{"id":2011,"date":"2023-04-18T18:35:27","date_gmt":"2023-04-18T18:35:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/?p=2011"},"modified":"2025-04-04T13:00:30","modified_gmt":"2025-04-04T13:00:30","slug":"le-greguerias","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/?p=2011","title":{"rendered":"Le Greguer\u00edas"},"content":{"rendered":"<p>Nella letteraria \u201cforma breve\u201d, assieme all\u2019aforisma, alle massime e alle sentenze, agli<br \/>\nepigrammi, agli apoftegmi, ecc&#8230;, ecco che nei primi anni del \u2018Novecento appare, o forse \u00e8<br \/>\nmeglio dire \u201cesplode\u201d, la <strong>greguer\u00eda<\/strong> grazie all\u2019inesauribile vena creativa, solo in apparenza infantile, di Ram\u00f3n G\u00f3mez de la Serna Puig.<\/p>\n<p>Nato a Madrid nel 1888, \u00e8 stato scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, biografo. Divenuto argentino d\u2019adozione, morir\u00e0 a Buenos Aires nel 1963 dopo aver lasciato dietro di s\u00e9 molte opere all\u2019epoca apprezzate, ma ci\u00f2 che lo ha reso davvero memorabile \u00e8 stata proprio l\u2019invenzione delle greguer\u00edas, le cui molteplici raccolte furono pubblicate e spesso rieditate, tradotte in varie lingue e \u201cconsumate\u201d da un vasto pubblico di ammiratori comuni, di intellettuali e di scrittori dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Le greguer\u00edas di Ram\u00f3n G\u00f3mez de la Serna sfidano il tempo e rimangono a tutt\u2019oggi pilastri anomali della \u201cforma breve\u201d. Difficile dare una definizione precisa a ci\u00f2 che si pu\u00f2 comprendere appieno solo leggendo questo curioso e affascinante stile di scrittura sintetica. Ha pensato per\u00f2 l\u2019autore stesso ad illustrare, come nessuno avrebbe potuto fare meglio, il senso pieno della greguer\u00eda, e lo fa proprio a mo\u2019 di prefazione quando viene pubblicata una sua importante silloge.<\/p>\n<p>Spiega, de la Serna, in modo cos\u00ec preciso e appassionato, cos\u00ec puntuale e al tempo stesso fantasioso la nascita, lo stile e lo scopo della greguer\u00eda, che ci pare d\u2019imprescindibile importanza per gli estimatori del genere, riproporne qui la sapiente traduzione italiana fatta da Danilo Manera quando, nel 2002, l\u2019editore Robin diede alla stampa \u201cMille e una greguer\u00eda\u201d.<\/p>\n<p>Anna Antolisei<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">**<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u201c MILLE E UNA GREGUER\u00cdA \u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Gomez-de-la-Serna.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2017\" src=\"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Gomez-de-la-Serna-300x254.jpg\" alt=\"Gomez de la Serna\" width=\"300\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Gomez-de-la-Serna-300x254.jpg 300w, https:\/\/www.aiplaforisma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Gomez-de-la-Serna.jpg 352w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Offriamo qui un libero estratto di passi del lungo commento premesso da Ram\u00f3n G\u00f3mez de la Serna, a<br \/>\npartire dalla V edizione (1952), all&#8217;antologia da lui stesso preparata per la collana \u201cAustral\u201d<br \/>\ndell&#8217;editrice Espasa-Calpe.<br \/>\nLa IX edizione di tale volume (Greguer\u00edas. Seleccion 1910-1960, Madrid 1991, a cura di C. Nicol\u00e0s) \u00e8<br \/>\nservita da base per la presente scelta, vicina allo spirito dell\u2019Autore anche nella spigliatezza del<br \/>\nmontaggio, che ci esime dall\u2019indicare le omissioni. Per motivi che risulteranno ovvi al lettore, il termine greguer\u00eda non \u00e8 stato tradotto; i suoi derivati italiani sono stati formati basandosi sulla pronuncia.<\/em><br \/>\n(Danilo Manera: \u201cMille e una greguer\u00eda\u201d)<\/p>\n<p>Dal 1910 mi dedico alla <em>greguer\u00eda<\/em>, che nacque in un giorno di scetticismo e stanchezza in cui presi tutti gli ingredienti del mio laboratorio, flacone dopo flacone, e li mescolai finch\u00e9 dal loro precipitato, depurazione e radicale dissolvimento sorse la greguer\u00eda. Da allora la <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 per me i1 fiore di tutto ci\u00f2 che resta, vive e resiste maggiormente all\u2019incredulit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;incontro con la <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 stata la mia fortuna. Grazie a lei ho vissuto, tenuto conferenze, viaggiato e guadagnato una notoriet\u00e0 universale. In realt\u00e0, mi dedico alla <em>greguer\u00eda<\/em> fin dall&#8217;infanzia e gi\u00e0 ne lanciavo alla mia balia. E l&#8217;unica cosa che non improvviso mai. Devono essere lente e naturali. Sono una goccia dei secoli che mi attraversa il cranio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 si chiamano <em>greguer\u00edas<\/em>? Scoperto il genere, mi resi conto che bisognava trovare una parola che non fosse riflessiva n\u00e9 troppo usata, per battezzarlo a dovere. Allora infilai la mano nella grande urna delle parole e affidandomi al caso, che \u00e8 il padrino di battesimo delle trovate migliori,<br \/>\nestrassi una pallina&#8230; Era <em>greguer\u00eda<\/em>, e mi tenni quella parola perch\u00e9 suonava bene e racchiudeva segreti nel suo sesso.<\/p>\n<p>Schiamazzo, trambusto, parlata incomprensibile e confusa: \u00e8 quello che gridano le cose. Almeno non c&#8217;\u00e8 dubbio che ho battezzato un genere con una parola sperduta nel dizionario, che non nominava nulla e che ora, scritta su un giornale o detta in un microfono, rimanda a me che ne ho cambiato il senso, trasformandola in quello che non era.<\/p>\n<p>La cosa accadde a Madrid, al primo piano del n. 11 di calle de la Puebla. Era un giorno schiacciato da<br \/>\nun temporale estivo. Avevo la fronte gonfia. Mi affacciavo al balcone e poi tornavo a sedermi nella stanza. Sul mio tavolo le forbici, spalancate come quando i pellicani aprono il becco nei giorni di calura, disturbavano le idee. Le chiusi. Alla fine, in un&#8217;ultima chiamata al balcone, urtando l&#8217;angolo del divano nell&#8217;uscire a cercare quel che stava tra cielo e terra, trovai l&#8217;invenzione della <em>greguer\u00eda<\/em>.<br \/>\nS\u00ec&#8230; Io volevo dire, avevo pensato&#8230; ricordando l\u2019Arno a Firenze&#8230; di fronte alla pensione in cui<br \/>\nalloggiavo&#8230; che la sponda opposta&#8230; S\u00ec, la sponda di l\u00e0 voleva trovarsi dalla parte di qua&#8230; Questo<br \/>\ndesiderio inaudito, ma reale&#8230; Questa perturbazione della stabilit\u00e0 delle due sponde, che cos\u2019era? Era&#8230; una <em>greguer\u00eda<\/em>. Cos\u00ec mi usc\u00ec dalla grancassa cerebrale questa parola che non sapevo bene cosa volesse dire e la cercai sul dizionario.<\/p>\n<p>Le <em>greguer\u00edas<\/em> hanno qualcosa dell&#8217;indovinello, evitano l&#8217;aspetto del colmo e non devono mai essere barzellette o facezie, per quanto lo possano sembrare. Non devono somigliare a nulla che sia gi\u00e0 stato detto. Non sono riflessioni, n\u00e9 hanno niente a che vedere con esse, giacch\u00e9 bisogna diffidare delle riflessioni, che sono come quelle palle di neve che fabbricano i monelli cattivi nascondendo una pietra dentro la neve.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> non \u00e8 nemmeno aforistica. L&#8217;aforisma \u00e8 enfatico e sentenzioso. Io non lo pratico.<br \/>\nSi riduce quindi alla metafora?<br \/>\nTutto quanto \u00e8 materiale e immateriale pu\u00f2 essere oggetto di metafora. La metafora moltiplica il mondo, senza far caso al retore che proibisce di collegare cose solo perch\u00e9 lui non \u00e8 capace di farlo. Umorismo + metafora: <em>greguer\u00eda<\/em>.<\/p>\n<p>Se la <em>greguer\u00eda<\/em> ha qualcosa in comune con qualcosa, \u00e8 con l&#8217;haiku, ma \u00e8 un haiku in prosa, cos\u00ec come \u00e8 una casida arabo-andalusa meno amorosa della casida. L&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente si abbracciano nella<br \/>\ngreguer\u00eda. Essa per\u00f2 ha meno tintinno di cristallo e meno boccuccia da epigramma sentimentale. Non la si pu\u00f2 scrivere sui ventagli. E\u2019 un aneroide. Non \u00e8 n\u00e9 il troppo poetico, n\u00e9 il troppo pacchiano.<\/p>\n<p>Nell&#8217;antichit\u00e0 si trovano <em>greguer\u00edas<\/em> perfette. Ad esempio, sono greguer\u00edas la frase di Luciano:<br \/>\n\u201c<em>Quando grandina sulla terra \u00e8 perch\u00e9 tremano le viti della luna<\/em>\u201d, o l&#8217;altra di Euripide: \u201c<em>Il miele \u00e8 il<\/em> <em> lavoro pubblico delle api<\/em>\u201d. &#8220;Gregherizzano&#8221; sia Orazio chiamando saliere gli occhi, sia Carlomagno quando chiede: \u201c<em>Qual e il sogno degli svegli?<\/em>\u201d e si risponde: \u00ab<em>La speranza<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Pascal gregherizza quando dice che \u201c<em>i fiumi sono strade che camminano<\/em>\u201d, e cos\u00ec fa Quevedo, quando dice che \u201c<em>gli occhi piccoli hanno pupille e quelli grandi ragazze cresciute<\/em>\u201d per arrivare fino a Victor Hugo, che definisce il mormorio come \u201c<em>il fumo della conversazione<\/em>\u201d, o scrive: \u201c<em>i salici sono spuntati<\/em> <em> dagli acquazzoni del diluvio<\/em>\u201d.<br \/>\nSi possono citare anche <em>greguer\u00edas<\/em> in Heine: \u201c<em>Perfino dopo il pianto pi\u00f9 sublime uno finisce per<\/em> <em> soffiarsi il naso<\/em>\u201d, e di Hebbel: \u201c<em>Il profumo \u00e8 la morte dei fior<\/em>i\u201d, o <em>\u201cLe pulci sono gli unici animali che non hanno le pulci<\/em>\u201d o \u201c<em>L&#8217;uomo \u00e8 in estasi solo quando prega o si rade<\/em>\u201d, aggiungendo infine quelle di Jules Renard, che gregherizza dicendo che \u201c<em>quando piove viene la pelle d&#8217;oca allo stagno<\/em>\u201d o che \u201c<em>La<\/em><em> chiocciola si \u00e8 piantata in testa due ferri da calza<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Saint-Pol Roux, un po&#8217; precursore in tutto, detta alcune definizioni da greguer\u00eda: \u00ab<em>levatrice della luce: il gallo<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>cimitero con le ali: volo di corvi<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>foglie d&#8217;insalata vive: le rane<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>gli alberi si scambiano uccelli come se fossero parole<\/em>\u00bb.<br \/>\nPersino Jos\u00e9 Zorrilla incappa in una greguer\u00eda scrivendo: \u201c<em>Il gallo col suo passo orgoglioso va<br \/>\nseminando stelle per terra<\/em>\u201d. E Santayana gregherizza quando dice: <em>&#8220;Erano donne franche come le patate cotte con la buccia e senza sale<\/em>\u201d.<br \/>\nSan Francesco di Sales compone una greguer\u00eda quando scrive: \u00ab<em>Le lepri diventano bianche d&#8217;inverno<br \/>\nsui nostri monti perch\u00e9 non vedono, n\u00e9 mangiano altro che neve<\/em>\u00bb.<br \/>\nPaul Verlaine gregherizza col suo: \u201c<em>Dalia, cortigiana dal cluro seno<\/em>\u201d, bench\u00e9 Lautr\u00e9amont avesse gi\u00e0 detto \u201ccosce di camelia\u201d, e Cechov incorre in una greguer\u00eda scrivendo: \u201c<em>Eliotropio, odore di vedova<\/em>\u201d.<br \/>\nAnche Franklin gregherizza quando dice: \u201c<em>Tre traslochi equivalgono a un incendio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><em>Greguer\u00edas<\/em> pi\u00f9 alla moderna sono quelle di Apollinaire quando dice: \u201c<em>I ricordi sono corni da caccia, il cui suono muore nel vento<\/em>\u201d, o quando poeticamente scrive: \u201c<em>La tua lingua, pesce rosso nel boccale della tua voce<\/em>\u201d.<br \/>\nGregherizza Paul Val\u00e9ry quando definisce il vento \u201c<em>come mille fazzolettini verdi<\/em>\u201d o Bernard Shaw<br \/>\nquando dice: \u201c<em>In cielo un angelo non deve avere nulla di straordinario<\/em>\u201d. Ne ricordo anche di<br \/>\nRub\u00e9n Dario: \u201c<em>Il peloso granchio ha spine di rosa<\/em>\u201d, o di Cocteau: \u201c<em>Il diamante \u00e8 un figlio arricchito del corbone<\/em>\u201d o \u201c<em>Venezia \u00e8 una negra piena di collane e morta nel bagno<\/em>\u201d.<br \/>\nGregherizzano il creazionista Huidobro: \u201c<em>Gli ascensori salgono come il mercurio nel termometro<\/em>\u201d, e Garcia Lorca: \u201c<em>Gli ubriachi fanno uno spuntino di morte<\/em>\u201d, o \u201c<em>Sciami di finestre sforacchiano una coscia della notte<\/em>\u201d, o \u201c<em>Paura di mollusco senza conchiglia<\/em>\u201d.<br \/>\nLa migliore <em>greguer\u00eda<\/em> di Eugenio d\u2019Ors e forse questa: \u00ab<em>Quando la stiratrice avvicina il ferro alla guancia per sentire se \u00e8 caldo, \u00e8 come se si preparasse a telefonare all\u2019inferno<\/em>\u00bb. Buone sono quelle di Edmundo de Ory: \u00ab<em>II fischio \u00e8 1o scheletro della parola<\/em>\u00bb, \u00ab<em>La fisarmonica della settimana si rompe sempre di domenica<\/em>\u00bb. E il caro e ammirato Jardiel Poncela ha gregherizzato cos\u00ec: \u00ab<em>L\u2019unica cosa che alla donna interessa della testa dell\u2019uomo sono i capelli<\/em>\u00bb, \u00ab<em>Suicidarsi \u00e8 salire su un carro funebre in moto<\/em>\u00bb, \u00ab<em>La vita \u00e8 tanto amara, che stimola quotidianamente l\u2019appetito<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>A Buenos Aires e Montevideo, nel 1931, i giornali organizzarono concorsi pubblici di <em>greguer\u00edas<\/em><br \/>\nchiedendomi di firmare il diploma in palio. A Buenos Aires vinse una <em>greguer\u00eda<\/em> che diceva: \u00ab<em>La Q nacque un giorno in cui la O, piena d&#8217;allegria, agit\u00f2 la coda<\/em>\u00bb. A Montevideo fu premiata questa: \u201c<em>Quando le due lancette dell\u2019orologio si riuniscono \u00e8 per chiedersi: che ora \u00e8<\/em>?\u201d.<\/p>\n<p>In Guatemala, Soler y Perez ne ha scritte di riuscite come queste: <em>\u00abDopo che c&#8217;\u00e8 stato molto rumore, il silenzio digerisce<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>Quella bambina diventava sempre pi\u00f9 grassa per la soddisfazione che le causava il dimagrire<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>La lavagna \u00e8 uno specchio che osserva un lutto rigoroso<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>La B \u00e8 la congiunzione delle cifre del 13<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>L&#8217;ostetrica \u00e8 la portiera della vita<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>Il pellicano \u00e8 un mestolo con le ali<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>L&#8217;organo \u00e8 un pianoforte ventriloquo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Tra i buoni autori recenti di <em>greguer\u00edas<\/em> c&#8217;\u00e8 Jacinto Miquelarena, che ha scritto: \u201c<em>Per il 33 delle sue orecchie, le regalarono un 88 di corallo<\/em>\u201d, <em>\u00abLa scala a chiocciola \u00e8 il cavatappi delle torri<\/em>\u00bb, \u00ab<em>La motocicletta \u00e8 una braciola d&#8217;automobile<\/em>\u00bb, \u00ab<em>La Z \u00e8 il 7 che ascolta la messa<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Certamente, quando a volte mi comparavano a Max Jacob e credevano addirittura di vedere un suo influsso su di me, io sorridevo. Molti anni dopo le mie prime greguer\u00edas, Picasso mi disse a casa sua che c&#8217;era uno scrittore ermetico, quasi sconosciuto, letto soltanto dagli iniziati, che si chiamava Max Jacob, e che forse ci somigliavamo un po&#8217; nell&#8217;esprimerci. Qualche anno dopo conobbi il clown lunare che fu Max Jacob e ridemmo della notte insieme e in modo diverso, perch\u00e9 lui era un mitilo chiuso e io un cavalluccio marino sboccato.<\/p>\n<p>La <em>greguer\u00eda<\/em> non consiste in nient&#8217;altro che una sfumatura tra tutte le sfumature, la sfumatura d&#8217;un plurale, d&#8217;una parolina \u2013 &#8220;Senta, le dir\u00f2 una parolina&#8221; &#8211; una virgola, un accento, un qualcosa che potr\u00e0 magari essere un errore, uno sproposito, un balbettio, una smaccata esagerazione, un sassolino, un numero, una sfacciataggine, un abbaglio.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 selvatica, scontrosa, introvabile. La greguer\u00eda \u00e8 l&#8217;audacia e la timidezza, \u00e8 la &#8220;maniera&#8221; senza manierismo.<\/p>\n<p>La <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 come quei fiori d&#8217;acqua che vengono dal Giappone e che, pur essendo un&#8217;inezia, messi in acqua \u201cgonfiano, si ingrandiscono e diventano fiori\u201d.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> risarcisce, consola, \u00e8 un refrigerio inaspettato.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em>, sebbene proprio in ci\u00f2 consista la sua corruzione, deve raccogliere argomenti molto lodevoli, molto passeggeri ed effimeri, perch\u00e9 la corruzione \u00e8 umana e 1&#8217;arte umana deve godere e<br \/>\nperfezionarsi e riposare in questo decomporsi.<\/p>\n<p>La <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 il genere che si deve scrivere sulle panchine dei giardini pubblici, sulle spallette dei ponti, sui tavolini dei caff\u00e8, viaggiando da soli su lente carrozze che seguono i funerali, sul tavolo di cucina, accanto al camino, eccetera.<\/p>\n<p>La <em>greguer\u00eda<\/em> non si trova in un punto determinato, n\u00e9 con sicurezza in nessun posto, ma tutt&#8217;a un tratto la si acciuffa guardando la scia di pulviscolo che scende dal sole fino al pavimento della stanza e che si forma quando si socchiude appena uno spiraglio impercettibile tra gli scuri delle finestre sotto il sole dei meriggi estivi. Con quanto presentimento della greguer\u00eda guardavamo da bambini questa spirituale materializzazione della luce nella casa semibuia di nostra nonna!<\/p>\n<p>La <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8, per la sua forma, per il suo imballaggio, la minuscola urna cineraria che mi occorreva per 1e mie ceneri quotidiane, e che m&#8217;ha dato la misura esatta delle mie aspirazioni, distogliendomi da tutte quelle accidentali e in sensate.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> ha la brillantezza e la policromia delle piastrelle di ceramica; \u00e8 un chiodo piantato nel muro, un chiodo che si fissa intensamente; \u00e8 quello che abbiamo negli occhi e racchiude le emozioni della vita e la paura della morte; \u00e8 ci\u00f2 che possiamo estrarre da ogni cosa: il sospetto veniale.<\/p>\n<p>Le <em>greguer\u00edas<\/em> devono difendersi tutte insieme, per questo devono essere tante, costituire un panorama, non minutaglia.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 l&#8217;unica cosa che non ci rattrista, non ci fa musoni, oppressi e tumefatti mentre la scriviamo, perch\u00e9 l&#8217;autore nel comporla scherza e getta in aria la propria testa per poi riprenderla al volo.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em>, a volte, con un&#8217;allusione remota e geroglifica, con un&#8217;allusione tremendamente<br \/>\ncriticabile, con una macchia di colore indefinibile, definisce tutto.<\/p>\n<p>La <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 la parte pi\u00f9 casuale del pensiero e per scovarla bisogna percorrere sentieri da serpente, formica o tarlo, fino a quel preciso punto di casualit\u00e0.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> coniuga il verbo come niente, dialoga, si assenta, si umilia, singhiozza, fa smorfie, tira palline di pane come un bimbo che gioca a tavola, comincia a cantare, tace, prende un violino, 1o strimpella, gli d\u00e0 una botta con 1&#8217;archetto, fa un gesto con la mano come quelli che i birichini disegnano sui muretti, apre un pianoforte azzimato e lo fa sussultare con uno svarione o una botta straziante, combina una diavoleria con il cappello di un signore serio che \u00e8 in visita nell&#8217;ufficio del babbo, d\u00e0 una pennellata, si china per terra nel giardino pubblico perch\u00e9 crede d\u2019aver trovato un oggetto d&#8217;oro e raccatta la cosa luccicante, anche se si tratta della stagnola appallottolata d&#8217;un cioccolatino; regala l\u2019idea di un dramma o di un romanzo, o lo spunto per impiccarcisi, e continua a correre e saltare come una palla di celluloide a strisce, con dentro un pallino da caccia.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 ultra-vertebrata, e sta bene nei libri e sui giornali, e si sistema da sola nelle macchine delle tipografie, cercandovi e trovandovi la sua scanalatura precisa.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 l\u2019ameba della novit\u00e0.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 un&#8217;occhiata fruttifera che, sepolta nella carne, ha dato la sua spiga di parole e di realt\u00e0.<br \/>\nLa <em>greguer\u00eda<\/em> \u00e8 anche qualcosa di simile all&#8217;oliva farcita, proprio come quelle cui si cava il nocciolo sostituendolo con un&#8217;acciuga.<\/p>\n<p>Il mio raccolto di <em>greguer\u00edas<\/em> non \u00e8 costante. Sgorgano solo a volte, raramente, perch\u00e9 per cogliere una greguer\u00eda bisogna trovarsi in uno stato di grazia profano e difficile. Non si muovono in branchi. Non possono mai essere ricercate. Bisogna aspettarle passeggiando o seduti. Nemmeno un passo volontario verso l&#8217;immagine.<br \/>\nAcchiappamosche della <em>greguer\u00eda<\/em>, mi tocca trascorrere molte ore con le braccia tese a far gesti come quelli dei segnalatori su una pista d&#8217;atterraggio.<br \/>\nCandore, azione e controluce, e via a cercare una nuova vena, scavando gallerie sottoterra e scendendo talvolta come un palombaro sul fondo del mare per non trovare magari altro che mani di pianisti morti.<br \/>\nPassano gli anni e questo libro che sembra lo stesso va cambiando. Non sono un recidivo. Ci sono molte <em>greguer\u00eda<\/em>s di cui mi sono pentito. Molte sono diventate vecchie, bench\u00e9 io sappia com&#8217;erano giovani a suo tempo: con quanta rapidit\u00e0 il mondo perde la sua innocenza!<br \/>\nAlcune me le ha rese inutili il cinema nel corso degli anni, ma anche se triste \u00e8 accettabile questa caducit\u00e0 dell&#8217;immagine quando \u00e8 ormai ora che la veda materializzata il grosso pubblico.<\/p>\n<p>Si \u00e8 detto che faccio di una gabbietta da grilli una cattedrale, che le mie <em>greguer\u00edas<\/em> sono letteratura in ostie, che sono un omeopata, che la posterit\u00e0 dovr\u00e0 ricostruirmi come se si trattasse di un &#8220;puzzle&#8221;.<br \/>\nMa affermare quanto c&#8217;\u00e8 di triviale nell&#8217;uomo vuol dire indurlo a non essere rigoroso, sleale, malvagio, fanatico o inalterabile per nessun motivo, n\u00e9 di fronte a nulla. Accettare la banalit\u00e0 vuol dire diventare transigente, comprensivo, accontentabile. Non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 risolutivo della trivialit\u00e0 trovata, coltivata, compresa e assimilata fino alla temerariet\u00e0.<\/p>\n<p>Chesterton ha detto: \u00ab<em>Il telescopio rimpicciolisce l\u2019universo. E&#8217; il microscopio che lo ingrandisce<\/em>\u00bb. Ci\u00f2 giustifica il lavoro di chi osserva le cose infime e istantanee.<br \/>\nLe piccole ossessioni del presente, le insistenze del mondo, acquistano valore vitale nelle greguer\u00edas.<br \/>\nReagire contro il frammentario \u00e8 un&#8217;assurdit\u00e0, perch\u00e9 la costituzione del mondo \u00e8 frammentaria, il suo fondo \u00e8 atomico, la sua verit\u00e0 \u00e8 dissolvenza.<br \/>\nCi sono fiori d&#8217;aria che bisogna raccogliere, medaglie che si ricevono dagli alberi passando, orologi che il vento ruba e poi ci infila in tutta fretta nelle tasche mentre scappa&#8230; Tutto questo sono greguer\u00edas.<\/p>\n<p>Ram\u00f3n G\u00f3mez de la Serna<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella letteraria \u201cforma breve\u201d, assieme all\u2019aforisma, alle massime e alle sentenze, agli epigrammi, agli apoftegmi, ecc&#8230;, ecco che nei primi anni del \u2018Novecento appare, o forse \u00e8 meglio dire \u201cesplode\u201d, la greguer\u00eda grazie all\u2019inesauribile vena creativa, solo in apparenza infantile, di Ram\u00f3n G\u00f3mez de la Serna Puig. Nato a Madrid nel 1888, \u00e8 stato scrittore, &#8230; <a title=\"Le Greguer\u00edas\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/?p=2011\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Le Greguer\u00edas\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[34],"class_list":["post-2011","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-saggistica","tag-greguerias"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2011","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2011"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2011\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2022,"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2011\/revisions\/2022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2011"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2011"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2011"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}