{"id":1343,"date":"2014-01-01T15:36:10","date_gmt":"2014-01-01T15:36:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aiplaforisma.org\/?p=1343"},"modified":"2025-03-27T11:46:05","modified_gmt":"2025-03-27T11:46:05","slug":"intervista-a-ugo-piscopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aiplaforisma.org\/?p=1343","title":{"rendered":"Intervista a Ugo Piscopo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/ugo_piscopo_opt.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1345\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/ugo_piscopo_opt.jpg\" alt=\"ugo_piscopo\" width=\"270\" height=\"250\" \/><\/a><\/p>\n<p>1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la \u201cforma\u00a0breve\u201d e per l&#8217;aforisma in particolare?<\/p>\n<p><strong>E\u2019 un reticolo complesso di ragioni, che, attraverso canali intercomunicanti, mi\u00a0intrigano in uno spazio, dove si incontrano manierismo e misticismo,\u00a0illuminazioni della mente e urti nel buio, superficie e profondit\u00e0, gratuit\u00e0 e\u00a0ricerca.<\/strong><\/p>\n<p>2) Quando \u00e8 avvenuto il tuo primo incontro \u201cfatale\u201d con l&#8217;aforisma? E da cosa sei\u00a0stato indotto a cimentarti in questo genere?<\/p>\n<p><strong>Da piccolo ho avuto un suggestivo incontro quotidiano con l\u2019aforisma, quando\u00a0ancora non sapevo, n\u00e9 potevo sapere, che esso esistesse e che cosa fosse. Sono\u00a0cresciuto, infatti, in campagna con nonni contadini, che parlavano poco &#8211; per\u00a0educazione e per economia di tempo -, ma, quando parlavano, comunicavano in\u00a0sintesi e in prospettiva un insieme di cose. E chi sentiva, piccolo o grande di et\u00e0,\u00a0doveva capire all\u2019istante il tutto, anche se esso era avvolto soprattutto nelle\u00a0pieghe e nelle allusivit\u00e0 del discorso, e, insieme, doveva registrare nettamente in\u00a0memoria i precisi, icastici particolari di riferimento. Grande maestra di questo\u00a0stile era mia nonna, analfabeta s\u00ec, ma abilissima amministratrice delle risorse\u00a0freschissime e imprevedibili dell\u2019analfabetismo. Il suo segreto era di leggere in\u00a0profondit\u00e0 le situazioni e ridurle a poche parole da interpretare, anzi da scolpire\u00a0efficacemente nell\u2019animo di chi sentiva<\/strong>.<\/p>\n<p>3) Quali sono stati i grandi aforisti della letteratura classica che pi\u00f9 ti sono\u00a0congeniali e che ti hanno eventualmente ispirato? Ci sono uno o pi\u00f9 aforismi\u00a0sull\u2019aforisma che secondo te definiscono al meglio questo genere?<\/p>\n<p><strong>Grandissimi aforisti sono stati innanzitutto gli autori, che hanno praticato questo\u00a0modulo, per esigenza di infilzare allo spiedo della parola situazioni fra loro\u00a0distanti e, alla luce del buon senso ordinario, improbabili. Tali, i poeti orfici e i\u00a0costruttori di quella che Giorgio Colli chiama la Sapienza delle origini, gli\u00a0scrittori ermetici di ogni tempo, i manieristi da Callimaco in qua, quelli che,\u00a0anche anonimi, hanno inquisito e interpretato al meglio le profondit\u00e0 e le\u00a0complessit\u00e0 dell\u2019esistenza nelle culture asiatiche, ma anche in quelle africane,\u00a0precolombiane, oceaniche. Nel moderno, hanno avuto grande suggestione su di\u00a0me tra gli spagnoli, Gracian, San Juan de la Cruz, poi Lorca, Alberti, Jim\u00e9nez,\u00a0Guill\u00e9n, Diego, Cernuda e particolarmente Bergamin; tra i francesi, Rimbaud, i\u00a0simbolisti, i surrealisti; tra i tedeschi, Novalis, Goethe, Rilke; tra gli inglesi,\u00a0Shakespeare, Donne e poi Wilde.<\/strong><br \/>\n<strong> Se ci sia un aforisma che definisca per eccellenza l\u2019aforisma? Certo che c\u2019\u00e8 ed \u00e8 questo di Jos\u00e9 Bergamin, in cui, come dice Agamben, il frammentismo postromantico s\u2019incastra nella tensione cristiana verso l\u2019Assoluto: \u201cL\u2019aforisma non \u00e8 breve, \u00e8 incommensurabile\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>4) Ritieni che la letteratura aforistica contemporanea, in Italia, abbia dei rappresentanti in grado di raccogliere qualitativamente l&#8217;eredit\u00e0 dei nostri maestri del passato?<\/p>\n<p><strong>S\u00ec, la possibilit\u00e0 c\u2019\u00e8 e, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla. Ma so anche che non \u00e8 facile inventarsi una scrittura degna continuatrice del vigore di un Cavalcanti, di un Leonardo, di un Machiavelli, di un Guicciardini. So, infine, che un aforista genuino, per potersi salvare, deve tenere le distanze dagli aforisti diprofessione, che, come aprono bocca, fanno guizzare fuori aforismi che saltellano di qua e di l\u00e0 come serpentelli, ce ne sia o meno bisogno.<\/strong><\/p>\n<p>5) A cosa ritieni sia dovuto il calo d&#8217;interesse verso l&#8217;aforisma, nei tempi recenti, da parte del mondo editoriale?<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019interesse generale e, quindi, nella stessa editoria, una flessione c\u2019\u00e8 ed \u00e8 dovuta a molteplici fattori, che complessivamente inducono saturazione e insieme banalizzazione del ricorso all\u2019aforisma. Nei fatti, si sono rotte le dighe e c\u2019\u00e8 un\u2019alluvione di aforisticit\u00e0, sui giornali, nei telegiornali, nei talk show, sui social network, per strada, nei salotti, nei pub, alle stazioni ferroviarie, alle edicole, dove, per\u00f2, in mezzo a tanti aforismi e dintorni di maniera, ce ne sono anche di buoni e incisivi. Sotto questo aspetto, verrebbe la tentazione di cercare gli aforismi oggi, soprattutto fuori della scrittura di produzione specifica dei medesimi.<\/strong><\/p>\n<p>6) Esiste, a tuo avviso, una strada da percorrere perch\u00e9 l&#8217;aforisma torni a conquistare l&#8217;attenzione dei lettori, soprattutto quelli delle nuove generazioni? Quali azioni indicheresti?<\/p>\n<p><strong>Forse esiste. Ed \u00e8 quella di contenere la foga produttiva, pensare in proprio per quello che \u00e8 possibile in mezzo al chiasso dilagante e in un contesto di controllo anche delle scelte e dei gusti, ascoltare la voce e la musica del silenzio, provarsi a fare domande azzardose e aperte, senza pregiudiziali attese di risposte, soprattutto di \u201cquelle risposte\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>7) A tuo avviso, l&#8217;aforisma pu\u00f2 e deve distinguersi dalle varie forme di comunicazione \u201cveloce\u201d oggi tanto in voga come il tweet, lo slogan, la battuta, ecc&#8230;?<\/p>\n<p><strong>L\u2019aforisma \u00e8 un evento, che si pone in essere come allegria dei cristalli nel frangersi. Cos\u00ec dice Nietzsche. Non \u00e8, non pu\u00f2 essere allevato e prodotto in orti conclusi o in torri eburnee. Non \u00e8, quindi, da s\u00e9 che nasce per partenogenesi, n\u00e9 si proietta verso ambienti disinfestati di germi a rischio. Si offre all\u2019arte e alla vita, ma quali terre incognite dove pu\u00f2 prendere corpo l\u2019impossibile. Oggi, deve confrontarsi con l\u2019oggi e con ci\u00f2 che lo abita o lo invade e lo caccia fra sentieri interrotti, per dirla con Heidegger. Ma deve portare con s\u00e9 un \u201cnon so che\u201d, una Sehnsucht come dicevano i romantici tedeschi, un suo avvolgente e conturbante profumo, incomponibile con tutti gli altri profumi.<\/strong><\/p>\n<p>8) Ritieni che la Grande Rete possa aiutare la diffusione del buon aforisma o che, piuttosto, ne faciliti la degenerazione in forme superficiali e scorrette?<\/p>\n<p><strong>La Grande Rete, se c\u2019\u00e8, come c\u2019\u00e8, e se funziona come essa sola sa funzionare, cio\u00e8 come congegno che macina di tutto e fa mangiare di tutto, allora, naturalmente, anche il \u201cbuon aforisma\u201d e tutte le altre espressioni e invenzioni artistiche devono dare il loro apporto alla grande macina, non possono scamparsela. Chiaramente, per\u00f2, in circolazione va non il \u201cbuon aforisma\u201d, con le altre espressioni artistiche, ma la reificazione dell\u2019aforisma e del resto. Va in giro il \u201cponsif\u201d, come diceva Baudelaire, un banale simulacro del vero. D\u2019altronde, l\u2019arte e la poesia vengono alla luce in fortunate circostanze, che non si ripetono, se non per imitazioni e duplicazioni di rito o di mercato.<\/strong><\/p>\n<p>9) Pensi che la tua esperienza personale, quale autore di aforismi, sia stata fonte di maturazione letteraria, intellettuale, umana? Altrimenti, pu\u00f2 esserlo in qualche modo?<\/p>\n<p><strong>La mia esperienza personale dell\u2019aforisma non ha avuto nulla di liturgico. L\u2019ho praticata specificatamente, quasi per intervalla insaniae, come dice San Girolamo di Lucrezio. L\u2019ho, spesso e volentieri, a sfida, calata nel concreto della mia relazionalit\u00e0 in chiave ludica col mondo, in famiglia, nella scuola, nella mia narrativa, nella mia poesia, nella mia attivit\u00e0 critica, nei miei testi teatrali. Se essa abbia indotto stimoli in positivo, non so, anche se talora, fra me e me, mi compiaccio di credere che sia servita. Subito dopo, per\u00f2, mi ammonisco col richiamo alla consapevolezza che il vero piacere del giocatore \u00e8 quello di parlare all\u2019Assenza, oltre che di saper perdere.<\/strong><\/p>\n<p>10) Quali ritieni siano le migliori doti che deve avere un autentico aforista, oltre alla\u00a0propensione per la sintesi?<\/p>\n<p><strong>Ecco qui alcune altre doti: amare le distanze, saper attendere sul bordo del fiume che la corrente porti qualche pesce ad abboccare all\u2019amo, accettare la disperazione senza mai essere infelice, come dice del dandy il mio amico Stefano Lanuzza; convivere con l\u2019ironia che si frappone puntualmente fra l\u2019autore e la sua arte, per dirla con Jos\u00e9 Bergamin.<\/strong><\/p>\n<p>11) Ti senti contrariato se un aforisma di tuo conio viene pubblicato in contesti di pubblica lettura senza che sia citata la sua paternit\u00e0? In sostanza: secondo te dovrebbe\u00a0davvero, un aforisma, essere &#8211; come sostiene Maria Luisa Spaziani &#8211; \u201ccosa volatile,\u00a0spontanea, che nasce come un fiore e non esige alcuna sigla di origine\u201d?<\/p>\n<p><strong>Ha perfettamente ragione Maria Luisa Spaziani nel sottolineare che l\u2019aforisma non ha alcuna sigla d\u2019origine. Ma \u00e8, questa, affermazione che va estesa allapoesia tutta intera e a tutta l\u2019arte. La poesia, dice Val\u00e9ry, \u00e8 uno \u201cstrano discorso, che sembra profondamente tenuto da un personaggio diverso da colui che lo proferisce\u201d. A dettarlo, sostengono i surrealisti, \u00e8 una bouche d\u2019ombre. Anche l\u2019aforisma, dunque, non \u00e8 propriet\u00e0 dell\u2019aforista, appartiene a tutti. Ma per\u00f2\u2026 esso va citato col nome dell\u2019autore, per onest\u00e0 filologica. Solo l\u2019autore\u00a0pu\u00f2 citarlo o recitarlo a nome della collettivit\u00e0 e per la collettivit\u00e0. Proprio come\u00a0<\/strong><strong>faceva il giovane Garc\u00eca Lorca, quando aveva messo su una sua compagnia di giovani teatranti e dava gli spettacoli suoi in giro per la Spagna, senza inserire mai il suo nome d\u2019autore in cartellone o nelle comunicazioni alla stampa. Puntualmente, per\u00f2, citava i nomi di tutti gli altri autori, antichi e moderni, dalle cui opere traeva materia per i suoi adattamenti e per le interpretazioni in scena dei suoi amici attori<\/strong>.<\/p>\n<p>12) C&#8217;\u00e8 una tua silloge, pubblicata o meno, alla quale ti senti pi\u00f9 legato perch\u00e9 meglio\u00a0ti rappresenta?<\/p>\n<p><strong>Non ho mai pubblicato una mia raccolta specificatamente di aforismi. N\u00e9 so se lo far\u00f2 mai, proprio come fece Guicciardini dei suoi \u201cpensieri\u201d, che vennero alla luce postumi.<\/strong><\/p>\n<p>**<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Ugo Piscopo, nato a Pratola Serra (AV), vive e lavora a Napoli. Benemerito della scuola, della cultura e dell\u2019arte, \u00e8 stato tradotto in francese, inglese, russo, arabo, tedesco e polacco. \u00c8 lui stesso traduttore per riviste e per case editrici (SEI, Longanesi, Curcio, Palumbo, Guida). Per quest\u2019ultima Casa dirige \u00abRitratti di citt\u00e0\u00bb. Come poeta, ha pubblicato le raccolte: <em>Catalepta<\/em> (1963), e (1968), <em>Jetteratura<\/em> (1984, Primo Premio Gallicanum 1984), <em>Quaderno a Ulpia la ragazza in mantello di cane<\/em> (2002, Primo Premio Minturnae 2004), <em>Haiku del loglio e d\u2019altra selvatica verzura<\/em> (2003, Menzione speciale al Premio Sandro Penna 2004), <em>Il ricordo del tempo di un bimbo che misura<\/em> (con Gianni Rossi, 2006), <em>Presenze preesistenti. Pietre di Serra di Pratola Serra<\/em> (2007, secondo Premio Penisola Sorrentina 2007), <em>Lingua di sole. 12 haiku + 1 e una breve epistola<\/em> (2008), <em>Andate e ritorni. Wyazdy i Powroty<\/em>, (a cura di Pawel Krupka, Varsavia, 2008).<br \/>\nSul \u00abCorriere del Mezzogiorno\u00bb ha una rubrica quindicinale di poesia. Suoi haiku sono stati presentati dalla rivista \u00abPoeti e Poesia\u00bb (maggio 2010). Sulla medesima rivista erano gi\u00e0 stati presentati altri suoi testi nel 2009. La \u00abRivista Meridiana\u00bb nel 2009 gli ha dedicato un omaggio monografico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1) Tra i molti generi letterari, cosa determina in te la predilezione per la \u201cforma\u00a0breve\u201d e per l&#8217;aforisma in particolare? 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