Intervista a Silvana Baroni

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La capacità sintetica credo sia una attitudine innata. Chi ne è dotato può essere invogliato a utilizzarla e arricchirla attraverso un’appropriata ricerca sociologica, psicologica e linguistica così da farne una propria cifra stilistica.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Da ragazzina, assistendo all’Amleto, trovai alcune frasi di Shakespeare fulminanti, affascinanti se pur drammatiche; mi costrinsero a ripensarle.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

L’incontro fatale è stato con Oscar Wilde. Ho subito amato il suo indomabile sarcasmo, il virtuosismo attraverso il quale indorava la pillola nel mentre staffilava a morte ogni comportamento ipocrita. Seguì il mio rispetto per la saggezza di La Rochefoucauld, contemporaneamente ad una vera passione per le soluzioni acrobatiche che Woody Allen inseriva nelle sue battute. Ritengo che ogni aforista che si rispetti prima o poi scrive la definizione di aforisma che più lo rappresenta.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Certamente. Abbiamo ottimi aforisti contemporanei. Ovviamente si esprimono in un linguaggio contemporaneo, ampiamente rinnovato.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Il mondo editoriale di oggi ha intendimenti esclusivamente economici. In Italia c’è l’uso e l’abuso del poetare che rimpingua bene le loro casse; perché mai dovrebbero avventurarsi verso lidi sconosciuti?. E poi c’è la responsabilità della scuola appiattita sui soliti autori. Personalmente conosco molti giovani interessati all’aforisma, ma che ancora non si cimentano: si sentono insicuri, non seguiti, non instradati.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Penso che l’aforisma debba essere valorizzato dalla scuola. Si deve spiegare ai ragazzi quanto lavoro, quanta esperienza ci sia dietro un genere così apparentemente estroso.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

L’aforisma deve essere soprattutto distinto da tutto ciò che non lo è. Questo deve essere soprattutto il compito dei critici letterari.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

La grande rete può essere senz’altro rischiosa perché confonde il veloce col breve. I buoni aforismi sono di poche parole ma di lunghe pensate.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Se continuo a scrivere aforismi è perché il mondo continua a cambiare, ed io con lui.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Non deve dire banalità in modo banale, non deve dire grandi verità in modo spocchioso.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Sono in perfetto accordo con la grande Spaziani. Una sola volta mi è capitato di sentire un mio aforisma sulla bocca di una estranea. È stato un colpo al cuore. Ma per nessuna ragione al mondo le avrei detto ch’era mio.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Spero che mi rappresentino tutti quelli che ho scritto, insomma nel bene e nel male siano espressione della mia autenticità.

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Bibliografia

Nasce a Napoli da una famiglia veneta. Si laurea all’Università La Sapienza di Roma in Medicina e Chirurgia e si specializza in Psichiatria e Neurologia. Figlia d’arte, si cimenta con il disegno e la pittura già dall’infanzia. Si è inoltre dedicata allo humour graphic illustrando libri e riviste, disegnando strisce e vignette per noti settimanali. Dagli anni Novanta si dedica ad illustrare pittoricamente e graficamente i propri aforismi visivi pubblicandoli in libri e blog. Ha scritto testi numerosi teatrali; ha pubblicato racconti e poesie su varie riviste letterarie. Ha curato la traduzione degli aforismi di Efim Tarlapan “Sorrisi da esportare” 2012, e pubblicato varie raccolte di poesia: nel ’94 “Stagioni” prefato da Simona Argentieri e Carlo Villa, nel ‘ 98 “Nodi di rete” prefato da Mario Lunetta, nel ’01 “Ultimamente” prefato da Plinio Perilli, nel ’02 “Il tallone d’Achille di una donna” prefato da Vito Riviello, tutti per Fermenti ed., per la collana Controsensi di Fermenti “Nel circo delle stanze” prefato da Donato di Stasi 2006, nel 2012 “Perdersi per mano” ed.Tracce con postfazione di Ubaldo Giacomucci e nel 2013 “Criptomagrittazioni” ed.Onyx. Nel ’97 una raccolta di grafiche e haiku ”Acquerugiola-acquatinta” prefata da Rosalma Salina Borello e Rino Cerminara per l’ed. Dell’oleandro; nel 2005 “Alambicchi” (14 racconti), Piero Manni Editore. Dal ’92 pubblica testi di aforismi e grafica: per le ed. Il Ventaglio “Tra l’Io e il Sé c’è di mezzo il me”; prefato da Vincenzo Mollica nel 2006, per le ed. Quasar “Neppure i fossili”; nel 2011 “Il bianco, il nero, il grigio” ed. Joker prefato da Gino Ruozzi; nel 2013 “ParalleleBipedi” prefato da Fabrizio Caramagna ed. Città del sole. Pubblica un trittico di humour graphic: La maglifica 2003, L’amore è come una scatola di biscotti 2003, The Best 2006. Finalista al Premio Rhegium Julii 1999 – sez. Racconti inediti; seconda classificata al Premio Intern. di Poesia Val di Magra XVI ediz.; seconda classificata al Premio Intern. di Poesia Renato Giorgi 2000; prima classificata al concorso di poesia 2001 Sindacato Nazionale Scrittori; seconda classifica al premio inter. di poesia per l’edito Buiese 2001; seconda classificata al premio di narrativa Laurentum 2001; finalista al premio A.Rosselli 2006 indetto dal Comune di Roma; vincitrice del 1° premio di poesia Omaggio a Baudelaire 2008; medaglia d’oro al “Foyer des artistes” Università La Sapienza di Roma 2010; vincitrice del Premio Internazionale Torino in sintesi 2010 per l’edito di aforismi “Neppure i fossili”; premio speciale della giuria Histonium 2012; vincitrice al concorso “Tre gocce d’inchiostro” indetto dall’Associazione italiana per l’aforisma- 2013; presente nell’antologia “New Italian aphorists” cratespace ed. 2013.

Intervista a Lidia Sella

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Quando leggo, e quando scrivo, amo la sintesi, l’ironia, l’incisività del messaggio. L’aforisma è un diamante che si trova in diverse miniere. Affiora non solo in poesia e nel teatro, ma anche nella narrativa, e persino nella saggistica. Oltre che, naturalmente, in filosofia.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Già da adolescente, ero un lettore onnivoro ed esigente. Ma troppo tempo è passato da allora, ahimè, perché possa ricordarmi del mio primo incontro “fatale” con l’aforisma. Mi considero un aforista involontario. Assecondo il mio istinto di condensare emozioni e ragionamento. Talvolta i miei aforismi spuntano in modo naturale mentre sto scrivendo un articolo di giornale, un poemetto, una lettera d’amore…

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato?

Non solo aforisti in senso stretto, i miei modelli di scrittura breve: lirici greci, Aristotele, “Antologia Palatina”, Eraclito, Orazio, Giovenale, Marziale, Marco Aurelio, iscrizioni funerarie romane, Omar Khayyãm, Sun-Tzu, Michel De Montaigne, François de La Rochefoucauld, Voltaire, Giacomo Casanova, Giacomo Leopardi, Arthur Schopenhauer, Emily Dickinson, Friedrich Nietzsche, Oscar Wilde, Giovanni Papini, Martin Heidegger, Albert Einstein, Leo Longanesi, Ennio Flaiano, Giuseppe Prezzolini, Emil Cioran, Wislawa Szymborska, Tomas Tranströmer, etc…

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Nell’antologia “The new Italian Aforists” del 2013, ho notato alcuni testi interessanti, scritti da: Paolo Bianchi, Piero Buscioni, Fabrizio Caramagna, Maura Del Serra, Fulvio Fiori, Arturo Montieri, Alessandra Paganardi, Mauro Parrini. Oltre, naturalmente, a quelli firmati da Maria Luisa Spaziani.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Il pensiero è passato di moda.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Un festival dell’aforisma e concorsi a premi nelle scuole. Prima i ragazzi dovrebbero però formarsi una vasta cultura classica, coltivando letture selezionate. La vita è troppo breve per sprecarla dietro a libri mediocri.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Si, certo.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

La rete non è che un mezzo. In quanto tale, non ha il potere di stravolgere il messaggio veicolato. E può senza dubbio contribuire alla diffusione di un buon aforisma. Dubito tuttavia che il grande pubblico possieda gli strumenti per cogliere un messaggio ad alto contenuto intellettuale e culturale.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Modellare un pensiero aiuta a definirne la sostanza. Un risultato luminoso è appagante per sé e, si spera, stimolante per il lettore.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Ecco la ricetta per cucinare un buon aforisma… Mescolate un pensiero originale – meglio se rivoluzionario – al lievito della cultura. Aggiungete una noce di sensibilità, un rametto di sofferenza, e ironia quanto basta. Eliminate le foglie superflue e condite con un cucchiaio di ottima padronanza della lingua. Conservate a lungo in frigorifero e, prima di servire, controllate che il composto non abbia perso consistenza.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Nel caso specifico non mi trovo d’accordo con la tesi espressa dalla grande poetessa Maria Luisa Spaziani.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Più d’una, per la verità… Cioè gli ultimi due testi pubblicati da “La Vita Felice”: “La figlia di Ar – Appunti interiori”; “Eros, il dio lontano – Visioni sull’Amore in Occidente”. E poi “Strano virus il, pensiero”, una raccolta di pensieri, a metà strada fra aforismi e immagini poetiche, ancora inedita.

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Bibliografia

Lidia Sella, giornalista, scrittrice e poetessa (www.lidiasella.it), nata a Milano, dove vive e lavora. Ha collaborato con alcuni quotidiani (L’Indipendente, Il Giornale, Libero, Rinascita, Affaritaliani.it) e diverse riviste (L’Europeo, Gente, Gioia, Lo Specchio, Il Corriere Medico, Spazio Casa, Donna Mamma, Grand Hotel, Viver Sani & Belli, etc.). Ha curato due libri per il gruppo Rizzoli: “Amore come” (Sonzogno, 1999, tiratura 25.000 copie) e “La Roulette dell’Amore” (Bur, 2000, tiratura 43.000 copie). Ha pubblicato con La Vita Felice due sillogi poetiche, con postfazione di Armando Torno, entrambe alla sesta edizione: “La figlia di Ar – Appunti interiori” (2011), finalista al Premio Internazionale di letteratura città di Como 2015; ed “Eros, il dio lontano – Visioni sull’Amore in Occidente”, edito nel 2012. Nel 2015, quest’ultima raccolta si è aggiudicata il terzo premio al “Concorso di Letteratura a carattere internazionale Città di Pontremoli” e una menzione d’onore al “Premio Letterario Internazionale Europa” di Lugano.Inoltre Lidia Sella è risultata terza classificata al Premio Letterario Il Carro delle Muse 2014 con il frammento “Un’avida occhiata allo specchio/per controllare se ancora esisti.”

Intervista a Paolo Barbieri

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La passione per l’aforisma mi travolge, ma non si tratta di una predilezione.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Fin da bambino: una cosa innata e, avendo scritto centinaia di battute cinematografiche, ho cercato di passare all’aforisma.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Dante Alighieri e Arthur Schopenhauer, ma sono convinto che un aforisma non possa essere definito da un altro aforisma: sarebbe un artifizio.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Per quel poco che ho letto, no: tutto declina.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

E’ solo una questione economica.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

L’aforisma comico.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Assolutamente sì, altrimenti muore.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Non sono in grado di rispondere.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Sì, grazie a Voi.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Tecnica e fantasia.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Il grande aforisma è un’opera d’arte così come una sonata, un quadro, un libro, una poesia. Deve essere tutelato. Colei che ha scritto “Il ritmo è sovrano di tutte le cose che hanno senso a questo mondo” (come si può essere così grandiosi!), ritiene l’aforisma una cosa spontanea? Franz Schubert ha composto gli “Improvvisi” e i “Momenti musicali” (Roberto Favaro li chiama, appunto, aforismi musicali), ma non ha certo improvvisato, nonostante l’immensità del suo genio.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Sì. In “E’ un piacer serbato ai saggi” c’è “Fortunato chi ritiene breve la vita umana”.

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Paolo Barbieri

Paolo Barbieri, nato a Carrara, ha pubblicato: “Poesie d’amore e di morte” (Edizioni Clandestine,2011); “Poesie in sol minore” (Edizioni Clandestine, 2012) e “Peccati di vecchiaia” (Edizioni Clandestine, 2013). Nel 2014, con Stampa Indipendente, pubblica la silloge aforistica “Il caso e singolare”.

Intervista a Guido Rojetti

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

Una predisposizione innata a condensare il pensiero all’essenziale.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Fin da ragazzo, leggendo i grandi filosofi. Ho iniziato a scrivere aforismi e poesie dall’età di diciassette anni. Sono stato indotto a cimentarmi come autore dal tempo a disposizione, nel momento in cui (a fine 2012) ho lasciato la mia attività lavorativa.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Uno scrittore che vanti un minimo di esperienza è consapevole di basare il proprio lavoro sull’opera di quanti, scrittori e pensatori, lo hanno preceduto. Chiunque è portato a cercare ispirazione nel lavoro altrui. Non esiste idea che non sia già stata pensata in precedenza. Compito dello scrittore è quello di rielaborare quanto già proposto per renderlo accettabile al lettore della sua epoca. Fatta questa premessa, e parlando qui di aforismi, la fonte più grande di ispirazione me l’ha fornita il mio vissuto, essendo quello aforistico il genere che più si confà all’esperienza, all’età matura. Mi sono congeniali Aristotele, Eraclito, Orazio, Quintiliano, Seneca, Terenzio, Nietzsche, Oscar Wilde, Ugo Ojetti, Flaiano, Dino Basili, Schopenhauer, Ambrose Bierce, Nicolas de Chamfort, Jean de la Bruyère, Stanislav J. Lec, Alessandro Morandotti, Bufalino, Henri de Régnier, Carlo Dossi, Novalis. Forse, in parte, mi hanno ispirato un po’ tutti, più o meno inconsapevolmente, ma quello con cui mi sento più in sintonia è sicuramente Roberto Gervaso. Cito tre miei aforismi sull’aforisma:
– Gli aforismi aiutano a disabituare quei lettori che leggono per non dover pensare.
– Gli aforismi, a volte, sono labirinti mentali dai quali il lettore può uscirne grazie a un filo logico che non sempre è tale; tuttavia, il fine non è l’uscita dal percorso, ma il soffermarsi nel transito.
– L’unica cosa che un aforisma deve spiegare sono le ali.
+ tre di altri autori:
– L’aforisma è molto sfizio in poco spazio. (Anonimo).
– È proprio dell’aforisma enunciare verità che sembrano menzogne e menzogne che sembrano verità. (Gesualdo Bufalino)
– L’aforisma è una risposta folgorante a una domanda pressante. (Emilio Rega)

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Ritengo che, un po’ come è per tutta la letteratura, non ci sia più molto da dire di nuovo, se non il come dirlo; così come uno stesso abito può risultare largo, stretto o perfetto a seconda della taglia di chi lo indossa.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Non mi risulta che il genere aforistico abbia mai riscosso molto successo nel panorama letterario italiano degli ultimi cinquant’anni. Quel poco (e breve) successo che ha avuto è stato dovuto più al personaggio che non al genere. Senza il personaggio a fare da traino, le case editrici non investono, poiché la maggior parte dei lettori è poco propensa ad acquistare libri di autori sconosciuti. Porto ad esempio due personaggi recenti: Roberto Gervaso per l’aforisma e Giorgio Faletti per il genere romanzo noir. Senza la loro pregressa notorietà, c’è da chiedersi se avrebbero ugualmente sfondato solo grazie alla loro bravura letteraria.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

La cultura della razza italica non ha sviluppato questa mappa genomica, non ci ha donato questo imprinting verso il genere aforistico. E dove non c’è punto di partenza non ci può essere punto di arrivo. Non siamo finlandesi. L’unica speranza sarebbe farne un dogma letterario fin dalle scuole medie, per crescere nuove generazioni di aforisti e sviluppare nuove coscienze letterarie e quindi nuovi lettori. Per il resto ribadisco quanto già espresso al punto 5)

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Ritengo che l’aforisma debba assolutamente continuare a distinguersi da tutte le altre forme di comunicazione breve, remote o attuali. Arguzia, stile ed eleganza in punta di penna, si possono trovare tutte insieme solo in un aforisma ben costruito.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Direi che possa accadere sia l’una che l’altra cosa. La differenza la fanno sempre quelli che scrivono bene da quelli che scrivono male. Ma sulla Grande Rete ho avuto l’impressione che siano più numerosi i secondi…

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Sì, lo è stata senza dubbio e, conseguentemente, ricca di grandi soddisfazioni personali, sia per i riconoscimenti avuti come autore che per la mia maturazione letteraria, intellettuale e umana.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Deve essere, all’occorrenza, lucidamente cinico, spietato, e risultare ugualmente amabile ai suoi lettori. Personalmente apprezzo particolarmente gli aforismi a doppia (e anche a tripla) chiave di lettura e quelli sotto metafora.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Dà sicuramente fastidio che qualcuno ti sottragga fraudolentemente il frutto del tuo lavoro, e ancor più se ne trae profitto a tuo danno. È buona regola, e di senso etico e morale, citare sempre l’autore dell’opera o dell’enunciato che si va a riproporre. Altrimenti non avrebbe senso l’esistenza dei diritti d’autore. Ogni forma letteraria ha una sua paternità che va riconosciuta. Fino a un secolo fa non se ne sarebbe mai parlato di simili casi. Smetana non si prese la briga di chiamare in causa Puccini per aver copiato l’inizio della Madama Butterfly dall’ouverture per La sposa venduta. O Beethoven non avrebbe mai accusato Wagner di avergli rubato dalla Nona Sinfonia le prime battute della “gara canora” de I Maestri Cantori di Norimberga. Anzi, prendere spunto dall’opera altrui un tempo era considerata una pratica assai comune e di tutto rispetto. “Le nostre idee devono nascere da qualcosa”, dicevano, “e non è possibile che nascano all’improvviso dal nulla”. E così Brahms prende spunto da Handel, Ciaikowskij da Mozart e Bach da Vivaldi: tutto questo senza falsi sensi di colpa o di vergogna, perché non si tratta di commettere un crimine. Stando al sistema giuridico attualmente vigente, i più grandi scrittori della letteratura inglese sarebbero tutti passibili dell’accusa di plagio. “Nulla è originale” ha osservato lo storico Will Durant, “eccettuato il modo in cui lo si presenta”.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Sicuramente la pubblicazione della raccolta di aforismi dal mio libro “L’amore è un terno (che ti lascia) secco”.

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Guido Rojetti nasce a Torino il 30/11/1952. A diciassette anni è assunto dalla casa editrice “La Stampa”. A trent’anni crea una società di servizi nel mondo della pubblicità. Negli anni ha pubblicato alcune poesie con la casa editrice “EDIZIONI SIPIEL MILANO” (AUTORI VARI – POESIA “Il mare”, 1987), con la “GIULIO PERRONE EDITORE”. (Il SILENZIO ACUTO DEL MATTINO – Incontri Poetici, 2012) – con la “PAGINE SRL di Elio Pecora” – COLLANA VIAGGI DI VERSI – Nuovi poeti contemporanei (silloge di poesie – 2013). A sessant’anni compiuti cede la sua attività imprenditoriale per dedicarsi esclusivamente al sogno della sua vita: scrivere. E sceglie di esordire col genere che gli è sempre stato più confacente: l’’aforisma. Il 28 Luglio 2014 pubblica il suo primo libro di aforismi, dal titolo: L’amore è un terno (che ti lascia) secco, col quale vince il prestigioso Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi” 2014.
Sito/Blog: http://amoreeaforismi.bookmatch.it

Intervista a Marcella Tarozzi

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

La mia preferenza per l’aforisma risale alla prima giovinezza.  Mi colpiva il modo deciso di esprimersi.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Il mio primo incontro con l’aforisma è stato con LaRochefoucauld, ma solo molto più tardi ho dedicato parte del mio tempo a scriverne.  Non saprei precisare esattamente quando.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Oltre a La Rochefoucauld, ho letto gli aforismi di G. C. Lichtenberg.  Altri maestri sono stati Cioran e Paul Valéry.  Non ho presente sul momento un aforisma particolare che definisce l’aforisma.

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Non saprei pronunciarmi su questo punto specifico.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

L’aforisma è un genere letterario-filosofico che attrae studiosi più che lettori di narrativa.  L’insegnamento scolastico e universitario considera gli aforismi un genere minore, poco adatto alla formazione di uno studioso.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

Forse per destare un interesse maggiore per gli aforismi si dovrebbe insistere sul loro significato non solo letterario ma anche filosofico, per esempio mettendo in risalto il ruolo che ha svolto Nietzsche su questo punto.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Spero di sì, io insisterei sul valore conoscitivo dell’aforisma, non vorrei che li si confondesse con i vari tweet.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

La grande rete può, penso, essere d’aiuto a diffondere l’aforisma, non vedo particolari ostacoli su questo punto.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

L’aforisma ha accompagnato il mio processo di maturazione, col tempo e l’esperienza i contenuti del pensiero sono cambiati. Le due cose non si possono scindere.  La mia formazione di studiosa si è accompagnata a una tematica filosofica.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

Un aforista deve cogliere l’essenziale dei fatti e degli eventi che segnano la sua vita personale attraversando così il periodo storico in cui vive.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Non credo che l’aforisma abbia una dimensione solamente spontanea, e non sarei contenta se un mio aforisma venisse copiato o inserito in un contesto che non cita la fonte da cui proviene.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Dei miei scritti preferisco la prima raccolta “Il silenzio e la parola” e  “D’un tratto” che ha vinto il primo premio a Torino in Sintesi.  Penso che mi rappresentino nel miglior modo possibile.

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Marcella Tarozzi Goldsmith

Marcella Tarozzi, nata in Emilia, ha effettuato i suoi studi in filosofia prima all’Università di Bologna dove ha conseguito la laurea, poi alla Georgetown University di Washington dove ha ottenuto il Dottorato di Ricerca (PhD) sempre in filosofia. Abita e lavora a New York da diversi anni. Nel 1991 ha pubblicato Non Representational Forms of the Comic presso l’editore Peter Lang (New York, Berna, 1991). Ha sviluppato poi i suoi interessi in campo estetico scrivendo diversi articoli e pubblicando un altro libro: The Future of Art—An Aesthetics of the New and the Sublime (Albany: SUNY Press, 1999).

Come aforista ha pubblicato cinque sillogi in lingua italiana: Aforismi (Società editrice Andromeda, Bologna, 1989), Da un altrove – Aforismi (Società Editrice Andromeda, Bologna, 1998), Il silenzio e la parola – Aforismi (Pendragon, Bologna, 2001), D’un tratto (Joker, Novi Ligure, 2006) e Invece di un trattato (Genesi, Torino, 2011).

Ha scritto anche brevi racconti di carattere filosofico e tiene un diario in italiano da diversi anni.

Intervista ad Anna Antolisei

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1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la “forma breve” e per l’aforisma in particolare?

In quanto dedita alla narrativa, e portata quindi ad un notevole dispendio di parole, resto ogni volta incantata e stupefatta dal genere letterario che riesce ad esprimere, con un pugno di parole magistralmente orchestrate,concetti complessi e di grande spessore.

2) Quando è avvenuto il tuo primo incontro “fatale” con l’aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?

Mi fu galeotta, nella prima adolescenza, un’antologia aforistica prestata e perduta. Da allora ho imparato ad amare e a rispettare tanto questo genere da non tentar nemmeno di cimentarmi in esso. Infatti non scrivo aforismi; mi limito a ricercare, collezionare, scoprire e promuove quelli altrui.

3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che più ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o più aforismi sull’aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?

Poiché condivido con Schön l’assunto che “un aforisma deve dire poco e suggerire abbastanza”, amo gli autori poco assertivi, quelli più inclini ad insinuare il dubbio o a proporre al lettore un’incognita da svelare, ciascuno secondo la propria inclinazione. Volendo poi indicare le osservazioni sull’aforisma che più mi paiono esatte e seducenti, sceglierei queste: – “Coltivano l’aforisma soltanto coloro che hanno conosciuto la paura in mezzo alle parole, quella paura di crollare con tutte le parole”. (Emile Cioran) – “Chi scrive in sangue e sentenze, non vuol essere letto ma imparato a mente” (Friedrich Nietzsche) – “La superiorità dell’aforisma: uccide la spiegazione”. (Mario Andrea Rigoni)

4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l’eredità dei nostri maestri del passato?

Il mio è un sì privo d’incertezze. Sono in una condizione privilegiata che mi permette di leggere molti autori contemporanei, e alcuni sono perfettamente in grado di mantenere alto il prestigio dell’aforisma italiano come lo era negli anni d’oro. La difficoltà, semmai, sta nel farli conoscere ed apprezzare quanto meritano.

5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d’interesse verso l’aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?

Ad una somma di fattori, ma dovendo individuare una causa specifica, tendo a far coincidere il sonno dell’aforisma con la rivoluzione culturale iniziata nel Sessantotto. Laddove trionfa l’inestinguibile discussione, non c’è più spazio, paradossalmente, per la sintesi.

6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perché l’aforisma torni a conquistare l’attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?

La strada c’è: anche più d’una. Si potrebbe cominciare liberando l’aforisma dal falso luogo comune che lo descrive come letteratura di élite, fruibile solo dagli intellettuali e dagli accademici mentre è – ma certamente non è – solo così. Sarebbe provvidenziale, poi, che l’editoria della grande distribuzione se ne riappropriasse per proporre l’aforisma almeno in chiave attuale.

7) A tuo avviso, l’aforisma può e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione “veloce” oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc…)?

Credo di sì. In quanto genere letterario tanto antico quanto ben definito, la “forma breve” ha dei canoni che vanno ‘tecnicamente’ rispettati. Senza però ingabbiarla o ingessarla dentro schemi troppo austeri o troppo ristretti.

8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?

Penso che Internet, in quanto “mezzo” di diffusione, somigli un po’ al Giano bifronte. Se usato con intelligenza sicuramente aiuta, e molto. Nelle mani dei cretini o degli incompetenti, può fare danno anche in questo campo.

9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, può esserlo in qualche modo?

Autore o no, credo che chiunque si accosti all’aforisma abbia tali spunti di riflessione, tale stimoli mentali da ‘crescere’ per forza di cose; sia letterarialmente, sia umanamente.

10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?

L’aforista vero non può che essere un inguaribile, acuto osservatore della realtà; un attento interprete del suo tempo; un individuo capace di guardare in sé, e fuori da sé, con il necessario distacco senza cadere nell’indifferenza o in un apatico isolazionismo. Deve saper restare, insomma, ben vigile con la mente e con il cuore.

11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternità? In sostanza: secondo te dovrebbe davvero, un aforisma, essere – come sostiene Maria Luisa Spaziani – “cosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine”?

Problema che a me, personalmente, non si pone. Credo però che il riconoscimento della paternità / maternità del lavoro paziente, così come del fulmineo colpo di genio, vada riconosciuto. Se poi una locuzione particolarmente felice finisce sulla bocca di tutti, assume un poco la valenza del proverbio rendendo quindi superflua, se non impossibile, l’attribuzione.

12) C’è una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti più legato perché meglio ti rappresenta?

Ovviamente no; non ne esistono. Ciò non toglie che vi siano molti aforismi che, se non scritti ‘da’ me, sento presuntuosamente come scritti apposta ‘per’ me.

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Anna Antolisei

Anna Antolisei è nata e lavora a Torino.

Pubblica nel dicembre ’94 il libro di narrativa “Per troppo amore, per troppo odio” (Ed. Teknos). Nel dicembre ’98 cura la pubblicazione di “Aforismi URLati” (Fògola Editore) e nel 2001, per lo stesso editore, “Aforismi URLati 2”.

Nel 2002 esce sulla Grande Rete il suo “Voce del Verbo Vivere”. Tra il 2003 e il 2004 pubblica con LietoColle Libri il poemetto “Il Muro” e cura la terza raccolta d’aforismi inediti dal titolo “L’Albero degli Aforismi”.

Per LietoColle è altresì curatrice della collana di narrativa e aforistica “Et Nunc Imprimatur”.

Con Edizioni Genesi pubblica nel 2004 la raccolta di poesie ispirate alla pittura impressionista “Sono solo Impressioni”: quindi il romanzo giallo “L’altra faccia della Luna” con Fògola Editore. Nel 2005 dà alla stampa la raccolta di poesie “Dialoghi dell’Es” (Wunderkammer), in accompagnamento ai quadri di Elena Piacentini. Nel 2006 fonda la rivista letteraria web “Il Giornalaccio” e ne è a tutt’oggi il Direttore Responsabile.

Sempre per Fògola Editore, nel 2006, pubblica il romanzo giallo “A mani nude”, nel giugno del 2008 “Madre indomita” e nel 2010 “Caccia all’innocente”, quarto libro della serie ‘I gialli di Torino’. Con le Edizioni Robin pubblica nel 2014 “Legno e Cristallo”.

Dal 1996 si batte per la libertà di stampa e contro la censura nelle fila del PEN Club Italiano e del Centro PEN della Svizzera italiana e retoromancia.

E’ fondatrice e presidente dell’Associazione Italiana per l’Aforisma, del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, nonché vice-presidente del Premio Internazionale di Poesia “Rodolfo Valentino – Sogni ad occhi aperti”.

Aforisti italiani contemporanei – The new italian aphorists

L’Associazione Italiana per l’Aforisma
annuncia  
l’avvenuta pubblicazione della nuova Antologia bilingue

“Aforisti italiani contemporanei”
“The new italian aphorists“

 

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L’antologia è disponibile sin da ora in versione cartacea su
Amazon.com: consegna 5/7 giorni lavorativi  

Sarà possibile acquistare il formato e-book a partire dal 15 dicembre su
Thethepoetry.com
Amazon.com  


Il costo di entrambe le pubblicazioni è agevolato grazie al contributo
dell’Associazione Italiana per l’Aforisma.


Per i soli sigg. Autori che hanno collaborato all’Antologia, 
gli ordini andranno effettuati presso la segreteria dell’Associazione
attraverso e-mail o telefonicamente.

BUONA LETTURA!

Concorso aforistico a tema “Tre gocce d’inchiostro” – La classifica finale

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L’Associazione Italiana per l’Aforisma annuncia i nomi dei concorrenti del Premio  “Tre gocce d’inchiostro” i cui aforismi sono stati selezionati dalla Giuria per la pubblicazione.

     I vincitori sono:
    

     Silvana Baroni
     Federico Basso Zaffagno
     Fulvio Fiori
     Alessandro Lukacs
     Filippo Minacapilli
     Arturo Montieri  (2 aforismi)
     Roberto Morpurgo
     Emilio Rega
     Dino Sessa
     Marcella Tarozzi
     Laura Margherita Volante
     
     Nel mese di settembre, tutti i partecipanti al concorso riceveranno in omaggio una catellina dell’AIPLA con la stampa delle 12 massime selezionate dalla Giuria.

     Agli Autori degli aforismi vincenti verranno spediti inoltre tre block notes recanti, in stampa, il logo dell’Associazione e le massime selezionate, accompagnati  da due volumi di sillogi aforistiche scelti tra le pubblicazioni promosse dall’AIPLA.

     I soli Autori vincenti iscritti all’Associazione, riceveranno altresì una plaquette stampata e illustrata a mano, recante l’aforisma di suo conio.
    Vogliano gradire i vincitori e tutti i partecipanti l’augurio di buon proseguimento dell’estate ed i nostri migliori saluti.
     Associazione Italiana per l’Aforisma
                         la Presidente
                       Anna Antolisei

 

I DODICI AFORISMI

– Tema A) La riproposta papale dei valori francescani

Molti chiostri sanno di infinito. Talvolta anche gli uomini.
Alessandro Lukacs

Le chiese sono serbatoi di peccati che versano gocce di santità.
Arturo Montieri

Inconsueta l’umiltà, e come la povertà non ha bisogno di sacrificarsi.
Marcella Tarozzi

Confido nell’istinto di sopravvivenza degli esseri umani: una volta toccato il fondo, saranno visibili le fondamenta.
Federico Basso Zaffagno

– Tema B) Il sogno: un viaggio onirico verso le nostre speranze

Vivi da adulto, sogna da bambino.
Fulvio Fiori

I sogni sono stelle salenti.
Arturo Montieri

Sognare è andare oltre i confini che ci separano dagli dei.
Filippo Minacapilli

Ci si addormenta contando le pecore, per sognare come e dove volino le aquile.
Silvana Baroni

– Tema C) Il silenzio: un bene prezioso in netta controtendenza

Sognare: portare i pensieri in un posto più caldo.
Dino Sessa

Chi ascolta è libero dal chiasso interiore.
Laura Margherita Volante

La parola governa, il silenzio regna.
Emilio Rega

Il silenzio è la frase fatta del disfattista.
Roberto Morpurgo

Concorso aforistico a tema “Tre gocce d’inchiostro”

La “Associazione Italiana per l’Aforisma”, nell’anno dispari che non prevede il lancio del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, indice il concorso aforistico a tema “Tre gocce d’inchiostro”, esclusivamente effettuabile via web, le cui caratteristiche sono le seguenti:

– Il concorso aforistico a tema non prevede alcuna spesa di iscrizione.

– Il concorso aforistico a tema è aperto sia ai sigg. iscritti all’Associazione, sia ai non iscritti.

– Temi da svolgere:
A) La riproposta papale dei valori francescani
B) Il sogno: un viaggio onirico verso le nostre speranze
C) Il silenzio: un bene prezioso in netta controtendenza

– Ogni concorrente potrà inviare all’indirizzo di posta elettronica dell’Associazione (segreteria@aiplaforisma.org) un solo aforisma per ciascuno dei temi proposti.

– I sigg.ri concorrenti potranno anche scegliere, a loro discrezione, soltanto uno o due dei tre temi, inviando comunque un unico aforisma per argomento.

– Saranno ammessi unicamente aforismi mai dati alla stampa, che non compaiono quindi in pubblicazioni dalla veste cartacea (libri, riviste, ecc…).
Verranno invece ammessi gli aforismi già eventualmente apparsi su siti web, o facenti parte di raccolte inviate a premi o concorsi nelle sezioni degli inediti.

– Ogni aforisma dovrà recare l’indicazione del tema scelto
[esempio: Tema A (segue l’aforisma) – Tema B (segue l’aforisma) – Tema C (segue l’aforisma)].

– Le mail dei concorrenti, con i loro aforismi, dovranno giungere all’indirizzo elettronico dell’Associazione entro e non oltre il 30 giugno 2013 e dovranno recare, come ‘oggetto’ del messaggio, la dicitura “Concorso Tre gocce d’inchiostro”. In calce ad ogni mail, dovranno essere specificati nome e cognome del concorrente con un suo recapito postale. I messaggi dovranno essere altresì inviati con l’opzione “Ricevuta di ritorno”.

– Gli aforismi inviati dai concorrenti saranno insindacabilmente valutati dal Comitato Direttivo dell’Associazione Italiana per l’Aforisma.

– Il Comitato Direttivo selezionerà i dodici migliori aforismi e provvederà a che siano pubblicati, con in calce il nome degli autori, sugli oggetti cartacei promozionali dell’Associazione relativi all’anno 2013 / 2014: si occuperà inoltre della capillare diffusione degli stessi.

– Saranno dunque da considerarsi vincitori del concorso “Tre gocce d’inchiostro” i 12 autori i cui aforismi verranno selezionati per la pubblicazione, la stampa e la diffusione degli oggetti promozionali dell’Associazione.

 

PREMI

Ciascuno dei partecipanti al concorso “Tre gocce d’inchiostro” riceverà una cartellina portadocumenti recante, in stampa, il logo dell’Associazione e i 12 aforismi selezionati come vincenti.

I dodici autori degli aforismi vincenti il concorso “Tre gocce d’inchiostro” riceveranno:
– n. 3 block notes recanti, in stampa, il logo dell’Associazione e gli aforismi selezionati come vincenti, accompagnati da due volumi di sillogi aforistiche scelti tra le pubblicazioni promosse dall’Associazione.
– I soli autori vincenti eventualmente iscritti all’Associazione, riceveranno altresì una plaquette stampata e illustrata manualmente, in esemplare unico, recante l’aforisma di suo conio.

 

La Settimana dell’Aforisma. Un primo consuntivo

Sabato 20 ottobre si è di fatto conclusa, a Torino, la prima settimana mai dedicata specificamente, sia in Italia, sia nel resto d’Europa, al genere letterario dell’aforisma.

Ha segnato la conclusione dell’insieme d’incontri e di manifestazioni nel capoluogo piemontese, la cerimonia di premiazione del “Torino in Sintesi”, Premio Internazionale per l’Aforisma giunto, in questo 2012, alla sua 3° edizione.

La premiazione è avvenuta nelle storiche sale del Circolo della Stampa che, nel corso dei decenni passati, hanno ospitato tanti autorevoli protagonisti della letteratura. Non è stato da meno il nostro evento: in una sala gremita di pubblico partecipe e interessato, sono sfilati i nomi più rappresentativi della ‘forma breve’ italiana e straniera. Alla presenza del Presidente Onorario della Associazione Italiana per l’Aforisma, professor Gino Ruozzi, la presidenza, il consiglio direttivo, i giurati del “Torino in Sintesi” hanno introdotto il tema dell’appuntamento biennale e conferito i riconoscimenti ai vincitori ed ai menzionati del Premio, in una sfilata di autori noti o meno noti nel mondo dell’aforisma, che hanno di persona ritirato i premi dedicando poi al pubblico un commento sull’origine delle loro opere e la lettura di alcuni tra i loro aforismi.

Per la Sezione dei volumi editi, si sono succeduti sul palco Marco Ercolani e Carlo Ferrario, mentre l’editore di Genesi Sandro Gros Pietro ha ritirato il riconoscimento andato all’autrice Marcella Tarozzi. Per la sezione degli inediti hanno presenziato Piero Buscioni, Maria Cristina Brescini e Dario Pasini.

Ultimi in ordine di apparizione, ma non certo meno rilevanti ed attesi, gli autori stranieri premiati nella Sezione Estero. Dalla Polonia è giunto a Torino Andrzej Majewsky, la cui silloge di massime, nella traduzione italiana di Fabrizio Caramagna, ha guadagnato la prima posizione tra altri 19 concorrenti che hanno inviato i loro elaborati da ogni parte d’Europa e del mondo. Ha quindi ricevuto dalla mani di Chicca Morone, presidente dell’Associazione Culturale “Il Mondo delle Idee”, il premio speciale per l’opera omnia nella versione italiana del volume ‘Oasi di sabbia’ l’autore rumeno Valeriu Butulescu, accompagnato dalla traduttrice Alina Breje. Butulescu, che con i suoi aforismi tradotti in più di 50 lingue può essere considerato il maggior rappresentante vivente della scrittura breve europea, ha intrattenuto i presenti illustrando con rara efficacia il senso e l’origine del suo lavoro aforistico.

 Oltre alla rosa dei premiati, per gli organizzatori del Premio è stato oltremodo lusinghiero e gratificante notare la presenza d’innumerevoli altri aforisti, vuoi partecipanti al concorso, vuoi protagonisti delle edizioni passate, a conferma che la cerimonia di sabato 20 non si è limitata ad essere un’elargizione di riconoscimenti, ma anche occasione d’incontro, di rinnovato dialogo, di utili prese di contatto tra rappresentati ed estimatori dell’aforisma provenienti da ogni parte del Paese.

In un clima amichevolmente sereno a lato della dovuta ufficialità, si è dunque siglata la chiusura di una settimana aforistica importante: un passo decisivo per la sempre maggior affermazione dell’aforisma nel panorama della letteratura italiana contemporanea.

Benché sia utopico pensare che la cultura in generale, ed un genere letterario in particolare, possano ottenere un riscontro mediatico e di massa pari al Festival della Spiritualità o alla Fiera del Gusto (i due mega-eventi in mezzo ai quali la settimana torinese dell’aforisma è venuta a trovarsi), gli incontri organizzati dall’Associazione, la mostra “L’Aforisma Visivo”, la presenza per una volta dominante dei volumi aforistici nelle Biblioteche Civiche, hanno indubbiamente avuto un ottimo impatto sulla pubblica opinione.

In sostanza: oltre a poter dire che, grazie alla diffusione degli eventi su radio e giornali locali e nazionali, il termine stesso “aforisma” ha smesso di rappresentare per molti un semantico punto interrogativo, ci si è portati abbastanza avanti perché abbia una forte, indubbia giustificazione proseguire nel cammino sino ad oggi intrapreso. Apportando dunque i dovuti aggiustamenti alle manifestazioni collaterali, il Premio “Torino in Sintesi”, nella sua quarta edizione, s’ha da fare e si farà.

Ringraziando di cuore i moltissimi che hanno contribuito con il loro lavoro o con la partecipazione al felice realizzarsi dei nostri programmi, l’appuntamento per il 2014 è quindi non solo riconfermato a tutto campo, ma altresì pronto per essere preceduto, nel corso del 2013, da nuove iniziative aforistiche atte a mantenere vivo l’interesse attorno al genere della scrittura breve; vuoi per autori, editori e traduttori, vuoi per chi semplicemente ama una forma di lettura istruttiva ed intelligente quale, senza dubbio, da millenni l’aforisma è.

Associazione Italiana per l’Aforisma
Il Consiglio Direttivo

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LE FOTO E I VIDEO DELLA SETTIMANA DELL’AFORISMA

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Le foto della Premiazione del Premio Torino in Sintesi 2012, sabato 20 ottobre, Circolo della Stampa

Anna Antolisei, Sandro Montalto, Gino Ruozzi, Antonio Castronuovo
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Marco Ercolani
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Carlo Ferrario
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Piero Buscioni
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Andrzej Majewski e Fabrizio Caramagna
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Valeriu Butulescu e Alina Breje
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Maria Cristina Brescini
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Dario Pasini
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Il pubblico
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Il pubblico
Il pubblico
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Antonio Castronuovo
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Lorenzo Morandotti
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Chicca Morone, Anna Antolisei, Carmela Masi e Maria Rita Diano

 

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Anna Antolisei e Andrzej Majewski
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Fabrizio Caramagna e Andrzej Majewski
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Valeriu Butulescu, Fabrizio Caramagna, Anna Antolisei e Andrzej Majewski
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Andrzej Majewski e Valeriu Butulescu
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Andrzej Majewski e famiglia, il console polacco e il presidente della comunità polacca di Torino
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Silvana Baroni, Flavia Postizzi e Mario Postizzi
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Eleonora D'Elicio e Wanda Pandoli
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Mauro Parrini, Gino Ruozzi e Silvana Baroni
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Cocktail
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Mario Postizzi, Sandro Montalto, Amedeo Ansaldi e Gino Ruozzi
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Sandro Montalto, Anna Antolisei, Fabrizio Caramagna, Gino Ruozzi, Mario Postizzi e Gloria Ruozzi
 
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Reading di aforismi, venerdì 19 ottobre, presso Biblioteca Amoretti
Fulvio Fiori
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Mario Postizzi
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Paola Roman
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Donato Di Poce
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Roberto Morpurgo
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Amedeo Ansaldi
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Alessandra Paganardi
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Silvana Baroni

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Roberto Morpurgo, Donato Di Poce, Alessandra Paganardi, Fabrizio Caramagna, Anna Antolisei, Silvana Baroni, Mario Postizzi
 
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Prendi l’aforisma e scappa – da lunedì 15 ottobre a sabato 20 ottobre presso Biblioteca Civica Centrale
Prendi l'aforisma e scappa

 

I VIDEO

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 Il rinascimento dell’aforisma. L’acre stil novo dei massimatori d’oggi, mercoledì 17 ottobre, Villa Amoretti

 

Parte prima. Interventi di Fabrizio Caramagna (presentazione dell’antologia dell’aforisma serbo Afocalypse) e Gian Piero Bona (presentazione del Dizionario del cavaliere senza onore)

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Parte seconda. Gli attori Bruno Pennasso ed Elisa Potenza leggono gli aforismi

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Parte terza. La discussione.


 

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L’aforisma alza la voce, Reading di aforismi, venerdì 19 ottobre , Villa Amoretti

 

Letture di Fulvio Fiori

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Aforismi di Mario Postizzi. Legge Paola Roman

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Letture di Donato Di Poce

 

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Letture di Roberto Morpurgo

 

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Letture di Amedeo Ansaldi, Alessandra Paganardi e Silvana Baroni