{"id":1497,"date":"2014-11-10T13:53:29","date_gmt":"2014-11-10T13:53:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aiplaforisma.org\/?p=1497"},"modified":"2025-04-05T15:52:08","modified_gmt":"2025-04-05T15:52:08","slug":"intervista-a-maurizio-manco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/?p=1497","title":{"rendered":"Intervista a Maurizio Manco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>INTERVISTA A MAURIZIO MANCO<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/maurizio_manco_opt.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1499\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/maurizio_manco_opt.jpg\" alt=\"maurizio_manco\" width=\"280\" height=\"293\" \/><\/a><\/p>\n<p>1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la \u201cforma breve\u201d e per l\u2019aforisma in particolare?<\/p>\n<p><strong>Una certa innata diffidenza verso i sistemi, costruzioni imponenti ma tanto pi\u00f9 inabitabili e inumane quanto pi\u00f9 \u2018perfette\u2019. Dell\u2019aforisma mi attrae il suo essere un genere antidogmatico, antiretorico, che suggerisce, provoca e insinua piuttosto che prescrivere; la sua concisione, l\u2019incisivit\u00e0, la capacit\u00e0 di creare cortocircuiti mentali che, rovesciando luoghi comuni, illuminano aspetti insoliti delle cose; il primato che assegna all\u2019intuizione sulla spiegazione: un atto di fiducia verso il lettore. Un altro aspetto che ne apprezzo molto \u00e8, pur nella (o grazie alla) sua frammentariet\u00e0, la sua indubbia funzione speculativa, il suo forte legame col pensare filosofico.<\/strong><\/p>\n<p>2) Quando \u00e8 avvenuto il tuo primo incontro \u201cfatale\u201d con l\u2019aforisma? E da cosa sei stato indotto a cimentarti in questo genere?<\/p>\n<p><strong>Nelle mie letture ho da sempre avuto la tendenza a isolare le frasi icastiche, che conservano una loro validit\u00e0 indipendentemente dal contesto e, anzi, da tale estrapolazione sembrano perfino guadagnare in pregnanza. Ne ho raccolte migliaia. Ma l\u2019incontro \u201cfatale\u201d \u00e8 stato senz\u2019altro quello, folgorante, con l\u2019opera di Cioran, con cui ho sentito immediatamente una profonda affinit\u00e0 spirituale. Una delle molte cose che ho imparato da lui \u00e8 che \u201csi tira un aforisma come si tira uno schiaffo\u201d: non per offendere o danneggiare, ma con l\u2019intenzione di risvegliare dal \u2018sonno della ragione\u2019, di scuotere la coscienza dall\u2019atrofia. E, dopo averne presi tanti \u2013 una terapia salutare \u2013 mi \u00e8 venuta voglia di provare a darne a mia volta qualcuno. Insieme a qualche carezza.<\/strong><\/p>\n<p>3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che pi\u00f9 ti sono congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o pi\u00f9 aforismi sull\u2019aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?<\/p>\n<p><strong>I Presocratici, che l\u2019usura del tempo e l\u2019oblio hanno reso aforisti involontari. Seneca. Marco Aurelio. Montaigne. Pascal. Chamfort. Leopardi. Schopenhauer. Nietzsche. E per il Novecento: Kraus, Val\u00e9ry, Canetti, Cioran e, in Italia, Giuseppe Rensi, Flaiano, Morandotti, Pontiggia, Sgalambro, Quinzio, Ceronetti, Rigoni. Credo che, trattandosi di un genere che sfugge alle etichette, nessuno dei molti aforismi sull\u2019aforisma ne dia una definizione soddisfacente. Tuttavia mi piace citarne alcuni fra quelli che pi\u00f9 sento vicini alla mia idea di aforisma: \u201cLa superiorit\u00e0 dell\u2019aforisma consiste nell\u2019uccidere la spiegazione.\u201d (Mario Andrea Rigoni) \u201c[L\u2019aforisma] conserva gelosamente il suo margine di ombra: \u00e8 l\u00ec che nasconde la sua verit\u00e0.\u201d (Ferruccio Masini) \u201cL\u2019aforisma \u00e8 l\u2019uso pessimistico della scrittura.\u201d (Manlio Sgalambro)<\/strong><\/p>\n<p>4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l\u2019eredit\u00e0 dei nostri maestri del passato?<\/p>\n<p><strong>Forse. Ma occorre umilt\u00e0, duro lavoro, un maggiore ricorso al \u201cdio della cancellatura\u201d (Flaubert) da cui deve scampare solo ci\u00f2 che ha messo radici sulla pagina. Ad ogni modo, ci\u00f2 che vale rester\u00e0. Credo inoltre che alcuni nostri filosofi e intellettuali \u2013 penso a Giorgio Agamben, Franco Rella, Salvatore Veca e altri \u2013 potrebbero scrivere ottimi aforismi. Il fatto che non lo facciano \u00e8 forse sintomo della scarsa considerazione di cui il genere gode nel mondo accademico.<\/strong><\/p>\n<p>5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d\u2019interesse verso l\u2019aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?<\/p>\n<p><strong>Il mondo editoriale \u00e8, purtroppo, vincolato al mercato e, con poche ammirevoli eccezioni, manca di coraggio. Resta il <em>self publishing<\/em>, ripiego un po\u2019 malinconico.<\/strong><\/p>\n<p>6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perch\u00e9 l\u2019aforisma torni a conquistare l\u2019attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?<\/p>\n<p><strong>A prima vista potrebbe sembrare che l\u2019aforisma, per la sua concisione, sia un modo espressivo congeniale ai nuovi media e alle nuove generazioni. Ma \u00e8 un\u2019affinit\u00e0 solo apparente. Non bisogna confondere la brevit\u00e0 densa dell\u2019aforisma, che richiede attenzione, riflessione, e il cui peso specifico \u00e8 inversamente proporzionale alla lunghezza, con la velocit\u00e0 spesso superficiale dello slogan effimero, ornamentale o della battuta ammiccante, triviale. Perci\u00f2, <\/strong><strong>non sono ottimista. Anche perch\u00e9 per sua natura l\u2019aforisma, genere<\/strong><br \/>\n<strong> impegnativo anche quando fa sorridere, perturba. Costringe a pensare a temi da cui la maggioranza, con accanimento a volte disperato, cerca di distrarsi. Spinge a scrutare zone della vita da cui molti scelgono di stornare lo sguardo. Sollecita a concentrarsi proprio su ci\u00f2 che, per quieto vivere, si vorrebbe eludere. E solo i pochi in grado di apprezzare il salutare malessere e il benefico disagio del pensiero sono disposti ad affrontare questa fatica. Ma, detto ci\u00f2, <\/strong><strong>parafrasando Val\u00e9ry, \u201c<em>il faut tenter d\u2019\u00e9crire<\/em>\u201d. Se non altro per i nostri \u201cventicinque lettori\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>7) A tuo avviso, l\u2019aforisma pu\u00f2 e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione \u201cveloce\u201d oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc\u2026)?<\/p>\n<p><strong>L\u2019aforisma si distingue da s\u00e9. Per la qualit\u00e0. Emerge come un diamante nel fango, indipendentemente dal mezzo dove \u00e8 pubblicato: un aforisma su Twitter resta un aforisma, una battuta in un libro di aforismi resta una battuta. Tuttavia, anche l\u2019<em>uso<\/em> (o l\u2019<em>abuso<\/em>) che se ne fa pu\u00f2 nobilitarlo o, banalizzandolo, svilirlo. C\u2019\u00e8 poi, come per ogni opera d\u2019ingegno, il problema della <em>ricezione<\/em>. Come dice G\u00f3mez D\u00e1vila: \u201cLe frasi sono pietruzze che lo scrittore getta nell&#8217;animo del lettore. Il diametro delle onde concentriche che esse formano <\/strong><strong>dipende dalle dimensioni dello stagno.\u201d Perci\u00f2, anche il miglior aforisma \u2013 come la migliore poesia, o la migliore musica \u2013 se cade in un animo angusto, pu\u00f2 risuonarvi meno della battuta pi\u00f9 scadente.<\/strong><\/p>\n<p>8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 fare, e fa, entrambe le cose. La Grande Rete \u00e8 uno smisurato contenitore informe e onnivoro, che cattura di tutto. C\u2019\u00e8 da sperare che il Tempo, selezionatore (quasi) sempre giusto, sappia trascegliere i pesci buoni da quelli cattivi, come nella parabola evangelica.<\/strong><\/p>\n<p>9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, pu\u00f2 esserlo in qualche modo?<\/p>\n<p><strong>Mi piace pensare di s\u00ec. Leggo con pi\u00f9 senso critico. Scrivo con pi\u00f9 rigore. Vivo con pi\u00f9 disciplina verso me stesso e con pi\u00f9 compassione verso i miei accidentali compagni di viaggio e di destino in questa \u201cnave salpata da un porto ignoto per un porto ignoto\u201d (Pessoa).<\/strong><\/p>\n<p>10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla propensione per la sintesi?<\/p>\n<p><strong>Credo che occorra una combinazione di doti etiche e tecniche. Essere un disilluso, ma anche un sognatore. Cinico, ma anche idealista. <em>Solitaire<\/em>, eppure <em>solidaire<\/em> (Camus). Avere il coraggio di pensare fino in fondo, ironia, lucidit\u00e0, attitudine alla scepsi, al <em>rivoltare<\/em> le cose. Curiosit\u00e0 per il mistero inesauribile del mondo e della terribile meraviglia della vita, <em>pietas<\/em> per l\u2019uomo e per la tragicit\u00e0 <\/strong><strong>della sua condizione. Ma si possono avere tutte queste doti e tuttavia non essere in grado di esprimersi in forma aforistica. Occorre anche tecnica, conoscenza delle possibilit\u00e0 espressive della lingua, e soprattutto la capacit\u00e0 di trovare un proprio tono, un accento personale, la propria <em>cifra<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternit\u00e0? In sostanza: secondo te\u00a0dovrebbe davvero, un aforisma, essere \u2013 come sostiene Maria Luisa Spaziani \u2013 \u201ccosa volatile, spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine\u201d?<\/p>\n<p><strong>A un certo punto bisogna lasciar andare i propri figli. Ma la paternit\u00e0 resta importante. Se non altro per una questione di rispetto.<\/strong><\/p>\n<p>12) C\u2019\u00e8 una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti pi\u00f9 legato perch\u00e9 meglio ti rappresenta?<\/p>\n<p><strong>Tutto ci\u00f2 che scrivo mi rappresenta, mentre lo scrivo. Perci\u00f2, oggi mi sento meglio rappresentato dal lavoro dei miei ultimi anni, raccolto in <em>Sismografie<\/em>, silloge ancora inedita. Anzi, ne approfitterei per lanciare un appello \u2026<\/strong><\/p>\n<p>**<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Maurizio Manco (Gallipoli, 1963), \u00e8 laureato in Storia dell&#8217;Arte a Firenze, citt\u00e0 dove vive e lavora,<br \/>\noccupandosi di diritti civili, nella pubblica amministrazione. Schivo per natura, umanista malgrado<br \/>\nl&#8217;uomo, verso cui nutre un fiducioso scetticismo, coltiva masochisticamente il benefico disagio del<br \/>\npensiero, sempre in bilico tra sogno e disincanto, idealismo e cinismo. Pratica ossessivamente il<br \/>\n\u201cvizio impunito\u201d della lettura, con un&#8217;insana predilezione per gli scrittori suicidi; pesca perle<br \/>\nletterarie e colleziona citazioni. Da quando \u00e8 rimasto folgorato sulla via di Cioran, scrive aforismi,<br \/>\ntentando con alterno successo di affrancarsi dall\u2019imprinting del maestro di stile e di vita, ma senza<br \/>\ngiungere al parricidio.<\/p>\n<p>Sue sillogi aforistiche sono state pubblicate in alcuni volumi antologici: <em>Disappunti<\/em> (in \u201cGeografie<br \/>\nminime\u201d, Edizioni Joker, Novi Ligure 2015);<em> Senza titolo<\/em> (in \u201cLe figure del pensiero \u2013 Antologia<br \/>\ndel Premio Nazionale di Filosofia \u2013 X Edizione\u201d, Sillabe di Sale, Condove 2016); <em>Scatti<\/em> (in<br \/>\n\u201cAntologia del Premio Internazionale per l&#8217;Aforisma &#8216;Torino in Sintesi&#8217; \u2013 V edizione \u2013 2016\u201d,<br \/>\nEdizioni Joker, Novi Ligure 2016).<br \/>\nCon FUOCOFuochino ha pubblicato <em>Generi di sconforto. Aforismi<\/em> (Viadana 2017)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INTERVISTA A MAURIZIO MANCO 1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la \u201cforma breve\u201d e per l\u2019aforisma in particolare? Una certa innata diffidenza verso i sistemi, costruzioni imponenti ma tanto pi\u00f9 inabitabili e inumane quanto pi\u00f9 \u2018perfette\u2019. 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