimo di 50 aforismi. In questa sezione possono essere presentati gli elaborati inediti che non abbiano vinto e che non abbiano ricevuto una menzione nelle precedenti edizioni del Premio “Torino in Sintesi”.

– SEZIONE C) – Silloge di Aforismi di autori stranieri. La Finlandia è il Paese ospite della X Edizione 2026.

– Silloge di aforismi in lingua originale di autori di lingua finlandese. La silloge, che potrà comprendere sia aforismi già editi in lingua originale, sia del tutto inediti, dovrà essere composta da un minimo di 30 a un massimo di 40 aforismi. Sono esclusi microsaggi, poesie, calembour, etc. 

Il Premio Torino in Sintesi provvederà a tradurre autonomamente in lingua italiana le opere edite inviate in lingua originale, con il supporto del traduttore Antonio Parente, senza nessun aggravio di spesa per il partecipante.

– Gli autori delle Sezioni B) e C) dovranno inviare i loro elaborati via e-mail all’indirizzo torinoinsintesi@gmail.com: riceveranno entro le ventiquattr’ore la notifica di avvenuto ricevimento.

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ARTICOLO DUE

– Fatto salvo quanto previsto dall’Articolo UNO, i partecipanti alle edizioni 2020 – 2022 – 2024 del Premio “Torino in Sintesi” potranno ripresentare le loro opere edite, in questa decima edizione 2026, purché la stampa non sia precedente al 1 gennaio 2020.

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ARTICOLO TRE

– I concorrenti delle Sezioni A) Editi e B) Inediti possono partecipare a entrambe le sezioni.

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ARTICOLO QUATTRO

– Non possono partecipare antologie di più autori.

– Gli aforismi già comparsi in antologie cartacee o presenti nei siti della Grande Rete potranno partecipare al Premio “Torino in Sintesi” nella Sezione B) Inediti.

– Le autopubblicazioni, vale a dire i volumi che non portano il logo di una Casa Editrice registrata e dotata di una Partita IVA, potranno partecipare unicamente alla Sezione B) Inediti.

– Poiché l’aforisma appartiene storicamente e tecnicamente allo stile letterario della prosa, per deliberazione della Giuria verranno esclusi dal concorso sia i volumi editi, sia le sillogi inedite scritte in versi.

*

ARTICOLO CINQUE

– Ogni concorrente della Sezione A) dovrà inviare una busta contenente: n. 7 copie del volume di aforismi accompagnate da una lettera di domanda di candidatura comprensiva di nome, indirizzo, telefono, indirizzo e-mail e breve curriculum.

– Ogni concorrente della Sezione B) dovrà inviare una e-mail all’indirizzo torinoinsintesi@gmail.com contenente una domanda di candidatura comprensiva del titolo della raccolta, nome, indirizzo postale, telefono, indirizzo e-mail e breve curriculum.
– La mail dovrà essere accompagnata dal relativo allegato (in formato PDF oppure Word) contenente soltanto il titolo della silloge e gli aforismi del concorrente. Il nome dell’autore non dovrà comparire su nessuna delle sillogi in allegato, così come non dovrà comparire uno pseudonimo, pena la non ammissione al concorso.

(L’abbinamento tra allegato e autore sarà registrato dalla Segreteria del Premio attraverso la e-mail con domanda di partecipazione che ogni concorrente avrà inviato all’indirizzo torinoinsintesi@gmail.com).

– Ogni concorrente della Sezione C) dovrà inviare una e-mail all’indirizzo torinoinsintesi@gmail.com contenente una domanda di candidatura comprensiva del titolo della raccolta, nome, indirizzo postale, telefono, indirizzo e-mail e breve curriculum.
– La mail dovrà essere accompagnata dal relativo allegato (in formato PDF oppure Word) contenente gli aforismi del concorrente corredati da nome dell’autore e titolo.

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ARTICOLO SEI

– I concorrenti alla Sezione A) dovranno rilasciare e accludere una dichiarazione firmata in carta semplice in cui dichiarano di permettere il trattamento dei loro dati personali a fini culturali, ai sensi della legge sulla privacy (GDPR 679/2016 UE, D. Lgs. n. 101/2018).

– I concorrenti alla Sezione B) includeranno la medesima liberatoria nella e-mail inviata alla Segreteria del Premio (come da Art. CINQUE)

– Quanto specificato per la Sezione B) è valido anche per la Sezione C) dei concorrenti stranieri.

– Possono partecipare anche le case editrici con volumi da esse pubblicati. In questo caso si sottintende l’autorizzazione da parte dell’autore. All’autore spetterà il riconoscimento del premio, mentre l’eventuale ammontare del premio in denaro sarà assegnato all’autore o all’editore in base agli accordi previsti nel contratto editoriale (in caso di mancanza di accordi precedenti il premio sarà interamente corrisposto all’autore).

– Per i concorrenti minorenni si richiede una dichiarazione di chi esercita la patria potestà.

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ARTICOLO SETTE

La partecipazione è gratuita.

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ARTICOLO OTTO

– Le opere concorrenti dovranno pervenire entro e non oltre il 30 maggio 2026.
Per la Sezione A) i volumi dovranno essere inviati presso l’indirizzo postale: Premio “Torino in Sintesi” – Viale Enrico Thovez, 57/8 – 10131 Torino.

Per la Sezione B) gli inediti dovranno essere inviati con le modalità sopra esposte all’indirizzo di posta elettronica: torinoinsintesi@gmail.com.

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ARTICOLO NOVE

– Sarà nominato un vincitore per ognuna delle sezioni A) – B) – C). Al vincitore di ciascuna sezione verrà corrisposto un premio in denaro:

Sezione A: € 1.000
Sezione B: € 1.000
Sezione C: € 1.000

– I tre vincitori potranno usufruire dell’iscrizione gratuita per l’anno 2026 all’Associazione Italiana per l’Aforisma, in qualità di Soci Ordinari.

– Per gli autori che con le loro massime si saranno particolarmente distinti, sono contemplate delle Menzioni Speciali, assegnate in numero non precisato, a insindacabile giudizio della Giuria.

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ARTICOLO DIECI

– In occasione del premio sarà pubblicata dalle Edizioni Joker, a cura di Sandro Montalto, una antologia comprendente le sillogi inedite premiate ed estratti dal libro del vincitore, oltre ad alcuni aforismi per ogni partecipante all’edizione.

– A ciascuno dei vincitori e menzionati delle tre sezioni saranno consegnate tre copie in omaggio.

– A tutti i concorrenti, premiati e no, verrà praticato dalle Edizioni Joker uno sconto del 20% sul prezzo di copertina.

*

ARTICOLO UNDICI

– Le deliberazioni della Giuria sono insindacabili e inappellabili. È prevista la non assegnazione dei premi nel caso in cui la Giuria non identificasse volumi o sillogi a suo giudizio meritevoli del riconoscimento.

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ARTICOLO DODICI

– In nessun caso le opere saranno restituite. Esse andranno a far parte dell’Archivio del Premio con sede in Torino e custodite per finalità di studio.

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ARTICOLO TREDICI

– I premiati dovranno ritirare personalmente i premi loro assegnati il giorno della cerimonia, pena la perdita del diritto al premio in denaro (rimarrà comunque al concorrente il titolo di vincitore).

– I premi non ritirati il giorno della premiazione saranno incamerati per l’edizione successiva.

– Ai concorrenti vincitori, provenienti dall’estero o da una località che disti oltre 200 km. dal luogo della premiazione, l’Organizzazione offre l’ospitalità in hotel per la notte successiva alla cerimonia di premiazione.

*

ARTICOLO QUATTORDICI

– La cerimonia di premiazione si svolgerà presso una sede da definire, nella città di Torino, nel pomeriggio di sabato 24 ottobre 2026 durante una pubblica manifestazione. Ai concorrenti vincitori e menzionati sarà data, singolarmente, tempestiva comunicazione scritta.

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ARTICOLO QUINDICI

– La partecipazione al concorso implica di fatto l’accettazione di tutte le norme indicate nel presente bando.

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INOLTRE:

Durante la cerimonia di premiazione, l’Associazione Italiana per l’Aforisma, promotrice del Premio “Torino in Sintesi”, conferirà il Premio alla Carriera al professor Gino Ruozzi.

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Contatti

Associazione Italiana per l’Aforisma: viale Enrico Thovez, 57/8 – 10131 Torino (IT)
E-mail: segreteria@aiplaforisma.org –  torinoinsintesi@gmail.com

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PREMIO INTERNAZIONALE PER L’AFORISMA
“TORINO IN SINTESI”
X Edizione 2026

REGOLAMENTO DELLA SEZIONE C)
Silloge di aforismi di autori stranieri

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Comitato Direttivo

Presidente: Anna Antolisei
Direttore tecnico: Sandro Montalto
Relazioni con l’Estero: Fabrizio Caramagna
Relazioni Esterne e Stampa: Lidia Sella

*

La GIURIA sarà formata da:

Simona Abis
Amedeo Ansaldi
Anna Antolisei
Fabrizio Caramagna
Antonio Castronuovo
Sandro Montalto

*

REGOLAMENTO

SEZIONE C) – La Finlandia è il Paese ospite della X Edizione 2026.
ARTICOLO UNO

– Silloge di aforismi in lingua originale di autori di lingua finlandese. La silloge, che potrà comprendere sia aforismi già editi in lingua originale, sia del tutto inediti, dovrà essere composta da un minimo di 30 a un massimo di 40 aforismi. Sono esclusi microsaggi, poesie, calembour, etc.
– Il Premio Torino in Sintesi provvederà a tradurre autonomamente in lingua italiana le opere edite inviate in lingua originale, con il supporto del traduttore Antonio Parente, senza nessun aggravio di spesa per il partecipante.

*
ARTICOLO DUE
a) – Gli autori stranieri della Sezione C) potranno inviare i loro aforismi via e-mail (in formato word o Pdf) all’indirizzo torinoinsintesi@gmail.com entro e non dopo la data del 30 maggio 2026.
b) – All’interno della mail dovranno comparire:
– la richiesta di partecipazione alla Sezione C) Autori stranieri
– nome e cognome del concorrente e recapito postale e telefonico
– dichiarazione firmata in cui permettono il trattamento dei loro dati personali a fini
culturali, ai sensi della legge italiana sulla privacy (675/96 – art. 10)
– titolo della raccolta aforistica
–  aforismi in finlandese (min.30 e max 40 aforismi)
c) – Ai concorrenti perverrà, entro le ventiquattrore, la notifica di avvenuto
ricevimento.

*

ARTICOLO TRE

Sarà nominato un solo vincitore, al quale andranno in premio:
– la cifra di
€ 1.000 Euro accompagnata da un attestato cartaceo di merito.

– 3 copie dell’antologia “Torino in Sintesi” X Edizione 2026, nella quale compariranno tutti gli aforismi del vincitore sia in lingua originale, sia nella traduzione italiana.

*

ARTICOLO QUATTRO

a) – Per gli autori che con le loro massime si saranno particolarmente distinti, sono contemplate delle Menzioni Speciali, assegnate in numero non precisato, a insindacabile giudizio della Giuria.

b) – Ai concorrenti che avranno ottenuto una Menzione Speciale, andranno una targa attestante la menzione stessa e 3 copie dell’antologia “Torino in Sintesi” X Edizione 2026, nella quale compariranno tutti i loro aforismi sia in lingua originale, sia nella traduzione italiana.

c) – Alcuni aforismi di tutti i concorrenti, premiati e no, compariranno nell’antologia “Torino in Sintesi” X Edizione 2026. A ciascun autore verrà praticato dalle Edizioni Joker uno sconto del 20% sul prezzo di copertina.

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ARTICOLO CINQUE

a) – Il Vincitore della Sezione C) Autori stranieri dovrà ritirare personalmente il premio assegnato nel giorno della cerimonia di premiazione, pena la perdita del compenso in denaro.

b) – Al vincitore, l’organizzazione del Premio offre l’ospitalità in hotel per la notte successiva alla premiazione.

*

ARTICOLO SEI

a) – Le deliberazioni della Giuria sono insindacabili e inappellabili.

b) – La partecipazione al concorso implica di fatto l’accettazione di tutte le norme indicate nel presente bando.

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Contatti

Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”
Viale Enrico Thovez, 57/8 – 10131 Torino (IT)
E-mail: torinoinsintesi@gmail.com
Associazione Italiana per l’Aforisma
E-mail: segreteria@aiplaforisma.org

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IL VIDEO. “L’Aforisma contemporaneo. Le nuove voci”: un affollato convegno, non per soli estimatori.

     

Amedeo Ansaldi – Gino Ruozzi – Lidia Sella

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Il VIDEO all’indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?v=o2SyWDiLMDY

     Ha preso vita a Milano, presso la prestigiosa sede della Biblioteca Braidense di Brera, il convegno “L’Aforisma contemporaneo. Le nuove voci”. Sono voci rappresentate dalle firme dei più validi autori che si dedicano alla letteraria “forma breve”, selezionati tra i vincitori e i menzionati delle passate edizioni del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, concorso a respiro europeo voluto, a partire dal 2008, dall’Associazione Italiana per l’Aforisma (AIPLA).

     Raggiunto oggi nella nostra Italia un traguardo di considerevole rilevanza culturale grazie all’impegno dell’AIPLA nel tutelare, promuovere, divulgare il contemporaneo genere dell’aforisma, l’Associazione stessa ha ritenuto doveroso e utile rendere merito ai nuovi autori che meglio coltivano l’estrema sintesi letteraria. Si è realizzato dunque questo intento attraverso una pubblica manifestazione che è valsa a esemplificare il prezioso talento dei massimatori contemporanei; una rara attitudine rimasta immutata nel tempo, e tale da raggiungere la superba qualità espressiva dei grandi ideatori di aforismi che hanno illuminato l’epoca d’oro del primo Novecento. A dimostrazione di ciò sono intervenuti:

Rodolfo Cerè
Stefano Elefanti
Giuseppe Grieco
Francesco Sarti
Dario Stanca
Alessandro Tomasutti

     Attraverso le letture dell’opera degli autori stessi, il racconto del loro percorso creativo, i commenti e gli interventi analitici dei massimi esperti della “forma breve” d’oggi (ha presenziato, fra gli altri, il prof. Gino Ruozzi, curatore del fondamentale doppio volume dei Meridiani Mondadori Scrittori italiani di aforismi ed esimio studioso del genere letterario nel nostro Paese), il 19 marzo a Milano abbiamo condiviso la rinnovata fase di una storia aforistica tanto antica quanto affascinante, capace d’intrattenere con le sue innumerevoli sfumature chiunque sia alla ricerca di un pieno appagamento mentale e, al tempo stesso, di un sorprendente impatto emozionale.

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“L’AFORISMA CONTEMPORANEO: le nuove voci”: il convegno del 19 marzo a Milano

 “L’Aforisma contemporaneo. Le nuove voci”
Milano, 19 marzo 2026

      Prende vita a Milano, presso la prestigiosa sede della Biblioteca Braidense di Brera, il convegno “L’Aforisma contemporaneo. Le nuove voci”. Sono voci rappresentate dalle firme dei più validi autori che si dedicano alla letteraria “forma breve”, selezionati tra i vincitori e i menzionati delle passate edizioni del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, concorso a respiro europeo voluto, a partire dal 2008, dall’Associazione Italiana per l’Aforisma (AIPLA).

     Raggiunto oggi nella nostra Italia un traguardo di considerevole rilevanza culturale grazie all’impegno dell’AIPLA nel tutelare, promuovere, divulgare il contemporaneo genere dell’aforisma, l’Associazione stessa ritiene doveroso e utile rendere merito ai nuovi autori che meglio coltivano l’estrema sintesi letteraria. Si realizza dunque questo intento attraverso una pubblica manifestazione che vale a esemplificare il prezioso talento dei massimatori contemporanei; una rara attitudine rimasta immutata nel tempo, e tale da raggiungere la superba qualità espressiva dei grandi ideatori di aforismi che hanno illuminato l’epoca d’oro del primo Novecento.

     Attraverso le letture dell’opera degli autori stessi, il racconto del loro percorso creativo, i commenti e gli interventi analitici dei massimi esperti della “forma breve” d’oggi (sarà presente, fra gli altri, il prof. Gino Ruozzi, curatore del fondamentale doppio volume dei Meridiani Mondadori Scrittori italiani di aforismi ed esimio studioso del genere letterario nel nostro Paese), il 19 marzo a Milano vi invitiamo a condividere la rinnovata fase di una storia aforistica tanto antica quanto affascinante, capace d’intrattenere con le sue innumerevoli sfumature chiunque sia alla ricerca di un pieno appagamento mentale e, al tempo stesso, di un sorprendente impatto emozionale.

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Simone de Beauvoir, Rita Levi Montalcini, Alda Mertini: le tre regine dell’intelletto

 

Gli aforismi di
SIMONE DE BEAUVOIR
(Parigi, gennaio 1908 – Parigi, aprile 1986. Filosofa, saggista, femminista:
rappresentante dell’esistenzialismo francese)

– Mi è stato più facile pensare un mondo senza creatore, che un creatore pieno di tutte le contraddizioni del mondo.

– Mentire, è offendere Dio.

– Invidiai un cuore capace di battere all’unisono con l’intero universo.

– Son sicura che salirò più in alto di tutti loro. È orgoglio? Se non ho genio, sì, ma se ne ho – come a volte credo, come a volte son sicura – è soltanto lucidità.

– Per entrare nel segreto delle cose, prima bisogna darsi a esse.

– La vecchiaia è la parodia della vita.

– «Che gusto c’è a viaggiare? Non ci si lascia mai», mi ha detto qualcuno; io mi lasciavo. Non che diventassi un’altra, ma sparivo.

– La bellezza si racconta ancora meno della felicità.

– La parola a volte non rappresenta che un modo, più scaltro del silenzio, di stare zitti.

– Invecchiare è definirsi e stabilire i propri limiti.

– La vecchiaia da lontano la si prende per una istituzione, ma in realtà si tratta di giovani che all’improvviso si ritrovano vecchi.

– Non si finisce mai di imparare perché non si finisce mai di ignorare.

– Riporre la propria salvezza su qualcuno che non sia noi stessi è il più sicuro mezzo di correre incontro alla propria perdita.

– Ciò che si cerca negli oggetti di valore non è un godimento immediato: essi servono da tramite col prossimo; il loro prestigio deriva da quello di chi li valuta.

– Se un dolore viene tenuto temporaneamente lontano, non si può dire che abbia cessato di esistere; è presente persino nella cura con cui si cerca di evitarlo.

– Che cos’è un adulto? Un bambino gonfio di anni.

-La gente simpatizza più volentieri con l’infelicità anziché con la felicità.

– L’atroce contraddizione della collera che nasce dall’amore e distrugge l’amore.

– Ero fatta per un altro pianeta, ho sbagliato destinazione.

– Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi.

– Orgoglio imbecille. Tutte le donne si credono diverse; tutte pensano che certe cose, a loro, non possono succedere. E si sbagliano tutte.

– La fatalità trionfa non appena si crede in lei.

– Non è nel dare la vita, ma nel rischiare la vita che gli esseri umani sono superiori agli animali; questo è il motivo per il quale nell’umanità la superiorità è stata data non al sesso che porta avanti, ma a quello che uccide.

– La società non si cura dell’individuo che nella misura in cui esso renda.

– La vecchiaia non può essere compresa se non nella sua totalità; non è soltanto un fatto biologico, ma un fatto culturale.

– V’è una passione profondamente radicata nella sessualità, e che è esasperata dall’età: la gelosia.

– In tutte le lacrime indugia una speranza.

– Se tu mi ami come io ti amo, perché perdere tre quarti della vita ad aspettarci?

– Non s’arriva mai a possedere il mondo.

– Sono un’intellettuale. E mi fa rabbia che si faccia di questa parola un insulto: la gente ha l’aria di credere che tanto meno s’ha cervello, tanto più s’hanno coglioni.

– Quello che c’è di scandaloso nello scandalo, è che ci vi si abitua.

– Questa è ciò che considero vera generosità. Dai tutta te stessa e tuttavia ti senti sempre come se non ti fosse costato nulla.

– Esistere è osare gettarsi nel mondo.

– E’ facile pensare di essere un sovrano quando sei da solo, considerarti forte mentre eviti con la massima cura di sollevare qualsiasi peso.

– Vorrei che ogni vita umana potesse essere pura, trasparente libertà.

– L’uomo è libero; ma trova la sua legge nella sua libertà stessa.

– La suprema felicità per una donna innamorata è quella di venire riconosciuta dall’uomo amato come una parte di se stesso; quando egli dice “noi” lei partecipa al prestigio di lui e con lui regna sul resto del mondo; non si stancherebbe mai di ripeterlo, fino alla noia, quel delizioso “noi”

– Profumo, pellicce, biancheria fine, gioielli: lussuosa arroganza di un mondo dove non c’è posto per la morte; ma essa restava in agguato dietro quella facciata, nel segreto grigiastro delle cliniche, degli ospedali, delle camere chiuse.

– Mi sono dimenticata senza problemi di Dio e se ho usato il suo nome, è stato per designare un vuoto che davanti ai miei occhi brillava di pienezza.

– Il vuoto del cielo disarma la collera.

– È proprio perché odio l’infelicità e sono poco incline a prevederla, che quando la incontro essa m’indigna e mi sconvolge; e provo il bisogno di comunicare la mia emozione. Per combatterla, bisogna prima rivelarla.

– Se vivi abbastanza a lungo, vedrai che ogni vittoria si muta in una sconfitta.

– È proprio di ogni morale considerare la vita umana come una partita che si può vincere o perdere, e insegnare all’uomo il modo di vincere.

– Voler essere libero, è anche volere che gli altri siano liberi.

– L’uomo serio è pericoloso; è naturale che diventi tiranno.

– Noi sappiamo che ogni uomo è mortale, ma non che l’umanità deve morire.

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Gli aforismi di
RITA LEVI MONTALCINI
(Torino, aprile 1909 – Roma, dicembre 2012: neurologa,
Premio Nobel per la Medicina nel 1986)

– Amare il proprio lavoro è la cosa che si avvicina più concretamente alla felicità sulla terra.

– Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza.

– Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società.

– Il cervello non ha rughe: se continua a lavorare sodo, si rinnova continuamente, anche dopo gli 80 anni e, a differenza di altri organi, può perfino migliorare.

– Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita.

– Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi.

– Il cervello: se lo coltivi funziona. Se lo lasci andare e lo metti in pensione si indebolisce. La sua plasticità è formidabile. Per questo bisogna continuare a pensare.

– Lo scopo della vita è disinteressarsi di noi stessi e interessarsi al mondo che ci circonda.

– Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte.

– Non temete i momenti difficili, il meglio viene da lì.

– Il cervello arcaico ha salvato l’australopiteco, ma porterà l’homo sapiens all’estinzione.

– La testa. C’è chi l’abbassa, chi la nasconde e chi la perde. Io preferisco chi la usa.

– Rifiutate di accedere a una carriera solo perché vi assicura una pensione. La migliore pensione è il possesso di un cervello in piena attività che vi permetta di continuare a pensare ‘usque ad finem’, fino alla fine.

– Malgrado l’età io non vivo nel passato, ma nel futuro!

– Forse io sono una innata ottimista, ma penso che ci sia sempre qualcosa che ci salva.

– Quando avevo tre anni decisi che non mi sarei mai sposata.

– Qualunque decisione tu abbia preso per il tuo futuro, sei autorizzato, e direi incoraggiato, a sottoporla ad un continuo esame, pronto a cambiarla, se non risponde più ai tuoi desideri.

– Lo scopo ultimo di quanto si produce non è il premio, ma il piacere di utilizzare al meglio le capacità cognitive delle quali è dotato l’Homo Sapiens.

– A vent’anni volevo andare in Africa per curare la lebbra. Ci sono andata da vecchia, ma per curare l’analfabetismo, che è molto più grave della lebbra.

– Il futuro del pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l’accesso all’istruzione e alla leadership. È alle donne, infatti, che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace.

– La stretta di mano è per l’amicizia l’ultima lettera dell’alfabeto, per l’amore è la prima.

– Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella “zona grigia” in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

– Non è l’assenza di difetti che conta, ma la passione, la generosità, la comprensione e simpatia del prossimo, e l’accettazione di noi stessi con i nostri errori, le nostre debolezze, le nostre tare e virtù, così simili a quelle dei nostri ascendenti e discendenti.

– Credo nelle donne, ma non credo nei movimenti femministi.

– Per la componente femminile del genere umano è giunto il tempo di assumere un ruolo determinante nella gestione del pianeta. La rotta imboccata dal genere umano sembra averci portato in un vicolo cieco di autodistruzione. Le donne possono dare un forte contributo in questo momento critico.

– In America si lavora bene e si vive male. In Italia si vive bene e si lavora male.

Per me quello che conta, in una persona, non è che sia ebrea o cattolica, ma che sia degna di rispetto. E sono convinta che non esistano le razze, ma i razzisti.

– Ognuno può essere della religione che vuole: cristiana, musulmana… Io sono della religione laica.

– Chi ha la fortuna di possedere la fede si avvale di un sostegno impareggiabile in tutte le fasi del percorso vitale. Se si sostituisce a un Dio antropomorfo, che premia i buoni, l’imperativo inciso nel programma genetico dell’Homo sapiens che il bene ha un premio in se stesso, e il male ha il suo castigo, il laico e il credente troveranno la risposta.

– La differenza tra uomo e donna è epigenetica, ambientale. Il capitale cerebrale è lo stesso: in un caso è stato storicamente represso, nell’altro incoraggiato. Così pure tra popoli. È sempre un dato culturale.

– Purtroppo buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie, la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo – sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è così.

– Bisogna dire ai giovani quanto sono fortunati a nascere in questo splendido Paese che è l’Italia.

– Non cancellate il futuro di tanti giovani ricercatori che coltivano la speranza di lavorare in Italia.

– C’è solo una categoria che possa stabilire i limiti alla scienza: gli scienziati. Che non sono affatto delle persone irresponsabili.

– Affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Questo, ritengo, è stato il mio unico merito.

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Gli aforismi di
ALDA MERINI
(Milano, marzo 1931 – Milano, novembre 2009): poetessa, aforista e scrittrice)

– Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

– Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.

– Sono una piccola ape furibonda.

– Chi decide cosa è normale? La normalità è un’invenzione di chi è privo di fantasia.

– Illumino spesso gli altri ma io rimango sempre al buio.

– La pazzia mi visita almeno due volte al giorno.

– Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.

– Dio mio, spiegami come si fa ad amare la carne senza baciarne l’anima.

– La sensibilità non è donna. La sensibilità è umana. Quando la trovi in un uomo è poesia.

– Non sono bella, sono soltanto erotica.

– La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno.

– Le più belle poesie si scrivono sopra le pietre coi ginocchi piagati e le menti aguzzate dal mistero.

– A te che mi chiedi come si fa a scrivere, io dico: avendo dentro un dolore tremendo.

– La nostra epoca è una gigantesca bolla di solitudini.

– C’è gente che parla per riempire il vuoto della sua intelligenza.

– Abbiamo fame di tenerezza in un mondo in cui tutto abbonda.

– A pelle si sentono cose a cui le parole non sanno dare un nome.

– Cerca di accettarti così come sei. Non cambiare per piacere agli altri. Chi ti ama accarezzerà le tue insicurezze. Chi vorrà starti accanto si accoccolerà alle pieghe della tua anima. Sii te stessa sempre. Fatti un dono vero, resta come sei.

– Mi piace la gente che sceglie con cura le parole da non dire.

– Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo, ma forse al chiaro di luna mi fermerò.

– Amarti è stato come conficcare una stella nel vetro di una finestra.

– Non sono una donna addomesticabile.

– La superficialità mi inquieta ma il profondo mi uccide.

– E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali.

– Non ho amato troppo. Ho amato le persone sbagliate troppo a lungo.

– Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto di non essere abbastanza.

– Quando senti qualcosa che ti fa vibrare il cuore, non domandarti mai cosa sia, ma vivilo sino in fondo, perché quel brivido, quella sensazione si chiama Vita.

-La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice.

– Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo.

– Non ho più notizie di me da tanto tempo.

– Forse dentro il vento è rimasto qualcosa del tuo amore.

– Io non ho mai amato la solitudine, ma se stare in mezzo alle parole significa convivere con la falsità, preferisco starmene per conto mio.

– Da queste profonde ferite usciranno farfalle libere.

– Se le donne sono frivole è perché sono intelligenti a oltranza.

– Le mosche non riposano mai perché la merda è davvero tanta.

– Ci si abbraccia per ritrovarsi interi.

– Non occorre essere colti, occorre essere umani.

– Solo le cose buone hanno il divenire del cielo.

– Io vorrei essere aiutata, ma non a capire. Perché ho capito fin troppo.

– Metterei la paura dentro le conchiglie e il rumore del mare dentro i cuscini.

– Amare è una grande fatica, perché per accogliere un amore o un amico bisogna preparare uno spazio nell’anima e nella mente.

– Nessuno riesce a strapparti dal cuore questa brutta gramigna del ricordo.

– Ognuno di noi ha vissuto qualcosa che l’ha cambiato per sempre.

– Chi si nasconde nella tenerezza non conosce il fuoco della passione.

– La semplicità, a volte, è il sintomo di una interna avarizia.

– La depressione è un discorso puro sulla creatività.

– La casa della poesia non avrà mai porte.

– Io amo perché il mio corpo è sempre in evoluzione.

– I poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.

– Si uccide per sete di denaro, o per senso di colpa, comunque si uccide sempre. Si uccide anche con le carezze.

– Il paradiso non mi piace perché verosimilmente non ha ossessioni.

– Il peccato non si rifiuta mai.

– La nevrosi è qualche cosa di circoscritto al pube.

– Quando muore un poeta, al mondo c’è meno luce per vedere le cose.

– Chi muore in silenzio si vendica delle curiosità altrui.

– La tenebra è solo una grande domanda di luce.

– Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore

– O poesia, non venirmi addosso!

– Il poeta crea di notte, quando tutto tace e annaspando nell’angoscia trova qualcosa di chiaro. Il poeta non è mai solo, è sempre accompagnato dalla meraviglia del suo pensiero.

– Il fallo maschile mi fa solo pensare a quante rinunce mi ha fatto fare la vita.

– Forse il manicomio esiste per questo. Perché il vero peccato mortale per gli uomini è la libertà.

– La nudità mi rinfresca l’anima.

– Gli emarginati hanno il fiato dolce.

– Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

– Ci sono momenti di solitudine che cadono all’improvviso come una maledizione, nel bel mezzo di una giornata . Sono i momenti in cui l’anima non vibra più .

– Sei un sarto che cuce e ricuce le mie speranze.

– Nessun uomo può dire di non essere stato crocifisso almeno una volta a quel ramo di ulivo che è la donna.

– Ci sono adolescenze che si innescano a novanta anni.

– Il sogno canta su una corda sola.

– Ecco l’unica cosa che mi piacerebbe veramente di tenere in pugno, il suono dell’ombra.

– Ho il colon ustionato di versi.

– Il mio letto è una zattera che corre verso il divino.

– Amare un giovane è come sfidare Dio.

– Anche la follia merita i suoi applausi.

– L’imperativo categorico del poeta è di morire prima di cominciare a esistere.

– Domandano tutti come si fa a scrivere un libro: si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi.

– I figli si partoriscono ogni giorno.

– Romanticismo non significa regalare rose. Romanticismo significa coltivarle.

– Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita, rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto.

– Il poeta non dorme mai, ma in compenso muore spesso.

– Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non come i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita!

– Mi hanno sempre giudicata come “strana”, o “diversa”, ma la sai una cosa? Mi è sempre piaciuto da morire; non sopporterei di essere vista come il resto del mondo.

– Non posso farmi santa perché ho sempre in mano l’arma del desiderio.

– La gente quando non capisce inventa, e questo è molto pericoloso.

– Si va in manicomio per imparare a morire.

– Nessuno rinuncia al proprio destino anche se è fatto di sole pietre.

– La tua ricchezza non è chiusa in una cassaforte, ma nella tua mente. È nelle emozioni che hai provato dentro la tua anima.

– Quando la bugia sembra vera nasce la calunnia.

– La menopausa è il periodo dorato dell’amore.

– Se Dio mi assolve, lo fa sempre per insufficienza di prove.

– I miei amori sono di tipo randagio.

– Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci.

– Appartenere a qualcuno significa entrare con la propria idea nell’idea di lui o di lei e farne un sospiro di felicità.

– Rifiuterò sempre il Nobel perché in Svezia fa freddo.

– Le persone capitano per caso nella nostra vita, ma non a caso. Spesso ci riempiono la vita di insegnamenti. A volte ci fanno volare in alto, altre ci schiantano a terra insegnandoci il dolore: donandoci tutto, portandosi via il tutto, lasciandoci niente.

– È necessario che una donna lasci un segno di sé, della propria anima, ad un uomo perché, a fare l’amore, siamo brave tutte!

– Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.

– Gli aforismi sono gli incantesimi della notte.

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ARMANI, CAMILLERI, BATTIATO: TRE MAESTRI DI CREATIVITA’ SI RACCONTANO ATTRAVERSO L’AFORISMA


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GLI AFORISMI DI GIORGIO ARMANI 

L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare.

Lo stile è avere coraggio delle proprie scelte, e anche il coraggio di dire di no. È gusto e cultura.

La chiamo la regola di Cary Grant: vestiti in modo che, quando vedi una tua foto, non sia in grado di attribuirle una data. Cary Grant sapeva che cos’è l’eleganza e la praticava.

Eliminate il superfluo, enfatizzate la comodità e riconoscete l’eleganza del poco complicato

Dio esiste e veste in blu. Dio? Non lo vestirei né col doppiopetto, né in t-shirt e jeans: con un completo blu, confortevole e celestiale.

La moda è quella che viene suggerita e che spesso è meglio evitare; lo stile invece è quello che ciascuno ha e deve conservare nell’arco della sua vita.

Elimino le differenze tra uomo e donna. Ho dato all’uomo la scioltezza, la flessuosità, la morbidezza della donna. E alla donna il comfort, l’eleganza dell’uomo. Io destrutturo, ammorbidisco.

Nella società dell’apparire occorre apparire, ma l’essere oggi rappresenta ancora un valore fondamentalmente. Ritengo che l’apparire abbia breve durata, ma l’essere sia per la vita.

Per essere eleganti non si deve assolutamente aver l’aria di essersi vestiti a fondo, vale a dire essersi studiati molto bene, essersi coordinati; bisogna sempre avere un’aria piuttosto casuale, che non significa essere trasandati.

Valigia intelligente. La valigia è intelligente proporzionalmente alla sicurezza di sé di chi la prepara. Chiunque sappia in che panni si trova a suo agio, fa valigie perfette in cinque minuti.

Semplicemente, non ho mai amato la creatività fine a se stessa, l’esplosione di fantasia capace giusto di stupire e lasciare a bocca aperta con creazioni che poi di indossabile non hanno nulla.

Gli aggettivi con i quali mi identifico, come persona e stilista, sono: preciso, pignolo, rigoroso, intransigente, leale, costante, determinato, appassionato. La mia moda nasce da un lavoro di sottrazione, dal rispetto per chi indossa l’abito, dall’idea di creare uno stile capace di resistere, pur evolvendosi nel tempo.

La semplicità è forza. Semplice non è mai il punto di partenza, ma sempre il punto d’arrivo.

La legge del lusso non è aggiungere, ma togliere.

Rigore necessario. Il rigore nei sentimenti mi è necessario almeno quanto quello della forma.

Esibire il denaro è volgare. Anche quando mi sono ritrovato benestante, ho agito con cautela. Ho sempre ritenuto volgare l’esibizione del denaro.

L’eccentricità è un pensiero che dà nuovo significato alla normalità, un modo per sviarla. Ma deve essere istintiva, o si percepisce una fatica che trasmette solo un senso di pesantezza. Penso che il mio gusto per l’eccentrico si andato in parallelo con quello per il rigore.

Crescere non vuol dire altro che adattare il mondo perfetto delle idee a quello imperfetto della realtà.

Il creativo sicuro è un cretino.

Bisogna accorgersi che sotto all’abito c’è un corpo che pulsa, che sotto questi vestiti c’è un uomo che non è più a disagio se ha scoperto una piega, un’imperfezione. I miei capi non richiedono prove e misurazioni. Si infilano e basta.

Ho dimostrato negli anni che sexy non è il corpo esposto allo sguardo di tutti, ma è suggerire, velare e rivelare, lasciando intuire senza mai esibire.

Un uomo omosessuale è uomo al 100%. Non si deve vestire da omosessuale. […] Quando l’omosessualità è esibita all’estremo come per dire “ah, sai sono omosessuale” è qualcosa che non ha niente a che fare con me. Un uomo deve essere un uomo.

La bontà mi sembra una qualità un po’ modesta. L’ambizione è una grande qualità.

Lo stile di Milano lo sintetizzerei con tre D: discrezione, disciplina, dovere. In un mondo che tende alla cialtroneria, all’anarchia dei comportamenti e alla furberia, ben venga il calvinismo milanese!

Essere famoso è quasi un impegno morale, per non smentirti, per mantenere la fiducia di chi ha creduto in te, per non perdere il tuo stile inconfondibile, con la convinzione che nella vita essere veramente famosi vuol dire esserlo sempre.

Alla famiglia si torna sempre. Anzi, l’unica cosa che ha un senso è la famiglia. Quando pensi che puoi lasciarla e andare in giro per il mondo a fare la tua vita, alla fine c’è un momento in cui la famiglia ti serve e rientrare nei tuoi affetti, ricordare incazzature e momenti felici vissuti insieme ti serve a ricostruire chi sei, da dove vieni. Nei momenti di duro lavoro, di preoccupazione, chiamavo sempre mia madre e le chiedevo di andare a cena da lei.

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GLI AFORISMI DI ANDREA CAMILLERI

Fatevi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà.

Mentre il rigore morale e l’onestà non sono contagiosi, l’assenza di etica e la corruzione lo sono, e possono moltiplicarsi esponenzialmente con straordinaria velocità.

Possibile che logica, buon senso, sincerità non abbiano più corso legale in Italia?

Non bisogna mai avere paura dell’altro perché tu rispetto all’altro sei l’altro.

Adoro chi osa. Odio chi usa.

Non basta leggere, bisognerebbe anche capire. Ma capire è un lusso che non tutti possono permettersi.

(Dialettale) – Il prossimo sdilluvio universale non sarà fatto d’acqua, ma di tutti i nostri rifiuti accumulati nei secoli. Moriremo assufficati dalla nostra stissa merda.

È comprovato che gli imbroglioni, più grandi sono, più riescono simpatici a tutti.

Un autentico cretino: difficile a trovarsi in questi tempi in cui i cretini si camuffano da intelligenti.

L’umanità è un immenso formicaio e se vuoi conoscerla davvero devi trasformarti in formica e viverci dentro.

Che cosa straordinaria possono essere i libri. Ti fanno vedere posti in cui agli uomini succedono cose meravigliose. Allora la testa ti parte per un altro verso, gli occhi scoprono prospettive fino a quel momento inedite. E cominci a farti parecchie domande.

(Dialettale) – Distino dell’intelligenti era d’essiri mangiati sempri e comunqui dai cretini cchiù furbi.

La perdita della solidarietà dell’uomo con l’uomo è gravissima, sta cambiando il nostro DNA e non so spiegarmene le ragioni.

C’è un piccolo problema: le parole che per me sono importanti, credo che comincino ad essere assai meno importanti per troppe persone. Per esempio lealtà, onore, dignità.

L’uomo politico difficilmente si accorge di aver esaurito il suo corso e rimane attaccato al posto di potere come la patella allo scoglio.

Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.

Mettiamola così: il tempo è una giostra sempre in funzione. Tu sali su un cavalluccio o un’automobilina, fai un bel po’ di giri, poi, con le buone o con le cattive, ti fanno scendere”.

E’ il pensiero della morte che aiuta a vivere.

Forse, senza saperlo, stiamo combattendo la prima guerra globale degli anni duemila. Una guerra che non usa più armi, che non bombarda né fa esplodere atomiche, che non provoca morte ma produce fame, disoccupazione, scontro sociale, impoverimento, insomma riduce sul lastrico i perdenti.

La cultura è sempre ragionata inclusione, mai partigiana esclusione.

È un gioco tinto, quello dei ricordi, nel quale finisci sempre col perdere.

(Dialettale) – Era tradizioni ’n Sicilia che ogni delitto di mafia vinissi, in primisi, fatto passari come originato da ’na quistioni di corna.

Il rinnovamento avverrà quando qualcuno avrà finalmente il coraggio di dire che in politica non tutto è possibile.

Ci sono uomini di qualità che, messi in certi posti, risultano inadatti proprio per le loro qualità all’occhi di gente che qualità non ne ha, ma in compenso fa politica.

Credo che andare in vacanza quando ci vanno tutti sia di una cafoneria imperdonabile.

(Dialettale) – I pinseri sunno i peggiori nimici della panza e, rispetto parlanno, della minchia.

Le parole? Le parole cose d’aria, sono.

La vita dei vecchi come me a un certo momento consiste in un elenco: quello dei morti. Che a poco a poco diventano tanti che ti pare di essere rimasto solo in un deserto.

(Dialettale) – La massima fortuna che un omo può aviri nella vita è quella di non arrivare mai a un punto di disperazione dal quale non puoi tornare narrè.

Può un vero cristiano amare il capitalismo? Perché se è vero che da un lato è stato possibile quantificare le vittime del comunismo, le vittime del capitalismo, invece non vengono quantificate da nessuno.

(Dialettale) – T’arridduci a desiderare la morti perché è un vuoto assoluto, un niente, liberati dalla dannazione, dalla persecuzione della memoria.

Nessuna pausa può essere concessa in questa sempre più delirante corsa che si nutre di verbi all’infinito: nascere, mangiare, studiare, scopare, produrre, zappingare, accattare, vendere, cacare e morire.

Alla libertà dell’uomo libero sempre più viene preferita la servitù del cortigiano.

Non voglio morire male, non voglio avere il pessimismo, voglio morire con la speranza che i miei figli i miei nipoti i miei pronipoti vivano in un mondo di pace. Bisogna che i giovani si ribellino… Non disilludetemi!

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GLI AFORISMI DI FRANCO BATTIATO

Niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale.

Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.

Non mi interessa sentirmi intelligente guardando in tv dei cretini, preferirei sentirmi un cretino di fronte a persone eccellenti.

Sono per natura un contemplativo. I profumi, l’aria, sono per me come il telecomando che spegne il mondo.

Vivere non è difficile;  potendo poi rinascere cambierei molte cose: un po’ di leggerezza e di stupidità.

Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?

Peccato che io non sappia volare, ma le oscure cadute nel buio mi hanno insegnato a risalire.

Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali.

Quante squallide figure che attraversano il paese, com’è misera la vita negli abusi di potere.

Organizza la tua mente in nuove dimensioni. Libera il tuo corpo da ataviche oppressioni.

Noi siciliani siamo come boomerang che l’isola lancia per il mondo e che poi rientrano a portare l’arte che hanno respirato fuori.

Quando ero più giovane credevo che esistesse libertà.

Non prestare orecchio alle menzogne. Non farti soffocare dai maligni, non ti nutrire di invidie e gelosie.

Ho incontrato proletari completamente ignoranti, con un fascino e una intelligenza straordinari. E mi commuove sempre la gente che ha sensibilità, che si accorge dell’esistenza degli altri; delle persone che non sono e non vivono in una situazione tribale come quella che sta vivendo la società oggi.

Quando una società si allontana dalla bellezza, che dell’arte è una delle facce, inizia la decadenza. Quando un individuo pensa di poter fare a meno dell’etica e della bellezza, che ne è inseparabile compagna, inizia la morte vera, quella spirituale.

Fabio Fazio: “Franco che cosa ti ha insegnato la tua esperienza in politica?” Franco Battiato: “Che cosa ho insegnato io a loro, vuoi dire!”

Di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente?

Sono un compositore prestato alla musica leggera.

Tornerà la moda dei vichinghi. Torneremo a vivere come dei barbari.

Ho sempre intuito che la musica è una parte dell’evoluzione. Uno strumento di consapevolezza, di ricerca della propria realtà interiore.

Non sono un politico e non mi credo nemmeno assessore, sono uno che mette la sua credibilità al servizio della propria terra.

Col passare del tempo essere vegetariani è diventata una necessità esistenziale. Non posso più nutrirmi di qualcosa che è vicino alla sensibilità umana. E un giorno ormai lontano ho capito che la mia era una scelta irreversibile.

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N.B.
La selezione di questi aforismi è a opera di Fabrizio Caramagna. (www.aforisticamente.com)
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CHANEL, HEPBURN, MAGNANI: tre miti e due unici denominatori comuni: genialità e talento.

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Gli aforismi di
COCO CHANEL

 

Un uomo può indossare ciò che vuole. Resterà sempre un accessorio della donna.

Ci sono tante duchesse, ma una sola Coco Chanel.

L’ornamento, che scienza, la bellezza che arma. Una donna è bruco di giorno e farfalla di notte, deve saper camminare e volare. Ma la farfalla non va al mercato, il bruco non va a una festa. E soprattutto una donna senza un profumo non andrà da nessuna parte.

Si può essere splendidi a trent’anni, affascinanti a quarant’anni, e irresistibili per il resto della tua vita.

Il buon gusto nel vestire è qualcosa di innato, come la sensibilità del palato.

Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri.

La bellezza serve a noi donne per essere amate dagli uomini, la stupidità per amare gli uomini.

A trent’anni, una donna deve scegliere tra il suo didietro e il suo volto.

Se sei triste, metti un po’ più di rossetto e vai all’attacco. Gli uomini odiano le donne che piangono.

Una donna con ai piedi delle belle scarpe non è mai brutta.

Per essere insostituibili bisogna essere unici.

Una donna è più vicina ad essere nuda quando è ben vestita.

Alcune persone pensano che il lusso sia l’opposto della povertà. Non lo è. È l’opposto della volgarità.

Volgarità è la parola più brutta della nostra lingua e io mi dò da fare per combatterla.

La semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza.

Non riesco a capire come una donna possa uscire di casa senza sistemarsi un minimo, anche solo per educazione. Non si sa mai, magari proprio quel giorno è destino che incontri l’uomo della sua vita; ed è meglio prepararsi bene al destino.

Non mi pento di nulla nella mia vita, eccetto di quello che non ho fatto.

La semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza.

Il colore migliore di tutto il mondo è quello che sembra stare bene su di te.

Una donna senza profumo è una donna senza avvenire.

Una donna dovrebbe indossare il proprio profumo ovunque le piace essere baciata.

Se una donna è malvestita si nota l’abito. Se è vestita impeccabilmente si nota la donna.

Gli unici occhi belli sono quelli che vi guardano con tenerezza.

Ogni giorno è una sfilata e il mondo è la tua passerella.

Stanca di portare le mie borse a mano e di perderle, ci aggiunsi un cinturino e la misi a tracolla.

Ci sono persone che hanno soldi e persone che sono ricche.

Il profumo è l’accessorio di moda basilare, indimenticabile, non visto, quello che preannuncia il tuo arrivo e prolunga la tua partenza.

La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo.

Se hai capito che gli uomini sono dei bambini allora hai capito tutto della vita.

La passione passa, la noia resta.

Prima di uscire, guardati allo specchio e levati qualcosa.

La bellezza comincia nel momento in cui decidi di essere te stesso.

Quando troverò un colore più scuro del nero, lo indosserò. Ma fino a quel momento, io mi vestirò di nero!

Io non faccio la moda, io sono la moda.

Il lusso è una necessità che inizia quando la necessità finisce.

C’è un momento per lavorare, e uno per amare. Il che non lascia altro tempo a disposizione.

Di quante preoccupazioni ci si libera quando si decide non di essere qualcosa bensì qualcuno.

Non mi interessa quello che pensi di me. Io non ci penso affatto.

La moda è fatta per diventare fuori moda.

Voglio un profumo da donna all’odore di donna!

La moda è come l’architettura, è tutta una questione di proporzioni.

La natura ti dà la faccia che hai a vent’anni; è compito tuo meritarti quella che avrai a cinquant’anni.

La moda passa, lo stile resta.

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Gli aforismi di 
AUDREY HEPBURN

 

L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai.

Ci sono viaggi che si fanno con un unico bagaglio: il cuore.

Credo fermamente che il sorriso sia l’accessorio più bello che una donna possa indossare.

Per avere degli occhi belli, cerca la bontà negli altri; per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili; e per il portamento, cammina con la consapevolezza che non sei mai sola.

La cosa più importante è quello di godersi la vita – essere felice – è tutto quello che conta.

La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore. La vera bellezza di una donna è riflessa nella sua anima. E’ la cura che mette nell’amore, è la passione che essa mostra. La bellezza di una donna cresce con il passare degli anni.

La donna la si può corteggiare in mille modi e forse più. Ma ce n’è uno che va oltre il bacio e oltre lo sguardo: iIl rispetto!

So di avere più sex appeal sulla punta del mio naso che molte donne nel loro intero corpo. Non si vede da lontano, ma c’è.

Ho sentito questa frase, una volta: “La felicità è una buona salute e una memoria corta!”. Vorrei averla inventata io, perché è molto vera.

Io credo che le ragazze felici siano le ragazze più belle.

C’è una tonalità di rosso per ogni donna.

I vestiti sono una bella passione. Alcuni sognano di avere una grande piscina, io preferisco gli armadi!

Ricordati, se mai dovessi aver bisogno di una mano che ti aiuti, che ne troverai una alla fine del tuo braccio. Nel diventare più maturo scoprirai che hai due mani. Una per aiutare te stesso, l’altra per aiutare gli altri.

Si dice che l’abito non faccia il monaco. Ma a me la moda ha dato spesso la sicurezza di cui avevo bisogno. Personalmente dipendo da Givenchy come le donne americane dipendono dal loro psichiatra.

Adoro le persone che mi fanno ridere. Penso sinceramente che ridere sia la cosa che mi piace di più. È la cura per moltissimi mali.

Parigi è sempre una buona idea.

Sono un’introversa. Mi piace stare da sola, amo stare all’aria aperta, fare una lunga passeggiata con i miei cani e guardare gli alberi, i fiori, il cielo.

Una bella torta cremosa al cioccolato fa bene a un sacco di gente, me per prima!

Per una figura snella, dividi il tuo cibo con le persone affamate; per dei capelli belli lascia che un bambino vi passi le sue dita una volta al giorno.

Io credo nel rosa.
Io credo nel baciare, baciare un sacco.
Io credo che ridere sia il modo migliore per bruciare calorie.
Io credo nell’essere forti quando tutto sembra andare male.
Io credo che le ragazze felici siano le più carine,
Io credo che domani sarà un altro giorno,
E io credo nei miracoli.

Niente è impossibile. Il mondo stesso dice “Io sono possibile”!

Cosa rende felici le persone? È come per le impronte digitali: sono tutte diverse. Personalmente io ho bisogno di molto affetto, di essere amata e di amare. Di amore vero. Il resto viene da sé.

Se gli uomini fossero belli e intelligenti, si chiamerebbero donne.

Non sono capace di leggere un messaggio triste senza prima mettermi il rossetto.

Lascia che ti dica una cosa, tesoro: se io avessi i suoi quattrini, sarei più ricca di lei.

Non si può dare il proprio cuore ad una creatura selvatica. Più le si vuole bene più diventa ribelle: finché un giorno se ne scappa nelle praterie e poi in cima a un albero, e poi su un albero più alto.

Certe luci della ribalta rovinano la carnagione, a una ragazza.

Un uomo si giudica dagli orecchini che ti regala.

Se fossi occupata a lavorare come attrice, mi sentirei come se stessi derubando la mia famiglia, mio marito e i miei figli, derubandoli dell’attenzione che dovrebbero ricevere.

La mia vittoria più grande è stata quella di essere capace di convivere con me stessa, di accettare i miei difetti. Sono molto lontana dall’essere umano che vorrei essere. Ma ho deciso che non sono tanto male, dopo tutto.

Ecco perché mi piace venire da Tiffany; per l’atmosfera tranquilla e serena che si respira non per i gioielli, sinceramente a me non piacciono i gioielli, ma solo i diamanti!

Chi non crede nei miracoli, non è realista.

Mi si è spezzato il cuore. Non posso sopportare l’idea che due milioni di persone stiano morendo di fame. […] Il termine “Terzo Mondo” non mi piace perché siamo tutti parte di un mondo solo. Voglio che la gente sappia che la maggior parte degli esseri umani sta soffrendo.

Alla conversazione durante un party nessuno contribuisce più degli assenti.

Se mi soffio il naso, viene scritto in tutto il mondo.

La semplicità e la verità sono le sole cose che contano veramente. Vengono da dentro. Non si può fingere.

Non prendo la mia vita sul serio, ma quello che faccio nella mia vita lo prendo sul serio.

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Gli aforismi di 
ANNA MAGNANI

Io non sono una donna debole, sono una donna che sa quel che vuole, che lo ha sempre saputo.

Diffidate delle persone che sanno di perfezione, perché la vita è fatta di sbagli e di ferite.

L’amore è pioggia e vento, è sole e stella. Lo ammetto, ho un carattere eccessivo e smodato. Non mi so frenare, ogni volta che amo mi impegolo fino ai capelli.

Non dimentico i torti subiti, spesso non li perdono, ma non mi vendico: la vendetta è volgare come il rancore.

Nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso.

Invecchiando non voglio sembrare più giovane. Voglio sembrare più felice.

Tante mattine mi sveglio e mi dico: Anna, tu dovresti piegarti di più, Anna, tu dovresti essere più cinica, più ammanigliata, più furba, più calcolatrice. Ma tanto è inutile che me lo dica.

Le donne di carattere sono sempre ammirate dagli uomini veri, disprezzate e criticate dai quaquaraquà e dalle femmine di poco stile.

Io senza il calore intorno non funziono, mi smarrisco. Per me, sentirmi circondata da un ambiente freddo, di cervelli e basta, è come dover andare, disarmata, davanti a un dinosauro.

Assicurate de ave’ le mano pulite bene prima de tocca’ er core de ‘na persona.

Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne. Ho solo bisogno di incontrarle. Debbono essere vere, ecco tutto, io voglio dei personaggi autentici.

Lo so, sono la donna più discontinua che sia venuta al mondo. Tutto cambia dentro di me da un’ora all’altra, da un attimo all’altro: perché seguo sempre spontaneamente il mio istinto e il mio cuore.

I tempi felici sono tanto brevi per tutti, sono attimi, mezze ore. A sommarli in tutta la vita non fanno forse nemmeno una settimana. I tempi del dolore sono più lunghi per tutti. Ma la vita ci dà sempre qualche compenso.

lo non mi curo mai di quello che sembro, di come gli altri mi vedono. Sono così, come la mia vita, le mie speranze, le mie delusioni, le mie gioie e le mie infelicità mi hanno fatta. Lo sono senza riserve e senza ipocrisie.

Avevo un tale bisogno d’essere amata che facevo di tutto per farmi amare e credo d’esser diventata attrice per questo: per essere amata.

L’importante è non avere le grinze al cervello. Quelle in faccia prima o poi t’aspettano al varco.

Er monno è pieno de maschi. Ma scarso de Omini.

Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori.

Ci penso sempre, alla morte. È così ingiusto morire, dal momento che si è nati.

Nascere è quattro strilletti sani e gioiosi, morire è tragedia. Si dovrebbe almeno morire con la stessa dolcezza e incoscienza con la quale si nasce. Forse sarebbe più giusto nascere vecchi e morire bambini.

Pietà non me ne faccio mai: detesto la pietà, soprattutto verso se stessi.

Io sono come un cavallo al quale non bisogna metter briglia.

lo amo tutti gli animali. Un cane, per esempio, è bello, è poesia, è natura, è autentico, non mente, lo trovo che lo sguardo di un animale, la sua dolcezza, la sua stessa presenza sono veri come tutti i miracoli che ci offre ogni giorno la natura.

Si dimentica che io non sono un’attrice di mestiere, che riesco a combinare qualcosa solo quando son libera di far quel che voglio come uno scrittore quando scrive o un pittore quando dipinge, che non posso obbedire alla tecnica, devo inventare.

Io dico le parolacce ma odio talmente la volgarità. Senza considerare, poi, che le parolacce sono un privilegio di pochi e non significano volgarità.

Succede così raramente di incontrare una persona umana fra il prossimo. Son più umane le bestie degli uomini e, ogniqualvolta mi accorgo di questo, mi viene una tal voglia di andarmene, ritirarmi in campagna, dove nessuno mi veda, tra i cavalli, tra i polli.

Il cinema, oggi, è fatto di festival, di cannibalismo, di quell’idiozia che chiamano incomunicabilità, di quegli intellettuali che pretendono sempre di insegnare qualcosa e sottovalutano il pubblico dimenticando che il pubblico è composto, sì, di individui insicuri ma, messi insieme, questi individui insicuri diventano un miracolo di intelligenza. E l’intelligenza non sopporta d’esser menata pel naso dagli imbecilli che si mettono in cattedra.

Se dovessi girare una scena madre la mattina alle otto non saprei farla. L’arte non è come un mestiere manuale che si può esercitare a ora fissa.

Non ammetto che si bari, che si truffi, che si cerchi di dare a intendere di saper fare una cosa se non è vero, io il mio mestiere l’ho sudato e sofferto. Ho impiegato molto tempo, e ho faticato, per diventare la Magnani. Ora sudo e fatico per continuare ad esserlo.

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N.B.
La selezione di questi aforismi è ad opera di Fabrizio Caramagna. (www.aforisticamente.com) 

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PAOLO BIANCHI: un percorso aforistico di maturazione in continua ascesa

…..“Paolo Bianchi esordisce giovanissimo nell’aforisma, nel 2010 a 23 anni, con la silloge Aforismi liberi (Kimerik editore). Un esordio davvero inconsueto per un genere come quello aforistico dove la maturazione si raggiunge dopo una certa età con il disincanto e la saggezza degli anni.
…..Bianchi è anche il più giovane tra i ventidue autori inclusi nell’antologia The New Italian Aphorists, Nuovi aforisti Italiani Contemporanei, curata da Fabrizio Caramagna e pubblicata negli Stati Uniti nel 2013 (con il patrocinio della Associazione Italiana per l’Aforisma) e ha ottenuto numerosi riconoscimenti nell’aforisma, essendo vincitore unico del concorso aforistico “La lingua del girasole” (2014), secondo classificato per la sezione aforismi al Premio Nazionale di Filosofia “Le figure del pensiero” di Certaldo (2014) e terzo classificato al Concorso Aforistico Frammenti Inesplorati”.
…..Fabrizio Caramagna

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PAOLO BIANCHI – DISTRAZIONI 

Con gli aforismi deve essere bravo chi scrive e bravissimo chi legge.

Siamo scintille veloci di una fiamma perenne.

Italia: il passato è glorioso.

Le rivoluzioni hanno tutte lo stesso difetto: finiscono.

Riflessione teologica: Perché un architetto dovrebbe essere anche giudice?

Una lingua non s’impara, si corregge.

Il lavoro nobilita i datori di lavoro.

Di questi tempi si parla del più ma soprattutto del meno.

Un fiore appare bello all’ape per farsi impollinare, ma appare bello anche a noi forse per darsi in sacrificio al superfluo.

Sono un realista perciò non vi auguro la felicità piuttosto un’infelicità feconda.

Dio ha dato importanza anche alla forma.

E’ il Sole che mi commuove, è la pioggia che mi consola.

Due sono i modi per essere liberi, non avere tessere o averle tutte.

Ci si converte sempre e solo in un preciso istante: quando conviene.

Scrivere un aforisma è l’atto presuntuoso di una persona timida.

Scienza economica: si è assunto l’uomo come completamente egoista e privo di etica, l’uomo si è adeguato volentieri.

Di molti celebri aforismi ciò che vale davvero è la firma.

Cosa differenzia l’uomo dall’animale? Questa domanda è la sola risposta.

Ci son state persone talmente grandi che l’unico modo che abbiamo per sdebitarci con loro è dimenticarle.

In fondo affidarsi al merito è un modo come un altro per affidarsi al caso.

L’ironia è importante ma non ci mostra la verità: è utile per la fase destruens.

Si cominciò identificando le divinità col Sole e con la Luna. Risultò facile sentirsi perennemente osservati dagli dei. 

Il traguardo è accorgersi che non c’è alcun traguardo.

Chi ha una fede salda o non ha paura di niente o ha una gran paura di Dio.

La somiglianza tra un neonato e la propria mamma è un eccesso di garanzia.

La Storia si svolge in attesa di un’alternativa credibile.

Ci siamo irreparabilmente allontanati da noi stessi. La causa di tutto è l’assuefazione. Siamo nati nomadi e oggi soffriamo lo stress da trasloco.

Odiò così tanto la vita da suicidarsi. Amò così tanto la vita da sacrificarsi.

Gli eroi che si sono sacrificati han rinunciato a tutto, anche a godersi le lodi. 

I pensieri hanno un’anima a sé.

Lo ammetto! Sono troppo me stesso per essere oggettivo!

La minaccia che move il sole e l’altre stelle.

La magnificenza delle chiese è direttamente proporzionale alla paura di morire.

Non è la vita ad essere bella, è la bellezza a farci essere vivi.

E a un certo punto viene la voglia di tornare indietro, non all’innocenza dei bambini ma alla cattiveria dei bambini.

Chi è grande espressione è grande premessa.

L’unica risposta che ci è concessa è l’immensità del cielo.

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Estratti da LAMPI (2018 – Primo classificato sezione A, volumi editi)

Non ti amo, ma non so come dirmelo.

Non bisogna riflettere, bisogna splendere.

Nessuno mi conosce bene come la mia vergogna.

Genitori che insegnano a campare a figli che desiderano vivere.

Amo Dio come si ama un figlio adolescente: facendogli poche domande.

A volte si perde tutto, non resta che l’universo.

Siamo gli ultimi destinatari di ogni nostra lettera.

Un “Tu sei speciale” non si nega a nessuno.

In mezzo agli altri, davanti a un buffet – lì si è davvero soli.

Virgilio non entrò il paradiso perché non aveva un inferno.

Dopo una vita trascorsa a praticare incessantemente il dubbio non resta che credere nella stanchezza.

Chi scrive aforismi fa così: due o tre cattiverie, una sentenza netta e poi eccolo in tutta la sua dolcezza.

La poesia è sempre stata antica.

Il molto è la parodia del tutto.

Alle cose belle non occorre contegno.

La parola che più somiglia a infinito è infelice.

Sei troppo bella per darmi sollievo.

Il suicida lasciò un biglietto: vi ho uccisi tutti.

La vita è una carezza data quando vorresti un bacio.

Amo, anche quando non me lo posso permettere.

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